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Niente ferie in agosto per i clown volontari di tutta Italia. "Diamo e riceviamo sorrisi"

"Viviamo in positivo", federazione di oltre 50 associazioni, conta quasi 4 mila volontari e più di 170 strutture sanitarie servite. "Bussiamo prima di entrare e siamo pronti anche al diniego, quando la sofferenza è troppo grande"

11 agosto 2014

ROMA - Sono 3.700 i volontari clown che "portano sorrisi" in oltre 170 strutture ospedaliere e sanitarie in tutta Italia: con le sue 53 associazioni locali affiliate, la federazione "Viviamo in positivo" è una delle realtà più significative di clownterapia nel nostro Paese. Nata nel 2003, ispirandosi al pensiero e al lavoro di Hunter Doherty "Patch" Adams, vede crescere ogni anno le fila di giovani e meno giovani che si iscrivono ai corsi di formazione per diventare poi "clown di corsia".

Gian Mario Pizzocaro, in arte "clown Dillo", è responsabile di questi corsi per la sezione di Pavia. "Il nostro scopo è portare un sorriso a chi sta male, aiutandolo a dimenticare almeno per qualche minuto le proprie sofferenze. Andiamo dai bambini in ospedale, ma anche dagli anziani nelle case riposo. Siamo quasi sempre ben accetti, bussiamo prima di entrare e speriamo di essere accolti, ma siamo pronti anche al diniego, che pure qualche volta arriva: nei reparti oncologici, soprattutto, dove la sofferenza è tanta e a volte le persone e loro famiglie sono davvero al limite". Solo a Pavia, i volontari in questo momento sono circa 70: "per lo più giovani tra i 20 e i 30 anni - spiega Pizzocaro - molti arrivano dall'università, sopratutto da medicina o scienze infermieristiche e alcuni dedicano la tesi di laurea proprio alla clown terapia. Non mancano però le casalinghe, oppure i pensionati: io ho iniziato questo servizio i pensione, prima non avrei avuto la possibilità di farlo".

Passaggio obbligatorio per tutti i volontari è il corso di formazione intensivo, che l'associazione organizza ogni anno. La formazione, però, continua anche "in servizio", con gli "allenamenti serali due volte al mese - spiega Pizzocaro - che ci aiutano a conoscerci e ad affiatarci come squadra". L'impegno richiesto ai clown volontari è di due servizi al mese, ma "naturalmente varia in base alle disponibilità e alle attitudini di ciascuno. Ad agosto, per esempio, non interrompiamo il servizio e vorremmo andare in corsia anche il giorno di ferragosto: dobbiamo però verificare che ci siano almeno due volontari disponibili". Il volontario, infatti, non si muove mai da solo: "Entriamo in una stanza almeno in due, perché il lavoro di squadra è fondamentale. Specialmente con i bambini, non è facile: loro si aspettano che noi facciamo tutto, vogliono essere spettatori e quindi dobbiamo darci da fare. Iniziamo con le sculture con i palloncini, che aiutano a rompere l'inerzia. Poi possiamo fare una gag, una scenetta, a seconda di chi abbiamo davanti. L'adulto, invece, cerca più la chiacchierata: cerchiamo di scherzare, ma anche di essere seri, perché non si può essere seri se non si sa scherzare! Non chiediamo mai ‘Come stai?', o "Come ti senti?', non è il nostro compito. Cerchiamo di non affezionarci ai pazienti, ma a volte è impossibile: avevamo una bambina, tempo fa, che era nostra spettatrice fissa: l'abbiamo incontrata sempre, per tanto tempo, finché non è morta. Ovviamente, è stata molto dura".

Proprio per cercare di limitare, per quanto possibile, il coinvolgimento personale, "nessuno di noi si presenta con il proprio nome, ma ciascuno sceglie il proprio nome clown, che deve essere unico, non possono esserci doppioni. Il naso rosso è la maschera più piccola del mondo: quando indosso quello, io non sono più Gian Mario, ma clown Dillo. Non è un modo per nasconderci, ma per essere quello che vogliamo, senza essere noi stessi". A volte, i volontari incontrano qualche resistenza: "Alcuni pensano che vogliamo soldi, ma noi dedichiamo solo un giorno l'anno alla raccolta fondi, la Giornata del naso rosso, durante il mese di maggio. Negli ospedali, invece, i nostri volontari vogliono raccogliere solo sorrisi. Dare e ricevere sorrisi: tutto qui".

Numerose sono le associazioni che, in Italia, si occupano di clown terapia: le principali, con tutte le informazioni e i riferimenti, sono riportate nella sezione dedicata del sito www.clownterapia.it. (cl)

(12 agosto 2014)

di d.marsicano

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