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“Tanta strada”: in handbike, bici o tandem lungo gli itinerari inclusivi dell’Emilia-Romagna

Nove ciclisti, tra persone con e senza disabilità, sono i protagonisti del nuovo docufilm di Lorenzo K. Stanzani. Al centro, l’incontro e la voglia di “spingersi un po’ più un là”. Realizzato in collaborazione con la Fondazione per lo Sport Silvia Parente, è in onda stasera su Rai Due

11 ottobre 2021

BOLOGNA – Un’idea nata quasi per caso. Una suggestione sbocciata da una melodia, una proposta lanciata quasi per sfida. È l’origine di “Tanta strada”, documentariodi Lorenzo K. Stanzani che racconta il viaggio di un gruppo di persone lungo gli itinerari ciclabili accessibili dell’Emilia-Romagna. Partenza da Piacenza, arrivo a Lido di Volano: in mezzo il piacentino, il parmense, il modenese, il bolognese, il forlivese e, appunto, il ferrarese. “Siamo arrivati alla foce del Po – racconta Stanzani –. Una meta quasi simbolica, una porta spalancata su una nuova avventura, dopo le tante appena vissute”. Il Parco delle Foreste Casentinesi, quello del Delta del Po. L’Appennino Bolognese e i castelli medievali del piacentino e del parmense, un caveau del culatello e il Labirinto della Masone. Una bolla di una ventina di persone tra staff e ‘attori’, alcune tra di loro sconosciute che, all’indomani della fase più tragica della pandemia, ha avuto la possibilità di stare insieme, viaggiare e praticare sport.

Nove i protagonisti dell’avventura: Flavia Saraceni in hanbike, ragazza con una disabilità acquisita di recente; Francesca Stanguellini, una protesi a una gamba, in sella alla sua mountain bike; Davide Valacchi, giovane non vedente, in tandem con un accompagnatore; Luca Errani e la figlia Chiara, appassionata cicloturista con una disabilità intellettiva, in tandem. E poi Matteo Brusa, Claudio Brusa, Elena Carestia e Alessandra Cotognini. Un gruppo ‘costruito’ ad hoc, in maniera totalmente eterogenea, invitato a convivere per due settimane: girato in presa diretta (“Io – spiega Stanzani – ho pensato ad alcuni contesti in cui calarli, loro hanno fatto il resto”), il documentario li ha osservati e ripresi in quella che, per 15 giorni, è stata la loro ‘straordinaria’ quotidianità.

Alla base, naturalmente, tanta ricerca e tanto studio: “Il germoglio del progetto – racconta Stanzani – è nato da un confronto tra me e Matteo Brusa della Fondazione per lo sport Silvia Parente”, realtà bolognese che da anni si occupa di ideare, promuovere e sostenere lo sport come strumento per l’inclusione sociale anche attraverso la realizzazione di percorsi ciclabili fuoristrada fruibili anche da persone con disabilità e capillarmente diffusi su tutto il territorio. Stanzani e Brusa hanno individuato sia gli itinerari più adatti alla realizzazione del lavoro, sia la composizione del gruppo. “Luca e Chiara erano la conditio sine qua non posta dal regista”, sorride Brusa. Di Luca Errani e di sua figlia Chiara abbiamo parlato in un recente articolo: da anni attraversano in lungo e in largo la regione su due ruote e due selle. Si raccontano sulla loro pagina Facebook Pedalando con la Cà, sono anche guide per gruppi di cicloturisti. “Ci conosciamo da 20 anni – conferma Stanzani –. La straordinaria capacità di comunicativa di Chiara, la sua potentissima voglia di vivere, dovevano trovare spazio nel mio lavoro”.

Davide Valacchi è stato coinvolto sin dall’inizio, “la sua partecipazione era scontata – spiega Brusa –. Flavia Saraceni ho voluto coinvolgerla perché, pur avendo acquisito di recente una disabilità, ha un approccio alla vita solare e contagioso. È senza filtri: guardandola e ascoltandola emerge con chiarezza che anche persone con una disabilità possono fare questi percorsi sportivi senza per forza voler diventare degli atleti completi. Durante un’operazione, a Francesca Stanguellini è stata amputata parte della gamba sinistra: usa serenamente la sua mountain bike, cosa che a molti sembra strana, invece è normalissima. Come noto, è anche pilota di auto d’epoca”.

Prodotto da Orso Rosso e realizzato con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, attraverso il Fondo Audiovisivo, “Tanta strada” andrà in onda venerdì 8 ottobre alle ore 23 su Rai Due, per poi rimanere in visione sulla piattaforma Raiplay. “Al centro di tutto c’è il tema dell’incontro – riassume il regista –. L’invito è a spingersi, tutti, un po’ più in là. Perché non sempre la libertà dell’altro inizia dove finisce la tua: noi cosiddetti normodotati, che siamo la maggioranza, dobbiamo attivarci per permettere a tutti di vivere esperienze importanti come fare un viaggio in mezzo alla natura. Magari trasportando una bici, qualche volta pedalando insieme in tandem, oppure individuando il percorso più idoneo in termini di sicurezza e difficoltà”.

“Questo docufilm – conclude Brusa – è un megafono per il nostro messaggio: le attività sportive possono e devono essere inclusive. A oggi, la nostra esperienza è unica in Italia, ci piacerebbe diventare spunto per tante altre realtà lungo la Penisola”. La Fondazione per lo Sport Silvia Parente, per esempio, organizza trekking in Appennino aperti anche alle persone non vedenti, anche non accompagnati: “Gli altri camminatori si mettono a disposizione per eventuali piccole necessità: una mano da tenere lungo il sentiero, uno zaino da caricarsi quando la salita si fa più ripida. Tutto qui, tutti insieme, senza pregiudizi né ostacoli”.

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