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Tumori, “Oltre le olimpiadi” scienza e sport uniti contro la malattia

Le storie di 10 atleti olimpici, a cui è stato diagnosticato il cancro e che sono stati in grado di affrontarlo e rialzarsi. Con le Olimpiadi sullo sfondo, l'evoluzione della lotta ai tumori, quadriennio dopo quadriennio nel nuovo libro promosso da Fondazione Insieme contro il Cancro

4 agosto 2020

ROMA - Le storie di 10 atleti olimpici, a cui è stato diagnosticato il cancro e che sono stati in grado di affrontarlo e rialzarsi. Dall'altro lato, a partire dalle Olimpiadi di Barcellona del 1992, l'evoluzione della lotta ai tumori, quadriennio dopo quadriennio, grazie all'innovazione, che ha permesso non solo agli sportivi professionisti ma anche ai cittadini "comuni" di combattere contro la malattia e sconfiggerla. I progressi scientifici possono essere sintetizzati in alcuni dati: le persone vive colpite dal cancro, in Italia, erano meno di un milione e mezzo all'inizio degli anni Novanta, due milioni e 250mila nel 2006, 2 milioni e 800mila nel 2013, 3 milioni e 460mila nel 2019. L'incremento è stato del 130% in trent'anni. Nel nuovo libro promosso da Fondazione Insieme contro il Cancro, "Oltre le Olimpiadi" (di Francesco Cognetti e Mauro Boldrini, Cairo Editore, pagg. 208, 16 euro), è forte il parallelismo fra la massima espressione sportiva mondiale, che accomuna l'intero pianeta e l'impegno quotidiano di clinici e ricercatori, che cercano di conquistare la loro medaglia d'oro contro il tumore: dall'introduzione della chemioterapia nel trattamento del carcinoma della mammella, all'avvio dell'oncologia di precisione grazie alle terapie mirate, fino alla nuova era dell'immuno-oncologia e dei farmaci agnostici, efficaci in relazione a una mutazione genica indipendentemente dall'organo colpito. Il volume è stato presentato nei giorni scorsi a Roma nella splendida cornice dello Stadio dei Marmi.
 
"La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è cresciuta, nel nostro Paese, dal 33% negli anni '70 al 39% alla fine degli anni '80 fino al 60% del periodo 2005-2009- spiega il prof. Francesco Cognetti, Presidente Fondazione Insieme contro il Cancro e Direttore Oncologia Medica Regina Elena di Roma- Il tumore non è più un male incurabile. Il progresso della ricerca contro le neoplasie, negli ultimi decenni, è stato incredibile e si sta muovendo oggi con ancora maggiore celerità. Mezzo secolo fa, non sapevamo praticamente nulla della base molecolare dei tumori. Le nuove conoscenze sui meccanismi biomolecolari che presiedono all'evoluzione della malattia e gli stimoli che derivano dalle importanti innovazioni tecnologiche aprono la prospettiva di ancora maggiori successi nel prossimo futuro. Siamo partiti da questa prospettiva, per descrivere in parallelo i progressi nella performance sportiva nei Giochi e della ricerca medica con i ritratti di chi ha fatto dello sport una professione e ha dovuto affrontare la malattia. Abbiamo raccolto le loro storie, cariche di dolore e di speranza". Nel mondo le neoplasie sono in costante aumento, da 12,7 milioni di casi nel 2008 a 14,1 milioni nel 2012 fino a 18,1 milioni nel 2018.
 
"Lo sport è vita, con cadute e risalite, proprio come la lotta contro il cancro- afferma Giovanni Malagò, Presidente CONI, che firma la prefazione del libro- Un perfetto parallelismo che trova la sua essenza nella ricerca, ovvero nel duro lavoro quotidiano degli oncologi impegnati nello studio di nuove metodologie per sconfiggere una malattia che si può curare. Un cammino non sempre agevole, ma che nel corso degli ultimi decenni ha prodotto risultati di assoluto valore, restituendo speranza a tutti quei pazienti che, come noi sportivi, lottano per conquistare una vittoria: quella di riappropriarsi della loro vita'.
 
Il nuovo libro di Francesco Cognetti e Mauro Boldrini è uno straordinario racconto di come la malattia possa essere sconfitta, ma è soprattutto la toccante narrazione di coloro che ce l'hanno fatta. Mi sono particolarmente emozionato nel leggere le storie di Daniele Lupo e Paolo Pizzo, due dei nostri grandi protagonisti ai Giochi di Rio de Janeiro del 2016, dove conquistarono entrambi la medaglia d'argento rispettivamente nel beach-volley e nella spada a squadre. Questi due ragazzi, come gli altri protagonisti del libro, sono atlete ed atleti dal grande coraggio, che si sono affidati a medici che li hanno saputi condurre verso la strada della guarigione. Per questo non smetterò mai di sottolineare l'importanza della pratica sportiva, basata su uno stile di vita sano, fattore fondamentale per la prevenzione”.

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