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Il mio nome è Clara. E oggi so chi sono

La ventottenne ha pubblicato il libro “Io, me stessa ed Aspie”, taccuino di una ragazza con sindrome di Asperger. Il volume si articola su un doppio binario: una parte narrativa e una parte più diaristica, con flashback che legano passato e presente, tra desiderio di autonomia e ricerca della propria identità

5 luglio 2020

ROMA - Si definisce una Aspievista, cioè un’attivista che lavora per l’emancipazione delle persone con sindrome di Asperger e, in generale, per i diritti delle persone autistiche. Per questo ha deciso di dare alle stampe un libro che è la sua storia autobiografica: “Per rompere gli stereotipi che circolano sull’autismo e per far venire alla superficie la parte nascosta dell’iceberg, la quotidianità di una ragazza autistica, l’emigrazione in un altro Paese, la ricerca del lavoro, di una casa e dell’amore, prima e dopo la diagnosi”. Clara Osvaldo (il cognome è uno pseudonimo “scelto con cura, ispirato a una persona estremamente colta e interessata alla conoscenza, mio nonno”) ha 28 anni e ha da poco pubblicato il libro “Io, me stessa ed Aspie”, per la collana Testimonianze di Armando Editore. Un libro che nasce come uno strumento terapeutico, spiega l’autrice nell’articolo di Elisabetta Proietti pubblicato su SuperAbile Inail. Da dodici anni Clara tiene un diario in cui annota i fatti che le accadono: una delle sue caratteristiche è di fare fatica a mettere in relazione le cose e la narrazione scritta sul diario le viene in soccorso da sempre come memoria preziosa. “Un giorno ho ritirato fuori i diari e mentre li rileggevo ho avuto l’idea di condividerli. Così, dopo tre anni, è nato il libro”.
 
Il volume si articola su un doppio binario: una parte narrativa e una parte più diaristica, con flashback che legano passato e presente. Durante la stesura l’autrice è stata ispirata da autori come Rudy Simone, autrice di “Aspergirls. Valorizzare le donne con sindrome di Asperger e condizioni dello spettro autistico lieve” e come lo svedese Jonas Gardell.
 
Proprio la Svezia ha un posto misterioso e dirompente nella vita di Clara. Misterioso perché ne è stata attratta fin da adolescente, come se da quel Paese le arrivasse un richiamo ancestrale (“a far scattare tutto è stato forse il film La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana in cui Luigi Lo Cascio si reca nei Paesi nordici”); dirompente perché un giorno, con la maggiore età e lasciandosi alle spalle episodi di bullismo a scuola, ha deciso di staccarsi dalla famiglia e tentare la costruzione di una vita autonoma proprio nel Paese scandinavo. Un percorso non facile, dove ha rischiato di restare senza casa e, in un momento buio, ha tentato il suicidio. Ma dove ha potuto ricevere finalmente, a 25 anni, la diagnosi di sindrome di Asperger e dove ha finalmente “individuato la propria personalità” e cominciato a intravedere la propria strada: Clara ha conseguito, all’Università popolare di Stoccolma, il diploma che l’ha fatta diventare “informatrice” sulla sindrome di Asperger, percorso di cui racconta anche in un docufilm autoprodotto. Ora segue un corso di psicologia e vorrebbe portare in Italia il modello svedese di trattamento dell’autismo “basato sulla psicologia umanista che mette al centro della terapia la persona e il suo progetto di vita”.

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