SuperAbile






In Sportelli e Associazioni

Notizie


Famiglia. Redditi, differenze dovute a genere e titolo di studio

Indagine Istat. Nel 2007 le famiglie il cui principale percettore è una donna hanno presentato un reddito mediano pari a circa due terzi rispetto alle altre (18.029 euro contro 27.430 euro). Rispetto al 2006, redditi aumentati mediamente del 2,7%

28 dicembre 2009

ROMA - Sempre riguardo ai redditi delle famiglie italiane, l'Istat rileva che il reddito netto delle famiglie dipende dalle caratteristiche socio-demografiche dei componenti (sesso, età, titolo di studio, condizione professionale) e, in particolare, da quelle del principale percettore di reddito della famiglia. "Il valore mediano dei redditi cresce all'aumentare dell'età del principale percettore fino a raggiungere un massimo quando questi ha tra i 45 e i 54 anni (31.813 euro) per poi decrescere nelle classi successive. In particolare, quando il percettore principale ha più di 65 anni il reddito mediano è pari a 16.321 euro".

Il reddito netto familiare è tanto maggiore quanto più alto è il livello di istruzione del principale percettore: quando si tratta di un laureato, il reddito mediano della famiglia risulta più che doppio rispetto al caso in cui il percettore ha la licenza elementare o nessun titolo di studio. Nel 2007 il 50% delle famiglie con principale percettore laureato, situazione a cui peraltro si associa più spesso un maggior numero di percettori in famiglia, può contare su più di 39.051 euro l'anno (3.250 euro al mese). Nello stesso tempo, la metà delle famiglie in cui l'entrata principale proviene da una persona con un basso o nessun  titolo di studio può disporre di un reddito non superiore a 15.029 euro (1.250 mensili). La distribuzione dei redditi è caratterizzata anche da importanti differenze di genere: le famiglie il cui principale percettore è una donna presentano un reddito mediano pari a circa due terzi rispetto alle altre (18.029 euro contro 27.430 euro).

Una definizione completa del reddito disponibile deve includere la posta dell'affitto imputato delle case di proprietà, in usufrutto o uso gratuito . Questo importo è piuttosto rilevante in un paese come l'Italia dove la proprietà dell'abitazione principale è ampiamente diffusa e meno di un quinto delle famiglie vive in affitto. Quando si aggiungono i fitti imputati alle altre entrate, la differenza di reddito appare rilevante soprattutto per le famiglie costituite da coppie di anziani o di anziani soli, tra le quali il possesso dell'abitazione è relativamente più frequente rispetto alle famiglie più giovani.

L'inclusione dei fitti imputati non altera la struttura delle relazioni precedentemente descritte fra il reddito e le caratteristiche della famiglia (ripartizione geografica, numero di percettori, fonte di reddito prevalente). Tuttavia, in alcuni casi cambia l'ampiezza delle differenze. Per esempio, il reddito mediano delle famiglie dei percettori più giovani (meno di 35 anni) risulta superiore a quello delle famiglie dei percettori anziani (65 anni e più) sia al lordo sia al netto dei fitti imputati, ma con l'inclusione di questi ultimi il divario fra i redditi mediani delle due tipologie familiari si riduce.

Con o senza affitti imputati, il reddito mediano familiare è inferiore al dato nazionale in tutte le regioni meridionali e insulari, mentre risulta superiore in tutte le regioni centro-settentrionali, ad eccezione della Liguria, regione in cui l'invecchiamento della popolazione è molto accentuato. I redditi mediani più elevati (sia al lordo sia al netto dei fitti imputati) si registrano nelle province autonome di Trento e Bolzano, in Lombardia, nel Veneto, in Toscana, in Emilia-Romagna e nelle Marche, mentre quelli più bassi in Calabria, Sicilia, Basilicata, Campania e Puglia.

Le disuguaglianze. Precisa l'Istat: "Per confrontare le condizioni economiche delle famiglie con diversa numerosità e composizione, il reddito familiare viene solitamente diviso per opportuni parametri, in modo da ottenere un reddito equivalente, che ha tipicamente una distribuzione più concentrata rispetto a quella dei redditi monetari. Allo stesso modo, l'inclusione dei fitti figurativi nel calcolo del reddito familiare consente di confrontare correttamente le condizioni economiche delle famiglie degli inquilini e dei proprietari". Utilizzando il reddito equivalente, comprensivo degli affitti imputati, le famiglie vengono ordinate dal reddito più basso a quello più alto e successivamente divise in cinque gruppi (quinti). Il primo quinto comprende il 20% delle famiglie con i redditi equivalenti più bassi, il secondo quelle con redditi medio-bassi e così via fino all'ultimo quinto, che comprende il 20% di famiglie con i redditi più alti.

La distribuzione del reddito totale nei quinti fornisce una prima misura sintetica della diseguaglianza. Tra le regioni con maggiori livelli di diseguaglianza figurano quelle caratterizzate dai redditi mediani più bassi: Calabria (0,318), Campania (0,334), Sicilia (0,317) e Lazio (0,316). Livelli di diseguaglianza molto meno marcati si osservano nelle regioni più ricche e, in particolare, nella provincia autonoma di Trento (0,244), in Friuli Venezia Giulia (0,270) e nel Veneto (0,262).
Considerando nel reddito anche i fitti imputati, la diseguaglianza risulta inferiore e pari a 0,286. L'inclusione degli affitti imputati nel reddito familiare produce due effetti opposti: da un lato, amplia la diseguaglianza fra i redditi delle famiglie proprietarie e quelli delle famiglie di inquilini, dall'altro, contribuisce a ridurre la diseguaglianza complessiva perché gli affitti imputati sono distribuiti fra i proprietari in modo meno diseguale rispetto agli altri redditi (da lavoro, da capitale, ecc...).

La ripartizione delle famiglie nei quinti di reddito equivalente consente di evidenziare altre caratteristiche della distribuzione dei redditi, quali differenze significative di carattere territoriale: ad esempio, il 37,5% delle famiglie residenti nel Sud e Isole appartiene al quinto dei redditi più bassi, rispetto al 12,6% di quelle che vivono nel Centro e al 12,1% delle famiglie del Nord. La quota di famiglie nel primo quinto è particolarmente elevata in Sicilia (43,6%), Calabria (43,0), Campania (40,2%) e Basilicata (41,7%). Le percentuali più basse si registrano nel Trentino Alto Adige (9,0%), in Emilia-Romagna (8,7%) e in Toscana (9,4%).

All'opposto, nel Nord e nel Centro solo una famiglia su quattro appartiene al quinto più ricco della distribuzione, con i redditi più alti, rispetto al 9,5% di quelle che vivono nel Sud e nelle Isole. Nel quinto più ricco della distribuzione si collocano più frequentemente le famiglie della provincia autonoma di Bolzano (30,6%), dell'Emilia Romagna (27,8%), della Toscana (26,5%) e della Lombardia (26,4%). La posizione delle famiglie nei quinti di reddito dipende anche dal numero dei componenti. Soltanto le famiglie di un componente risultano ripartite in misura sostanzialmente uniforme fra i diversi quinti. Quelle più numerose, di cinque o più persone, sono invece relativamente più concentrate nel quinto più basso (36,4%) e meno presenti nel quinto più ricco (11,7%). A loro volta, le famiglie di tre componenti risultano più frequentemente collocate nei quinti di reddito alto e medio-alto: il 45,2% di queste famiglie si colloca, in effetti, nei due quinti superiori (e il 35,3% nei due quinti inferiori). Analogo posizionamento si osserva anche per le famiglie di due componenti.

La variazione dei redditi netti familiari dal 2006 al 2007. Tra il 2006 e il 2007, il valore medio del reddito familiare netto (esclusi i fitti imputati) è aumentato, a prezzi correnti, del 2,7%. Tenuto conto della dinamica inflazionistica (1,8% l'indice NIC nel 2007), tale variazione corrisponde a un lieve aumento del reddito familiare medio in termini reali (+0,9%). In particolare, grazie alla maggiore crescita del reddito medio familiare del Mezzogiorno (+4,2% in termini nominali, rispetto all'1,8% del Nord e all'1,5% del Centro), nel 2007 si sono ridotte leggermente le differenze territoriali. Inoltre, in tutte le ripartizioni geografiche, le famiglie il cui reddito principale è da lavoro autonomo hanno registrato gli incrementi medi e mediani più consistenti.

(30 dicembre 2009)

di d.marsicano

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati