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“Una casa nuova”: gli anziani vanno a vivere insieme grazie al cohousing

Nell'ambito del secondo incontro del progetto A brave new Europe si è parlato del progetto di cohousing per anziani lanciato nel 2015 da Israa a Treviso che oggi è fruito da 27 persone. Ma in futuro saranno fino a 82

25 ottobre 2021

ROMA - A Brave New Europe è un progetto di Slow News e Percorsi di secondo welfare finanziato dall'Unione Europea il cui intento è conoscere e comprendere le politiche di coesione europea andando a scoprire quando funzionano, dove possono migliorare e, soprattutto, in che modo hanno a che fare con la nostra vita. Il progetto si avvale delle competenze sinergiche di giornalisti, ricercatori ed esperti per approfondire 10 temi cruciali per il futuro dell'Europa. Ogni mese verrà pubblicato un articolo fatto di storie, dati, voci, immagini e testimonianze attraverso i quali verranno trattati i temi per la realizzazione di un'Europa più coraggiosa. Il primo appuntamento si è tenuto il 30 settembre e ha presentato un approfondimento dedicato alla povertà educativa.

Il secondo appuntamento, tenutosi il 20 ottobre, è stato dedicato alla cura degli anziani in ambito del progetto di cohousing lanciato nel 2015 da Israa (Istituto si servizi di ricovero e assistenza per anziani), un'istituzione pubblica di assistenza e beneficienza di Treviso. Il progetto ha visto il recupero di alcuni edifici storici nella zona di Borgo Mazzini che sono stati ristrutturati da un punto di vista energetico e dedicati alla quotidianità degli anziani. Il cohousing è oggi casa per 27 persone, che grazie ad ulteriori ristrutturazioni in corso potranno diventare fino ad 82. Come raccontano i coniugi Patrucco, che hanno lasciato la loro casa per venire a vivere in uno di questi appartamenti, si tratta di una zona centrale molto comoda. Lungo la via c'è il mercato due volte a settimana e a pochi metri ci sono supermercati, bar e negozi. “All'inizio è stata dura perchè devi rinunciare a tutto quello che è stata la tua vita. Poi però siamo stati contenti di essere venuti qua. Lo diciamo a tutti, siamo fortunati”, spiega Giuseppe Patrucco.

Al momento dell'ingresso in casa gli anziani sottoscrivono un contratto e una carta dei valori con l'Istituto, che garantisce servizi ordinari, manutenzione e assistenza medica leggera. Firmando l'accordo gli anziani si impegnano anche a prender parte ad alcune attività e a favorire il senso di appartenenza alla comunità. Il prezzo mensile di affitto varia a seconda della metratura e tutte le case possono essere richieste da anziani singoli o in coppia di età compresa tra i 65 e gli 80 anni. “Il progetto del cohousing è stato reso possibile da un grande patto sociale stretto con la popolazione trevigiana. - racconta Giorgio Pavan, direttore dell’Israa - Nel 2015 il nostro Cda decise di puntare su questa idea. Organizzammo tre grandi incontri col territorio. Erano invitati i singoli cittadini, ma anche le entità locali, i comitati di quartiere e le associazioni di categoria. Abbiamo presentato loro la nostra idea e raccolto suggerimenti e critiche, che poi sono entrate nella bozza del progetto.”

Treviso oggi è una città in progressivo invecchiamento. Tra il 2002 e il 2021 l'età media è passata da 41,6 a 45,5 anni, mentre l'indice di anzianità è aumentato da 124 a quasi 170. Ciò significa che per ogni giovanissimo ci sono quasi due pensionati, il cui numero è aumentato dell'86% solamente tra il 2014 e il 2015. Nell'arco di un decennio l'Israa si è dunque ritrovata ad essere il principale interlocutore di una popolazione sempre più vasta e con esigenze sempre più complesse. Accanto a questo progetto di cohousing, Israa gestisce anche le Rsa e si occupa di assistenza domiciliare e altri servizi per la terza età. Nell'ultimo decennio il nostro paese ha registrato tassi di natalità progressivamente inferiori di anno in anno, mentre la speranza di vita aumentava. Oggi in Italia il 23% della popolazione ha più di 65 anni e l'Istat stima che il dato potrebbe superare il 30% nei prossimi quindici anni. “L’aumento della speranza di vita da un lato e il progressivo diminuire delle nascite dall’altro determina un rapido invecchiamento della popolazione e un altrettanto rapido aumento degli anni mediamente passati in pensione. – spiega Franca Maino, direttrice del laboratorio Percorsi di secondo welfare - L’invecchiamento è un tema che già oggi ci tocca sul vivo e sempre più lo farà nel prossimo decennio. Ci tocca sul piano fiscale, sociale e umano. Dobbiamo quindi pensare già oggi a delle soluzioni per prenderci cura degli anziani e offrire loro un sistema di welfare che sia insieme avanzato in termini di servizi e sostenibile da un punto di vista economico e sociale”.

Simonetta Tazzer è un'altra ospita del cohousing dell'Israa. Dopo una vita da impiegata all'Inps, da pochi anni si gode la pensione. “Poco prima che mia madre morisse ho capito che mai e poi mai avrei voluto pesare sui miei cari - racconta Simonetta – parlare genericamente di anziani è fuorviante. Tra i neopensionati e le persone vicine al secolo d'età ci sono trent'anni di differenza, e nel mezzo esistono bisogni e disponibilità che cambiano”. Andando oltre alle definizioni fiscali e pensionistiche, gli esperti individuano tre diverse fasce di anziani le cui necessità cambiano e le cui attenzioni devono essere necessariamente diversificate. In una società sempre più anziana, diventa dunque fondamentale implementare politiche che allunghino la loro completa autonomia e ritardino quanto più possibile il momento in cui essi avranno bisogno di assistenza.  La pandemia ha mostrato le lacune di un sistema che punta molto sull'assistenza residenziale, con alti costi e scarsa efficacia. Ogni anno le Rsa determinano un giro d'affari non inferiore ai 10 miliardi di euro. “Eppure – commenta Elisabetta Notarnicola, docente dell'università Bocconi e coordinatrice del centro di ricerca su salute e social care Cergas – non esiste alcuna tendenza politica volta ad una visione più ampia dell'anziano e orientata ad un'assistenza non solamente sanitaria. Se non lavoriamo per la prevenzione, con l'attuale tasso di invecchiamento presto il sistema sanitario nazionale non potrà più farsi carico di tutti gli anziani non autosufficienti.” Occorre dunque puntare sulle relazione, sulle passioni e sui rapporti con le persone ricordando che oggi in Italia circa un milione di over 65 vive in solitudine.

Questo progetto è costato 950mila euro. Per la sua realizzazione Israa ha però potuto contare su finanziamenti europei che hanno coperto l'intero costo. Secondo il direttore Pavan “i fondi europei sono un importante stimolo all'innovazione e al miglioramento perché offrono la possibilità di fare tentativi altrimenti finanziariamente impossibili.” I soldi europei provengono dal Fesr, fondo europeo di sviluppo regionale. Secondo il portale governativo OpenCoesione Fesr e Fse (fondo sociale europeo) hanno sostenuto progetti di inclusione sociale per oltre 13 miliardi di euro e interventi in favore di anziani e minori per altri 899 milioni di euro. L'obiettivo della politica di coesione Ue è quello di pareggiare le differenze sociali ed economiche tra i diversi stati membri e fare in modo che quante più aree possibili dei singoli paesi si riconoscano in questi valori. A fronte di grandi spese, il sistema delle Rsa riesce a prendere in carico al massimo 19 persone ogni mille abitanti, contro una media Ocse di 47 ogni mille. Nel complesso, l'80% degli anziani italiani vive in case inadatte ai propri bisogni. Ma tra di essi, 6 su 10 non sono disposti a muoversi in abitazioni più adatte ai loro bisogni. L'unico spiraglio di luce s'intravede nella missione 5 del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza, che stanzia 500 milioni di euro per il sostegno alle persone fragili per rafforzare i servizi sociali territoriali. 300 dei 500 milioni stanziati riguardano la riconversione di Rsa e case di riposo per anziani in gruppi di appartamenti autonomi affinché, si legge nel piano, si “possa assicurare la massima autonomia e indipendenza delle persone anziane.” Secondo Franca Maino “i rapporti umano sono il vero ingrediente che consente un rallentamento dell'invecchiamento dei nostri anziani. Farli vivere nel centro della vita cittadina e di quartieri, in luoghi belli e socialmente ben disposti può rendere il trasferimento dell'anziano meno traumatico e quindi più efficace”.

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