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Da gioco nasce gioco

Nuovo numero monografico di Hp – Accaparlante. Il gioco come diritto, fonte di benessere, apprendimento e comunicazione ma anche importante strumento e risorsa tecnologica quando si tratta di mettersi in dialogo con un bambino o un ragazzo con disabilità

10 novembre 2016

“Capire i ragazzi non è un gioco da ragazzi. Parola di Don Mazzi!” Recita così l’ultimo slogan del noto presbitero e scrittore italiano, un’affermazione in cui, dopo anni di incontri con bambini e adolescenti, non posso che riconoscermi…Al verbo “capire” tuttavia ne aggiungerei un altro, “educare”, un’azione altrettanto fondamentale quando si tratta di gioco.
 
Giocare infatti, basta tornare con la mente alle nostre soffitte tra lego, macchinine e giochi di società, è stato ed è per tutti un’operazione serissima.
 
Giocando ci divertiamo, impariamo che esistono delle regole, a rispettare i tempi dei compagni, a fare squadra e a sviluppare le nostre abilità.
 
Creatività e invenzione insomma la fan da padrona e non a caso tutte le società che conosciamo associano l’arte e le proprie forme di espressione culturale a questo che potremmo definire davvero un necessario istinto primigenio.
 
Di solito poi quando si comincia un gioco va da sé che ne nasca subito un altro e alla finesi finisce per creare spontaneamente qualcosa che prima non c’era come dei veri prestigiatori improvvisati.
 
Ed ecco che recita proprio così “Da gioco nasce gioco”, il titolo del nuovo numero monografico della rivista Hp-Accaparlante, edito da Quinta di Copertina, su gioco, disabilità e inclusione.
 
Il gioco come diritto, fonte di benessere, apprendimento e comunicazione ma anche importante strumento e risorsa tecnologica quando si tratta di mettersi in dialogo con un bambino o un ragazzo con disabilità. Moltissime sono le sfaccettature che ci propone l’esercizio ludico e che vengono prese in rassegna nella ricca monografia.
 
Fonte di studio di pedagogisti, antropologi e designer, il gioco, sempre più diffuso tra l’altro nel quotidiano e anche tra gli adulti (pensate al pullulare dei vari tiger e giochi di ruolo, senza contare gli estremi dell’azzardo)resta quindi un’attività trasversale e soprattutto universale: "Fra le attività praticate almeno qualche volta nel corso della vita – dicono le curatrici Annalisa Brunelli e Giovanna Di Pasquale – in qualsiasi parte del globo o in qualsiasi epoca storica ci si trovi, possiamo senz'altro mettere il gioco in cima all'elenco. Ma il gioco, il giocare, i giocattoli sono davvero accessibili a tutti? Permettono una reale inclusione? Cosa intendiamo con questo termine?".
 
Bella domanda, che sposta la riflessione, come sottolinea Carlo Riva, direttore di L’Abilità Associazione Onlus di Milano, una delle voci del numero, sul come stare in una comunicazione di vera vita con un bambino con disabilità. “La paralisi del corpo-si chiede il direttore-è paralisi dell’intenzione? E quindi, come un bambino supera la paralisi e contiene il limite nella fantasia e nel piacere? Solo giocando”.
 
Fantasia e piacere, altri due elementi caratterizzanti del gioco che, quando si tratta di coinvolgere chi ha una difficoltà, vanno a braccetto con la parola accessibilità.
 
Oggi l’offerta di giochi accessibili è davvero molto ampia, come sapete ne ho già parlato in diversi miei articoli e non ho esitato a proporvi l’incontro con un omino lego in carrozzina.
 
Oltre a questa interessante raccolta di esperienze, in Italia e non solo, di giochi pensati per varie esigenze e certe volte auto-costruiti, modificati e personalizzati, vi segnalo il portale on line Gog&Magog dove potrete ordinare e toccare con mano giochi per tutte le età, gusti e bisogni.
 
Il Natale si avvicina…E voi, avete mai modificato i vostri giochi preferiti?
 
Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook.
 

di Claudio Imprudente

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