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"La città che cura", un film racconta la medicina delle relazioni

Il documentario di Erika Rossi sui progetti di salute pubblica di Trieste arriva nelle sale cinematografiche italiane il 9 maggio, distribuito da Lo Scrittoio e Tico Film. Dalle visite di "cortesia" agli anziani soli, ai servizi di portierato medico-sociale nei condomini

8 maggio 2019

TRIESTE - “Lo stato di salute di una popolazione corrisponde al suo benessere fisico, mentale e sociale. Non è effetto di medicalizzazione, ma il risultato di un sistema di relazioni che rompono la solitudine e l’abbandono”. Lo dice l’Organizzazione mondiale della sanità e lo afferma anche il documentario “La città che cura” di Erika Rossi, un film che racconta uno dei progetti di salute pubblica nati nei primi anni 2000 a Trieste. Prodotto da Tico Film, e distribuito da Lo Scrittoio, il lungometraggio arriva nei cinema italiani a partire dal 9 maggio.
 
Il documentario, che deve il titolo al libro “La città che cura. Microaree e periferie della salute” (Collana 180 Edizioni Alphabeta Verlag, 2018) di Maria Grazia Cogliati Dezza e Giovanna Gallio, attraverso le vite di Plinio, un anziano pianista ipocondriaco che non vuole più uscire di casa, di Roberto, che affronta con fatica i postumi di un grave ictus, di Maurizio, che paga lo scotto di droga e alcol, e attraverso gli incontri degli operatori, ci narra l’esperienza di medicina di comunità a Ponziana, il primo quartiere triestino che ha visto nascere i progetti di salute pubblica.
 
Ecco allora che vediamo visite, anche solo di “cortesia”, a casa degli anziani soli, vediamo accompagnare le persone più problematiche dallo specialista o a fare un laboratorio teatrale al Dipartimento di salute mentale, vediamo controllare i farmaci che prendono oppure se mangiano a sufficienza. E poi vediamo un servizio di portierato medico-sociale in una saletta condominiale con bar, vestiti usati, libri, distribuzione di generi alimentari: un luogo di ritrovo per chiacchierare, cucire, provare la pressione, fare gli esercizi di logopedia, imparare balli country, giocare a carte o a tombola, far fare i compiti ai bambini, pranzare insieme. Perché “curare” significa anche creare relazioni, conoscere le persone e i loro bisogni, condividere la quotidianità, indipendentemente dalla malattia.
 
Oggi a Trieste sono presenti 16 microaree della salute, dislocate soprattutto in periferia, per un totale di 18mila abitanti. Si avvalgono della collaborazione di Azienda sanitaria locale, Comune e Azienda territoriale per l’edilizia residenziale, tre enti pubblici uniti in un progetto di assistenza sociosanitaria continuativa unico in Europa. (mt)

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