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Perdere il linguaggio, "il peggiore scherzo dell’Alzheimer"

“Ogni coincidenza ha un’anima” è il libro scritto da Fabio Stassi ed edito da Sellerio. L’autore riflette sul dramma della demenza senile e sulle profonde fratture che crea nelle relazioni. Lo spunto è la richiesta della sessantenne Giovanna Baldini: risalire a un volume, mettendo insieme le frasi disconnesse pronunciate dal fratello ultraottantenne

4 aprile 2019

ROMA - "Mi chiamo Vince Corso. Ho quarantacinque anni, sono orfano e per campare prescrivo libri alla gente". Questo l’incipit, asciutto, del romanzo “Ogni coincidenza ha un’anima” dello scrittore romano Fabio Stassi, edito da Sellerio, che dal 2012 ha pubblicato altri suoi cinque libri: il primo, “L’ultimo ballo di Charlot”, è stato tradotto in 19 lingue. Ex professore di italiano e storia, biblioterapeuta per vocazione (anzitutto per curare se stesso e scoprire i suoi limiti), viene contattato dall’avvenente sessantenne Giovanna Baldini, che gli sottopone a dir poco un rompicapo: risalire a un volume mettendo insieme le frasi disconnesse pronunciate dal fratello ultraottantenne. "Sta perdendo la memoria. I medici lo chiamano morbo di Alzheimer, ma e` soltanto un modo di semplificare le cose. Bisognerebbe trovare un nome diverso per ogni malato. E` il cervello che si riempie di buchi, lo sa? Prima si perde la memoria a breve termine, poi ogni ricordo. Non c’e` una regola: c’e` chi diventa aggressivo, chi si deprime, chi smarrisce il senso dell’orientamento. In comune questi malati hanno soltanto lo stesso destino: l’afasia, e presto l’incapacità di badare a se stessi".
 
L’autore – che forse è stato ispirato a sua volta dall’edizione italiana di “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno” di Ella Berthoud e Susan Elderkin, di cui è stato curatore, pubblicata cinque anni fa sempre da Sellerio – entra nelle pieghe dell’animo di chi si rende conto del proprio declino mentale, oltre che fisico: "All’inizio si e` chiuso in una orgogliosa malinconia, lontana dal suo carattere. Pensavamo fosse soltanto per lo sconforto di invecchiare". Demenza senile, la generica diagnosi. E triste l’epilogo: prima l’assistenza di una badante, poi di una clinica specializzata in cui il paziente trascorre le giornate percorrendo un corridoio. Colto, interprete, esperto sinologo, conoscitore di molte lingue, lettore onnivoro e collezionista di volumi rari, ha perso un bene prezioso come il linguaggio: "Nel mezzo di un discorso saltavano fuori parole che non c’entravano nulla, poi intere frasi, come quando si inserisce un’interferenza mentre si ascolta un programma alla radio". Smarrire le parole significa brancolare nel buio, confondere i ricordi, non mettere più a fuoco la realtà e non maneggiare più lo strumento per tentare di esprimerla, di farsi capire e di comunicare almeno l’essenziale necessario a sentirsi ancora vivi.
 
"Per un poliglotta come lui, perdere il linguaggio è stato il peggiore scherzo che il destino potesse giocargli", commenta amaramente la sorella Giovanna. Dal suo atteggiamento emerge anche l’impotenza dei familiari di fronte al declino cognitivo di un congiunto. Il muro che si crea, il fatto di non essere riconosciuti o di essere scambiati per qualcun altro, generano ferite. Difficili da rimarginare. Al di là del “giallo” per ricostruire il misterioso puzzle composto solo di alcune frasi, Stassi fa riflettere sul dramma della disabilità mentale, che crea profonde fratture nelle relazioni, solitudini disperate e valichi insormontabili. Una realtà di cui restano, in questo libro, solo frammenti di frasi spezzate, salvate quasi per caso dal gorgo dell’Alzheimer. La recensione, di Laura Badaracchi, è stata pubblicata su SuperAbile Inail, il magazine per la disabilità dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro curato dall’agenzia di stampa Redattore Sociale.

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