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Istat: spesa sanitaria in calo, restano i divari tra Nord e Sud

Rapporto 2014. Nel 2012 la spesa sanitaria pubblica è stata di 111 miliardi di euro, l'1,5 per cento in meno del 2010. Crescono anche i divari socio-economici: più di una persona su dieci rinuncia alle cure perché non riesce a sostenere le spese

1 giugno 2014

ROMA - Spesa sanitaria pubblica in calo nel 2012: con circa 111 miliardi di euro è inferiore dell'1 per cento rispetto al 2011 e dell'1,5 per cento rispetto al 2010, mentre restano i divari strutturali tra Nord e Sud e tra chi può sostenere economicamente le cure e chi no. È quanto afferma l'Istat nel Rapporto annuale 2014 presentato nei giorni scorsi. Riguardo la spesa nel settore sanitario, nella crisi la diminuzione delle prestazioni del settore pubblico sono state compensate dal settore privato a carico dei cittadini, cresciuto dell'1,7 per cento, e nonostante la minore spesa, nel settore della sanità pubblica diminuisce il deficit della aziende sanitarie, migliora l'appropriatezza organizzativa e clinica. Tuttavia persistono le disuguaglianze di salute e di accessibilità alle cure.

Divari strutturali. Strutturale lo svantaggio del Mezzogiorno sul tema salute. "Le condizioni di salute sono peggiori rispetto al resto del Paese - spiega il rapporto -. La speranza di vita è di 79 anni per gli uomini e 83,7 anni per le donne (nel Nord rispettivamente 79,9 e 84,8 anni) mentre la prevalenza di cronicità grave, al netto della struttura per età, si attesta al 16,1 per cento, contro il 14,2 per cento registrato nel Nord del Paese". Strutturali anche i divari socio-economici tra gli italiani. "Nel 2012 le persone di 65 anni e oltre con risorse economiche scarse o insufficienti dichiarano di stare male o molto male nel 30,2 per cento dei casi contro il 14,8 per cento di chi ha risorse economiche ottime o adeguate. Il rischio di cronicità grave è più elevato tra le classi sociali più modeste: chi ha una condizione economica familiare scarsa o insufficiente ha un rischio di 1,6 volte superiore alla famiglia con risorse economiche ottime o adeguate". E chi non ce la fa a sostenere le spese, spesso rinuncia anche alle cure. "Nel 2012, l'11,1 per cento dei cittadini dichiara di aver rinunciato alle cure (accertamenti o visite specialistiche non odontoiatriche, interventi chirurgici o acquisto di farmaci). Tale quota sale al 13,2 per cento fra le donne mentre a livello territoriale è più elevata nel Mezzogiorno (15 per cento circa)". Accessibilità alle cure sanitarie più difficile per chi ha risorse economiche scarse o inadeguate, spiega l'Istat. "Nel 50,4 per cento dei casi, chi rinuncia ad una prestazione sanitaria lo fa per motivi economici, nel 32,4 per cento a causa delle liste di attesa o eccessiva distanza dalle strutture".

Invecchiamento e salute. L'invecchiamento della popolazione italiana gioca un ruolo importante sull'aumento della popolazione esposta a problemi di salute di natura cronico-degenerativa. "Oltre la metà della popolazione ultrasettantacinquenne - spiega l'Istat - soffre di patologie croniche gravi. In particolare, nella classe di età 65-69 anni e 75 e oltre, le donne che soffrono di almeno una cronicità grave rappresentano, rispettivamente, il 28 e il 51 per cento. Mentre gli uomini soffrono di almeno una cronicità grave nel 36 per cento dei casi nella classe di età 65-69 e nel 57 per cento tra quelli ultrasettantacinquenni". A mostrare dinamiche in "evidente crescita" rispetto al passato patologie come il diabete, i tumori, l'Alzheimer e le demenze senili.

(3 giugno 2014)

di d.marsicano

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