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Mi metto in proprio!

“Oggi mi sono svegliato con in testa una domanda che continua ad assillarmi…Ma i disabili possono “fare impresa” o “essere disabili” è l’impresa?”

6 novembre 2017

BOLOGNA - Oggi mi sono svegliato con in testa una domanda che continua ad assillarmi…Ma i disabili possono “fare impresa” o “essere disabili” è l’impresa? Giochi di parole a parte, la questione è molto stuzzicante…
 
Come sapete ho già parlato a più riprese di quanto la disabilità porti di fatto un contributo fondamentale all’aumento del nostro Pil, di quanto cioè una persona con deficit rappresenti una fonte di lavoro per tutti, al di là dei propri bisogni.
 
Ho parlato anche di come il lavoro sia uno strumento aggregante, capace di cambiare la cultura dall’interno, così come è accaduto nell’esempio felice di Città Verde, a Pieve di Cento (BO), in cui sottolineavo l’interessante connubio scarto-scartati, dove un potenziale “scartato” è in quel caso diventato gestore di un’attività in cui i rifiuti veri e propri si riciclano.
 
Fare impresa significa dunque tante cose, unirsi insieme verso un obiettivo comune, certo, ma anche trovare un modo per campare, un lavoro che possa occupare il nostro tempo e renderci liberi di gestirci nel privato come vogliamo.
 
Quando parliamo di disabilità intraprendenza e inventiva sono le altre parole chiave, uno sforzo che ci viene richiesto se vogliamo fare scelte autonome e costruirci un lavoro adatto alle nostre capacità e risorse che ci rappresenti come individui.
 
Parlare di lavoro autonomo associato alla disabilità potrà tuttavia apparire ancora un azzardo. Come fa una persona per definizione priva di autonomie a gestire da sola un’impresa?
 
Se lo sono chiesti anche Massimiliano Rubbi e Valeria Alpi, i curatori dell’ultima monografia di Hp-Accaparlante “Mi metto in proprio”, che esplora proprio questo tema, attraverso voci e esperienze di persone che in questi anni si sono messe in gioco in Italia e non solo.
 
“L’idea che una persona con disabilità abbia l’intento di fondare un’impresa, anche individuale, e abbia bisogno di un aiuto in ragione delle proprie specificità, rimane fuori dall’orizzonte di organizzazioni datoriali come Confindustria, CNA e Confapi – spiegano i curatori-forse anche perché la nozione di lavoratore ‘autonomo’ appare in contraddizione con la limitazione delle ‘autonomie’ che il deficit porta con sé”. “ Eppure quelle che vi raccontiamo- continua Valeria Alpi- sono vere e proprie imprese, dove si vende in ragione delle logica del rapporto qualità/prezzo. Alcune di queste imprese sono ormai avviate da anni, e anzistanno crescendo nonostante la crisi economica. Altre stanno prendendo il via grazie all’iniziativa di alcuni genitori che cercano di porre le basi per un più organizzato “dopo di noi””.
 
Una rapida carrellata alle interessanti testimonianze raccolte ci mostra subito quanto ristorazione e turismo siano ancora i settori più battuti dagli imprenditori con disabilità. Lo si vede anche in televisione, dove i media si sono sprecati negli ultimi anni in reality con protagonisti giovani disabili alle prese con il mondo delle strutture alberghiere.
 
Qui però la prospettiva è diversa, non si tratta di disabili in cerca di  impiego ma di disabili in cerca di personale!
 
Ecco allora nascere bar, ristoranti, alberghi, b&b per tutte le esigenze, ma anche magazine, riviste, biblioteche specializzate, sempre più capaci di rivolgersi al pubblico in maniera contemporanea e accattivante, proponendo spazi, cibi e prodotti, rivolti a tutti, non necessariamente ai disabili, pur riservando maggiore attenzione ai criteri di accessibilità fisica e relazionale.
 
Per saperne di più vi consiglio di sfogliare la monografia.
 
“Mi metto in proprio!”. Quante volte mi sono detto questa frase…E devo dire che, in fondo, per tornare alla nostra domanda iniziale, è proprio quello che ho fatto nel corso della mia vita…Ho fatto del mio essere disabile un’impresa!
 
E voi, vi siete mai sentiti imprenditori di voi stessi?
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.

di Claudio Imprudente

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