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Moda, i vestiti per sensibilizzare sulla sindrome di Down

Sviluppata in stretta collaborazione con i ragazzi dell’associazione Aipd Pisa Onlus, la collezione mira a sensibilizzare e far conoscere maggiormente questo tipo di disabilità

18 luglio 2021

FIRENZE – Abiti over da adattare al corpo grazie a lacci, coulisse e cinghie, giovani con la Sindrome di Down in passerella, accessori come tele per esprimere la propria personalità: la moda del futuro è senza taglia, inclusiva e colorata. In una parola: libera. E’ il concetto che emerge dalle collezioni realizzate da Lisa Orsini, Chiara Menapace e Veronica Carloni, studentesse dell’Istituto Modartech al terzo anno del corso di laurea in Fashion Design. Le tre giovani designer sono state selezionate in alcuni eventi e contest nell’ambito di importanti appuntamenti fashion internazionali e in autunno alcune delle loro creazioni saranno in passerella a Milano.

Vista attraverso gli occhi – e gli outfit realizzati in maniera totalmente artigianale, con il fondamentale contributo di aziende rappresentative del made in Italy – la moda rappresenta uno strumento di “guarigione” dai pregiudizi, dal bullismo, dai disturbi dell’alimentazione. La ricerca estetica si fonde con l’obiettivo di una moda più sostenibile e umana, da ogni punto di vista.

E’ così ad esempio nella collezione AN EXTRA CHROMOSOME OF LOVE di Lisa Orsini, 21 anni originaria di Cascina (Pisa), ispirata alla sorella Daniela, ragazza con la Sindrome di Down. Sviluppata in stretta collaborazione con i ragazzi dell’associazione AIPD PISA ONLUS, la collezione mira a sensibilizzare e far conoscere maggiormente la sindrome. I giovani dell’associazione sono stati coinvolti attivamente nella scelta di colori, vestibilità, stile, creando anche alcuni disegni che sono stati riprodotti sui capi. Ne è emersa una collezione colorata, che grida gioia di vivere, che unisce tessuti pregiati come la seta indiana e il lino al poliestere riciclato e a lavorazioni ad uncinetto e ricami in cotone. Gli outfit sfileranno a Milano in occasione della Fashion Graduate Italia, con la possibilità di essere indossati anche da alcuni ragazzi con Sindrome di Down.

Protagonista delle sfilate milanesi anche Chiara Menapace, con la collezione MY BODY MY ART, frutto di un percorso che ha visto la giovane designer essere vittima di bullismo e trovare una strada personale per uscirne. “Un processo di guarigione – dichiara la studentessa originaria di Livorno – che mi ha portata a riconsiderare il corpo nella sua interezza, compresi i difetti, i quali lo rendono unico come un’opera d’arte”. Da qui l’idea di una collezione artistica e inclusiva, in cui ciascuno possa sentirsi protagonista e autore al tempo stesso della propria opera d’arte. Forme libere e volumi ampi richiamano la libertà di espressione, l’artigianalità il concetto di pezzo unico. I tessuti naturali si combinano con cappotti vintage, rieditati in forma di cappelli e altri accessori. Grande attenzione alle lavorazioni, arricchite da pittura a mano, ricamo e agugliatura, in collaborazione con Forza Giovane e Ciemmeci Officina.
 
La libertà segna anche la collezione di Veronica Carloni, 21 anni di Ponsacco (Pisa), intitolata non a caso UN PASSO PER LA CURA. Gli abiti sono stati pensati e progettati per essere indossati indistintamente da persone con corporatura molto diversa: nascono senza taglie, con un’attenzione alla modellistica dei capi e si adattano al corpo con lacci, fibbie e coulisse. “Spesso chi soffre di disturbi alimentari – dichiara – vive il trauma di non riuscire più a indossare un capo, perché ondeggia tra una taglia e l’altra. Questa collezione mira a sostenere le persone lungo un percorso di guarigione”. Veronica Carloni è stata una delle studentesse che ha partecipato all’ultima edizione del contest Woolmark Performance Challenge.

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