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Sanremo: sul palco Gaetano Moscato, sopravvissuto all’attentato di Nizza

Per la rubrica “Tutti cantano Sanremo”, stasera sarà la volta di Moscato, che nella strage dello scorso 14 luglio ha perso una gamba, ma ha già ricominciato a camminare grazie ad una protesi realizzata dal Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio. Da Ron l’appoggio alla ricerca sulla Sclerosi laterale amiotrofica

10 febbraio 2017

SANREMO (Imperia) – Dopo i soccorritori dell’emergenza neve del Centro Italia; Salvatore Nicotra, che in 40 anni di lavoro al comune di Catania non ha mai fatto un giorno d’assenza e i giovani paraguayani dell’Orquestra de Reciclados de Cateura, questa sera, sul palco dell’Ariston, per la rubrica “Tutti cantano Sanremo” sarà la volta di Gaetano Moscato: il 71enne di Chiaverano, provincia di Torino, è uno dei sopravvissuti della strage di Nizza dello scorso 14 luglio. Quella sera stava passeggiando con la figlia e i nipoti sulla Promenade des Anglais, quando il tir del kamikaze Mohamed Lahouaiej Bouhlel, lanciato a grande velocità, uccise 86 persone e ne ferì oltre 300. Lui, vedendolo arrivare, d’istinto spinse via i famigliari, di fatto salvando loro la vita. Ma il camion lo travolse, tranciando la sua gamba sinistra. Dopo una serie di degenze in Francia, alla fine dello scorso anno Moscato è arrivato al Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio: oggi ha una protesi che gli permetterà di tornare a camminare autonomamente.
 
Ieri sera, intanto, la serata delle cover ha incoronato Ermal Meta, giovane artista classe 1981 di origine albanese arrivato a Bari con la famiglia quando aveva 13 anni. Ermal, per l’occasione, ha cantato “Amara terra mia” di Domenico Modugno. La sua esibizione ha emozionato il teatro e la sala stampa. “Dedico questa canzone – ha spiegato Ermal – a tutti quelli che soffrono lasciando la propria terra, perché un distacco è sempre doloroso. Il mio pensiero va anche alle persone che, durante i recenti terremoti, hanno perso qualcosa, ma di certo non la speranza. Perché il mio vuole essere davvero un messaggio di speranza”. “Amara terra mia” richiama la lontananza e la nostalgia della terra natia, e fa il paio con il pezzo autobiografico che Ermal ha in gara al Festival, “Vietato morire”, il racconto di una violenza subita tra le mura domestiche da un bambino e dalla sua mamma. “Molti dicono che è una canzone dura – ha detto il cantautore –, ma scrivere è come vivere e la vita non è mai facile. Non mi sarei accontentato di andare al Festival con una canzone qualsiasi: volevo portare questa, è la sola che ho presentato”.
 
Sempre ieri, Maldestro, in gara tra le Nuove proposte, è passato in finale con il suo brano “Canzone per Federica”. Antonio Prestieri, vero nome di Maldestro, napoletano classe 1985, è un cantante e drammaturgo ipovedente. Il suo successo è stato accolto con gioia dall’Uici, L’Unione italiana ciechi e ipovedenti: “Saremmo davvero felici se a vincere il Festival e avviare così una carriera nell’ambito musicale fosse uno di noi, ma per consentirgli di andare avanti nella competizione, dobbiamo essere bravi anche tutti quanti noi nel votare la sua canzone”.
 
Anche Ron si è qualificato alla finale: da anni l’artista pavese non fa mancare il suo appoggio alla ricerca sulla Sclerosi laterale amiotrofica, diventando anche testimonial dell’associazione Aisla, girando l’Italia e non dimenticando mai, durante i suoi concerti, di lanciare un messaggio sull’importanza della ricerca per questa malattia. Ros ha dichiarato di partecipare a Sanremo proprio per finanziare la ricerca. La sua canzone in gara è “L’ottava meraviglia”, un brano che racconta la bellezza dell’avere qualcuno accanto che ci sostiene. “Oggi sono nel consiglio direttivo di Aisla – ha spiegato poche settimane fa in un’intervista – Volevo esserci davvero. La beneficenza da sola non mi bastava. Io vado a incontrare spesso i malati e sono dei fenomeni, ma se non ci fosse la famiglia sarebbero morti tutti. Tra rabbia e forza, loro sono motivati alla vita”. (Ambra Notari)
 

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