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Talenti con disabilità, una “bella tendenza, ma non siano fenomeni da circo”

Sempre più spesso i talent show danno spazio ad aspiranti artisti con disabilità: Tu si que vales, dopo l'orchestra “Magica musica”, ha ospitato un rapper con sindrome di Down. Intervista a Daniela Alleruzzo, fondatrice e presidente dell'Accademia L'Arte nel Cuore, che seleziona, forma e valorizza “artisti veri”, disabili e non

8 novembre 2018

ROMA – I talent scout scoprono la disabilità e la portano sul palco: perché il talento non ha barriere e il successo può essere davvero per tutti. Solo nelle ultime settimane, già due volte abbiamo visto la giuria di Tu si que vales – solo per fare un esempio – commuoversi di fronte a esibizioni “inclusive”: prima l'orchestra “Magica musica”, poi il rapper con la sindrome di Down che ha cantato la sua esperienza di vittima di bullismo. Ma non sono certo questi gli unici casi di “talenti con disabilità” che si esibiscono sul palco, conquistando visibilità e a volte successo. Una tendenza culturale sicuramente positiva, segno di inclusione sociale e di apertura di opportunità per tutti. Ma non c'è il rischio di generare “fenomeni da baraccone”, applauditi dal pubblico per compassione o “tenerezza”, ammirati per la forza e il coraggio di mostrarsi, piuttosto che per un autentico talento?
Ne abbiamo parlato con Daniela Alleruzzo, che nel 2005 ha ideato e fondato un'accademia dedicata proprio a valorizzare talenti con disabilità, che però studiano e lavorano accanto e insieme ad aspiranti artisti che disabilità non ne hanno, ma con cui condividono il sogno di esprimersi attraverso la musica, la danza, la recitazione. L'Accademia si chiama “L'Arte nel Cuore”, si trova a Roma, dove conta circa 150 allievi, ma da un anno ha una succursale anche a Milano, dove gli allievi sono già una quarantina. Ultimamente l'accademia ha realizzato il suo primo lungometraggio, “Detective per caso”, con cui è salita sul red carpet della Festa del Cinema di Roma e che prossimamente uscirà in sala, distribuito da Medusa.
 
“La nostra mission è quella di valorizzare il talento artistico dei ragazzi disabili e non e svilupparlo in un ambiente integrato dove possano esprimere insieme le loro qualità artistiche accompagnandoli verso il raggiungimento di importanti risultati professionali – ci spiega Alleruzzo - L’Arte nel cuore offre ai suoi iscritti moltissimi corsi di formazione artistica fra recitazione, commedia dell’arte, dizione, danza classica e moderna, canto e musica, scrittura e sceneggiatura, dj, parrucco ecc.. Il nuovo anno è iniziato con molto entusiasmo e abbiamo ricevuto moltissime richieste. Nel mese di settembre, come ogni anno, si sono tenute le audizioni per accedere ai corsi de L’Arte nel Cuore, necessarie per valutare il talento artistico di ognuno di loro”.
 
Sempre più spesso vediamo esibirsi in tv talenti con disabilità? Ce ne sono di più, o sono più ricercati dai talent scout? C'è qualche rischio in questa esposizione?
Il talento nel mondo della disabilità c’è sempre stato: adesso però si stanno aprendo maggiormente le porte dello spettacolo, offrendo anche agli artisti con disabilità la possibilità di esprimersi. hanno la possibilità si esprimermi artisticamente. Dobbiamo considerarlo un fatto positivo, purché all'artista disabile non sia chiesto di interpretare se stesso. E purché non sia presentato con ironia, peggio ancora per suscitare ilarità. La parola d'ordine è normalità. Altrimenti, è strumentalizzazione. La tv, essendo un grande mezzo di comunicazione, non deve commettere l'errore di far partecipare artisti disabili mettendoli in ridicolo. Noi da 13 anni contattiamo Rai, Mediasert perché aprano le porte: siamo felici che finalmente accada, ma è importante che non si faccia il circo o il cabaret: laddove la disabilità viene presentata con una preparazione di studio dell'esibizione, allora va benissimo
 
Come si può riconoscere la “strumentalizzazione” del talento disabile?
E' ben riconoscibile in tutte quelle situazioni – e ce ne sono – in cui la disabilità non è valorizzata, ma esibita come fenomeno da circo. Progetti con queste caratteristiche andrebbero decisamente fermati, perché non abbattono le barriere, ma innalzano muri.
 
Cosa pensa delle recenti esibizioni di Magica Musica e della rapper con sindrome di Down a “Tu si que vales”, che hanno riscosso grande successo?
Questi sono progetti importanti e meritevoli di sostegno, poiché si capisce che dietro l'esibizione c’è la volontà e la capacità di lavorare seriamente su queste tematiche, nel pieno rispetto per la diversità di queste persone. Noi facciamo formazione artistica, la nostra è una vera e propria accademia. Posso però anticipare che stiamo preparando un video con una canzone...
 
Quali competenze e sensibilità richiede il lavoro accanto a un talento disabile?
Nessuna: il cuore è fondamentale, perché occorre avere tanta dedizione, amore e pazienza. E soprattutto rispetto per la dignità di questi allievi, a cui – ripeto – non dobbiamo mai chiedere di interpretare se stessi, ma di essere attori veri, musicisti veri, artisti veri. Solo così susciteranno nel pubblico (e nell'eventuale giuria) un'emozione vera, autentica, non una commozione che deve invece destare sospetto. Perché giurati e spettatori si commuovono? La commozione non deve nascere dalla “tenerezza” per la fatica che l'artista disabile compie in quanto disabile, ma dalla scoperta che anche un artista disabile, con il suo talento – e non con la sua disabilità - può muovere le corde delle emozioni. (cl)

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