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Divina Commedia, lo psichiatra: contiene simboli vivi

Il valore e il significato delle immagini e dei simboli in Jung e nell'opera di Dante sono il fulcro dell'intervento che Daniele Ribola, psicoanalista e psicoterapeuta, terrà al convegno "Dante e Jung: una relazione a distanza", in programma per la prossima primavera a Ravenna

15 dicembre 2020

ROMA - "La lettura di Dante può diventare quasi una guida interiore, una forma di iniziazione alla psiche e ai suoi misteri. Al di là dei fattori storici a noi già noti, la Divina Commedia è portatrice di significati che vanno al di là e contiene simboli vivi ancora oggi". Da un punto di vista junghiano, "si può leggere Dante in una modalità molto feconda e ricca di potenziale di trasformazione psichica". Il valore e il significato delle immagini e dei simboli in Jung e nell'opera di Dante sono il fulcro dell'intervento che Daniele Ribola, psicoanalista e psicoterapeuta, terrà al convegno 'Dante e Jung: una relazione a distanza', in programma per la prossima primavera a Ravenna.

"È evidente- chiarisce lo psicoanalista- che quanto più il produttore di immagine e di simbolo è un genio, tanto più con un'immagine sarà capace di far vibrare il maggior numero possibile di individui. In questo senso il genio artistico si potrebbe definire colui che riesce a produrre simboli universali e Dante- constata- sicuramente rientra in questa categoria. Le immagini che il Sommo poeta produce sono estremamente vibranti e simboliche". È proprio la potenza duratura nel tempo dei simboli prodotti dai grandi artisti a farci leggere, studiare, osservare e ammirare ancora oggi, a distanza di secoli, le loro opere. "Non solo per ragioni nozionistiche ed estetiche- chiarisce Ribola- ma è una questione di trasmissione di valori culturali e psichici, di capacità di vivacizzare il mondo psichico e di far vibrare la potenza di alcuni simboli".

Dal punto di vista junghiano, spiega l'esperto, "la psiche ha una capacità intrinseca di autorappresentazione che avviene attraverso le immagini. La psiche, sia conscia che inconscia, ha questa modalità di autorappresentazione che passa attraverso l'immagine e il simbolo. Quest'ultimo, secondo Jung- prosegue lo psicoterapeuta- è un formidabile trasformatore di energia, contiene in sé una possibilità di produrre fenomeni culturali, spirituali e psicologici molto potente".

Cos'è l'immagine per Jung? "Per immagine Jung intende un'immagine interna, non quella esterna che potremmo vedere su una fotografia. È un'immagine che proviene dall'interno e che- sottolinea Ribola- è la miglior sintesi possibile di un insieme di fattori consci e inconsci. Quindi l'immagine non è mai qualcosa di completamente auto-evidente, ma nasconde sempre qualcos'altro proprio perché composta da fattori consci, che vengono dalla coscienza, e altri che vengono dall'inconscio". "Jung- prosegue lo psicoanalista- distingue inoltre tra immagini personali, individuali, e immagini che invece fanno vibrare la collettività. Quando l'immagine diventa portatrice di un senso non del tutto noto alla coscienza, ma vibrante si può cominciare a parlare di simbolo o di immagine simbolica. Questo significa che il simbolo non è l'immagine di qualcosa che già sappiamo e conosciamo, ma è l'accenno a qualcosa che supponiamo esista e che è pregno di significato. Il simbolo racchiude quindi in sé un significato in parte ancora nascosto e- conclude Ribola- attiva l'attenzione e l'emozione di un grande numero di persone".

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