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C’è anche la disabilità tra i Premi Ubu 2018

I vincitori per la stagione 2017-2018 sono stati decretati da un referendum a cui hanno partecipato 64 votanti, tra critici e studiosi teatrali, attraverso l’invio delle preferenze e il ballottaggio. Nessuna volontà precostituita di far emergere la disabilità, ma certamente un segno che smarcarsi dai soliti cliché teatrali paga

15 gennaio 2019

Eccoli. Un attore non vedente, un’attrice con osteogenesi imperfetta e una compagnia formata da una decina di attori disabili sono tra i vincitori, ex aequo con altri, del Premio Ubu per il teatro 2018, uno dei riconoscimenti più importanti del settore assegnato a gennaio a Milano. Gianfranco Berardi come miglior attore (Amleto take away la sua ultima produzione), Chiara Bersani come nuova attrice/performer under 35 con il suo Gentle Unicorn e l’Accademia Arte della diversità - Teatro la Ribalta diretta da Antonio Viganò come premio speciale assegnato dalla giuria “per l’alta qualità della ricerca artistica, creativa e politica in ambiti spesso marginali e con attenzione capillare alla diversità”, si legge nelle motivazioni di quest’ultimo.
 
I vincitori per la stagione 2017-2018 sono stati decretati da un referendum a cui hanno partecipato 64 votanti, tra critici e studiosi teatrali, attraverso un sistema composto da due fasi: prima l’invio delle preferenze, poi il ballottaggio. Quindi nessuna volontà precostituita di far emergere la disabilità, ma certamente un segno che smarcarsi dai soliti cliché teatrali paga. Anche perché il premio per il miglior progetto sonoro o musiche originali è andato ad Andrea Salvadori per lo spettacolo Beatitudo della Compagnia della Fortezza di Armando Punzo, nata in seno alla casa di reclusione di Volterra, mentre quello per il miglior curatore/organizzatore a Daniele Del Pozzo, direttore artistico di Gender Bender (festival bolognese legato alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale).
 
Ma tra i premi speciali c’è pure La possibilità della gioia. Pippo Delbono di Gianni Manzella (Edizioni Clichy), un libro su un grande attore e regista italiano noto per la sua visione artistica fuori dagli schemi, che in qualche modo ha sempre portato in scena la sua personale «malattia» (il sentimento di una diversità, la dolorosa elaborazione di un lutto, la scoperta di aver contratto l’Hiv) e che da anni lavora con attori “non convenzionali”, tra cui Bobò (sordomuto, analfabeta, incontrato in occasione di laboratorio nel manicomio di Aversa dove era stato rinchiuso per 45 anni) e Gianluca Ballaré (con la sindrome di Down, ex allievo della madre di Delbono che l’aveva segnalato al figlio regista). (mt)

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