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Demenze e assistenza, in Emilia-Romagna 62 Centri e 50 Caffè Alzheimer

La fotografia dell’assistenza delle persone con demenza e caregiver in Regione: nuclei residenziali, centri diurni e case residenza, oltre che assistenza farmacologica e interventi psicosociali. “Lavoriamo sulla prevenzione con i fondi per la non autosufficienza e per i caregiver”

17 novembre 2020

BOLOGNA – Oltre alle nuove diagnosi di demenza, lo scorso anno in Emilia-Romagna sono state effettuate 6.142 diagnosi di “Mild Cognitive Impairment” (Disturbo Neurocognitivo Minore), una condizione di “rischio” che dev’essere attentamente monitorata per la sua possibile evoluzione in demenza. Ogni anno, i 62 Centri per i disturbi cognitivi e le demenze presenti sul territorio regionale registrano mediamente contatti con oltre 84.000 persone, tra prime visite e controlli. Tra le strutture accreditate (sia residenziali sia diurne) ci sono 13 Nuclei residenziali dedicati a questo tipo di patologia e 9 Centri diurni, cui si aggiungono i posti disponibili nelle oltre 320 Case residenza per anziani non autosufficienti e nei 200 Centri diurni per anziani non autosufficienti. Sempre nel 2019 è stata garantita l’assistenza farmacologica a 10.762 persone con demenza, con 10.883 consulenze specialistiche di tipo psicologico, assistenziale, legale e tecniche per adattamento degli ambienti domestici. Oltre agli interventi più sanitari, stamattina in Commissione assembleare sono stati presentati anche i numeri degli interventi psicosociali: per esempio la stimolazione cognitiva, di cui hanno usufruito 2.081 persone con disturbi cognitivi, mentre 170 gruppi di sostegno ed auto-aiuto con il coinvolgimento di 2211 partecipanti e gli interventi psicologici di sostegno al caregiver (8868 in totale) hanno garantito opportunità per contrastare l’isolamento delle famiglie e la possibilità di sostenere il lavoro di cura delle stesse. In tutta la regione sono attivi più di 50 Caffè Alzheimer, con circa 3 mila partecipanti: luoghi informali che offrono stimolazione cognitiva, attività di socializzazione per i malati e opportunità per chi li assiste di confrontarsi con persone che vivono la stessa esperienza. Tutte azioni sviluppate maggiormente nei Centri d’incontro (o “Meeting Center”) che rappresentano una risposta soprattutto nelle prime fasi della malattia (già attivati 7 progetti in regione), quando i servizi tradizionali sono troppo impegnativi per i malati ma al tempo stesso è necessario offrire un sostegno finalizzato al mantenimento delle abilità, alla socializzazione e all’inclusione sociale e offrire informazioni/supporto ai caregiver. I Centri per i disturbi cognitivi e demenze possono avere sede anche all’interno delle Case della salute, punto di riferimento del territorio per l’accesso alle cure primarie.

La situazione durante il Covid-19

Alcune delle attività indicate (Caffè Alzheimer, Centri di incontro, gruppi di sostegno e di auto-aiuto) sono state sospese alla luce dell’emergenza Covid-19, ma si sta lavorando per consentirne la riapertura in sicurezza e con nuove modalità, sempre che l’andamento epidemiologico lo consenta. Le associazioni dei familiari, in rete con le istituzioni, hanno svolto una serie di attività di sostegno da remoto e a domicilio per le persone con demenza e i loro familiari. “Su questo – spiega l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini – la Regione si sta impegnando a sostenerle non solo utilizzando i finanziamenti del Fondo regionale per la non autosufficienza, ma anche e soprattutto quelli destinati a progetti sul caregiver. Oggi sappiamo che la demenza si può prevenire”. L’ultimo rapporto dell’Alzheimer’s Disease International, recentemente pubblicato, conferma che sulla base delle più recenti evidenze scientifiche esistono 12 i fattori di rischio per l’insorgenza di questa patologia, e precisamente l’inattività fisica, il fumo, l’abuso di alcol, l’inquinamento ambientale, i traumi cerebrali, l’isolamento sociale, il basso livello di istruzione, l’obesità, l’ipertensione, il diabete, la depressione e la perdita dell’udito. “Questi fattori, se adeguatamente controllati, possono ridurre di circa il 40 per cento i casi di demenza e vanno contrastati attraverso una forte azione sugli stili di vita e il monitoraggio sulle patologie croniche: ambiti, questi, su cui la Regione intende rafforzare il proprio impegno”.

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