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Volontariato, Friuli e Val d'Aosta le regioni più "ricche" di associazioni

Il primo rapporto nazionale Csvnet-Ibm. Lombardia in testa per numero assoluto, ma decima nel rapporto con la popolazione. Le organizzazioni censite sono impegnate soprattutto nell'assistenza sociale e gestite da uomini, ad eccezione dei problemi sociali più "femminili"

18 ottobre 2015

ROMA - Il 55 per cento delle organizzazioni di volontariato in Italia opera nel campo dell'assistenza sociale e della sanità. Seguono le organizzazioni che si occupano di cultura, sport e ricreazione. È quanto emerge dal primo rapporto nazionale sulle organizzazioni di volontariato censite dal Csvnet, coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato e promosso dalla Fondazione Ibm Italia.

In sole 5 regioni (Lombardia, Toscana, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna) si concentra oltre la metà (55 per cento) delle associazioni registrate nei Centri di Servizio italiani. Con 8.000 organizzazioni di volontariato presenti sul territorio, la Lombardia è quella con più volontari, pari al 18 per cento del totale. Se però si confronta il numero di abitanti con quello delle organizzazioni presenti, scivola al decimo posto: in cima alla classica si collocano, infatti, Friuli Venezia Giulia e Valle d'Aosta. Inferiore alla media nazionale, che si attesta intorno allo 0,7 organizzazioni ogni 1.000 abitanti, è il Sud. Crotone è l'unica provincia del meridione ad averne più di una ogni 100 abitanti. In Sicilia, Campania, Trentino Alto Adige e in Veneto, invece il rapporto è inferiore ad una ogni 2.000 abitanti.

Su 44mila organizzazioni prese in considerazione, oltre 2.000 sono impegnate nella difesa del territorio, sia che si tratti del servizio di protezione civile, sia che si tratti della tutela dell'ambiente. La tutela dei diritti impegna oltre 1.500 organizzazioni. Meno di mille, invece, sono quelle che si occupano di cooperazione e solidarietà internazionale, di istruzione e ricerca e della filantropia e promozione del volontariato.

Nel settore della sanità gli utenti privilegiati sono ammalati e traumatizzati: il 32 per cento si occupa della raccolta e donazione di sangue, organi e tessuti. Differente il quadro dell'utenza per il settore assistenza sociale, dove i principali utenti sono gli anziani, i minori, i cittadini in condizione di deprivazione economica e i disabili.

La rappresentanza legale è composta, per i due terzi, da uomini: i vertici delle organizzazioni sono quindi in mano soprattutto al genere maschile. Le donne sono il 33 per cento del totale e non si rilevano differenze significative neanche a livello regionale. Sono maggiormente presenti nei settori dell'educazione, dell'istruzione e della ricerca (dove raggiungono il 50 per cento), della tutela dei diritti e dell'assistenza sociale. Sono fortemente sottorappresentate, invece, nel campo della Protezione Civile. Ancora più significativo il dato in base ai principali destinatari dell'attività: sono donne per la maggior parte i rappresentanti legali delle organizzazioni che si occupano di donne in generale, di violenza o di ragazze madri in particolare; anche l'assistenza ai familiari di soggetti con disabilità o disagio, e ai disabili psichici, è fatta da associazioni rappresentate da donne per oltre il 50 per cento dei casi. (mgl).

(21 ottobre 2015)

di d.marsicano

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