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"Io e la mia disabilità, amici dalla nascita"

Federico Feliziani, consigliere comunale di Sasso Marconi, nel 2008 ha aperto un blog per parlare di sé e della sua disabilità. “La sfortuna non esiste: esistono le condizioni in cui l’essere umano si trova"

22 novembre 2020

SASSO MARCONI (Bologna) – Coraggio, determinazione, voglia di libertà. Sono queste le parole chiave attraverso le quali leggere la storia di Federico Feliziani, giovane consigliere comunale di Sasso Marconi dal 2014. Federico, albino, ha una disabilità dalla nascita, che gli comporta difficoltà motorie e di linguaggio. “Io e la mia disabilità siamo amici dalla nascita, abbiamo un continuo dialogo, mi rifiuto di lottare contro di lei e, infatti, l’ho accettata come una compagna di vita, a volte siamo in competizione, a volte litighiamo e a volte mi rende felice averla”. È lui stesso che, nel 2008, ha deciso di raccontarsi in un blog (www.federicofeliziani.it) che poi però nel tempo, ha preso una declinazione diversa, diventando un blog d’attualità. Scrivere e occuparsi di politica, sono queste le sue passioni. Tant’è che da tempo collabora con un mensile locale ed è al secondo mandato da consigliere comunale.

Com’è nata l'idea del blog?
Avevo il desiderio di parlare a un pubblico cercando un confronto. Allora maturavo delle idee, delle riflessioni che desideravo condividere con qualcuno, ammesso che questo “qualcuno” fosse interessato. È stato uno strumento di crescita molto potente: pubblicare qualcosa di tuo significa anche difenderlo da critiche, o arricchirlo nel caso il dibattito ti faccia cambiare idea. Se oggi la mia vita è così, lo devo anche a quel blog che, in molti contesti, mi è servito come biglietto da visita. Negli anni è cambiato molto: è passato dall’essere un diario di vita – la mia – all’essere una raccolta di opinioni su diversi temi, mettendo sempre più da parte il racconto della disabilità. Con il passare degli anni ho spontaneamente smesso di parlarne a tal punto che adesso farei fatica a ritrovare quel registro linguistico.

Perché ha smesso di parlare di disabilità?
La disabilità c’è, si vede, ma io vivo la mia: non mi sentirei più in grado di argomentare su un tema così ampio. Posso sicuramente raccontare la mia esperienza, ma rimarrebbe tale. Ecco, forse nel 2008 ero molto più aperto e leggero in questo. Adesso metterei molti più condizionali, avrei decisamente meno certezze.

La sua autonomia: lei ha deciso di vivere da solo, nonostante le difficoltà, mettendo la propria indipendenza al primo posto. Come ci è riuscito?
Le difficoltà ci sono, ma ci sono anche molti aiuti da più persone. In questo mi sento fortunato. Dagli educatori, agli amici passando, ovviamente, per i genitori: tutti collaborano alla mia idea di vita. Ho persone che ho coinvolto sin da prima del trasloco che contribuiscono a rendere questa esperienza proprio come me l’ero immaginata.

Perché è così importante per lei?
L’autonomia e l’indipendenza a 27 anni sono fondamentali. Il fatto di abitare da soli sviluppa molte più capacità rispetto alla vita con i genitori, che – per natura – aiutano, non c’è niente da fare. Perciò, per sapere di essere davvero in grado di cavarsela da soli – in base, ovviamente, alle proprie possibilità fisiche – devi uscire di casa. Separando le vite, non avendo più chi mette comunque in tavola la cena, comprendi quali sono i tuoi veri limiti. Limiti sui quali puoi lavorare trovando nuove strategie. Ungi tutta la cucina per una frittata? Pazienza. Ma questo non ti sarebbe mai permesso in casa dei genitori. Non per un particolare divieto, ma perché correrebbero subito in soccorso finendo per concludere loro l’operazione. È istinto.

Sembra soddisfatto della sua scelta.
Il desiderio di libertà è comune a tutti gli esseri umani: mi sento infatti uguale al resto del mondo. Non vorrei essere percepito come l’eccezione, ma come un ragazzo che ha fatto una scelta molto comune avendo, questo forse sì, un motivo in più per intraprenderla: quello cioè di trovare strategie, impossibili da standardizzare e codificare universalmente, per vivere da solo. Ma nulla di più. Nulla di filosofico o di politico.

Il 30 gennaio 2008 in un post dice: “Non esiste mai la sfortuna, esistono i problemi ma non esistono quelli insormontabili. (…) Pensate che io sono qua che scrivo un blog e un dottore mi aveva detto che non potevo vedere, dovevo vivere di notte come i vampiri, invece sono qua in pieno giorno davanti allo schermo di un computer”. Ci pensa ancora?
“Questo è il bello di pubblicare: che a distanza di 12 anni te ne chiedono conto e ti devi ricordare lo stato d’animo che ti ha portato a scrivere un determinato concetto. Comunque sì: lo riscriverei, perché penso che sia necessario partire dai dati di fatto. La sfortuna non esiste: esistono le condizioni in cui l’essere umano si trova. Nascere con una disabilità ti porta a socializzare con essa, a fartela amica e a vivere la vita dando per scontata quella condizione. La mia vita allora era quella di un quindicenne nella media, con interessi un po’ diversi da quelli dei suoi coetanei, ma non isolato.

Com’è cambiata la sua vita da allora?
Diversi incontri hanno segnato il mio percorso professionale e non. Sono passato dal palcoscenico condiviso con i colleghi della compagnia Camelot alla politica grazie alla domanda di uno spettatore che è andato oltre agli ostacoli che potevano esserci. Quindi le persone, gli incontri casuali, possono cambiare davvero la vita. Professionalmente sono cresciuto, e sto ancora crescendo, grazie alla capacità delle persone di non fermarsi all’apparenza. Nel 2009, ad esempio, ho avuto la soddisfazione della carta stampata iniziando a collaborare con un mensile locale. Cinque anni dopo mi sono trovato su un tabellone elettorale della mia città. Un anno e mezzo fa è arrivata la rielezione con una mia maggiore consapevolezza. Un anno fa sono tornato sul web sposando un progetto editoriale ideato e formato da giovani. Quindi la mia vita è cambiata abbastanza in questi ultimi 12 anni. È cambiata anche perché ho sempre colto al volo le occasioni che mi sono capitate. A costo anche di modificare la scala delle priorità. Se non l’avessi fatto oggi farei altro.

Come si trovano le risorse dentro di sé per salire anche i gradini più alti?
Non lo so. Di fronte ad alcuni ‘gradini’ la circumnavigazione aiuta. Se non altro per prendere la rincorsa, e soprattutto per capire se vale la pena rischiare l’osso del collo. A volte mi sono fermato a riposare e li ho saliti dopo un bel po’, altre volte, invece, li ho presi di petto. Penso che la spinta dipenda molto anche dall'importanza dell’obiettivo da raggiungere. Mi ripeto sempre che non ho il jolly da giocare: finita questa vita non ricomincia il gioco. Quindi tanto vale provarci con ironia, sdrammatizzando quando è necessario farlo e impegnandosi quando ti rendi conto di essere di fronte a qualcosa di veramente importante.

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