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Demenze, in Emilia-Romagna colpite oltre 67 mila persone

Ogni anno, i Centri per i disturbi cognitivi e le demenze presenti da Piacenza a Rimini registrano mediamente contatti con oltre 84 mila persone, tra prime visite e controlli. Percorsi dedicati per la cura della demenza giovanile

17 novembre 2020

BOLOGNA – I primi sintomi sono spesso erroneamente attribuiti all’invecchiamento o allo stress. Invece, in modo più o meno rapido, portano alla perdita dell’autonomia, dell’autosufficienza e al dover dipendere dagli altri. Sono oltre 67 mila le persone con demenza in Emilia-Romagna, il 60 per cento con la forma più nota e grave, l’Alzheimer. Lo scorso anno sono state valutate come prima visita 27.553 persone ed effettuate 13.109 nuove diagnosi di demenza. Una fotografia, quella del 2019 presentata oggi in Commissione assembleare, che conferma anche la presenza in tutta la regione di una rete d’assistenza territoriale e ospedaliera: sono 62 i Centri per i disturbi cognitivi e le demenze, 13 i Nuclei residenziali nelle Cra per l’assistenza temporanea e 9 i Centri diurni specialistici presenti da Piacenza a Rimini. Da un punto di vista economico, inoltre, anche lo scorso anno più di 1 milione dal Fondo regionale per la non autosufficienza è andato a supportare la formazione dei familiari, i gruppi di sostegno e i Caffè Alzheimer/Centri di incontro. E un percorso specifico è stato avviato dalla Regione per la cura dei casi, a esordio atipico e più aggressivo, che si verificano prima dei 65 anni: la cosiddetta demenza giovanile (o “Early Onset Dementia”), che il miglioramento della capacità diagnostica e tecnologica del sistema sanitario permette di far emergere sempre più tempestivamente. “I numeri purtroppo sono in crescita anche in Emilia-Romagna – commenta l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini –. Come Regione siamo impegnati da tempo a sostenere i pazienti e le famiglie e ad avviare azioni di prevenzione. Sicuramente, occorre sempre più intercettare con anticipo i casi di demenza, prima di arrivare a una fase avanzata, favorendo soprattutto interventi di tipo domiciliare. Grande attenzione va posta alla situazione attuale, segnata dalla pandemia: le persone con demenza devono essere protette e supportate in modo mirato. Proprio per questo la Regione sta lavorando, a partire da un documento ad hoc redatto dall’Istituto superiore di sanità, per fornire ai professionisti sanitari e sociosanitari e ai caregiver indicazioni precise per gestire queste persone a livello ambulatoriale, domiciliare e in contesti semiresidenziali e residenziali”.

Esempi virtuosi

Il fenomeno delle demenze, in linea con le previsioni epidemiologiche legate all’invecchiamento della popolazione, non risparmia l’Emilia-Romagna, territorio in cui il 22 per cento della popolazione ha più di 65 anni. La demenza, infatti (causata da più di cento patologie diverse di natura degenerativa, vascolare o traumatica) rappresenta una delle principali cause di disabilità per le persone anziane. “Fondamentale – spiega la Regione – è combattere lo stigma ancora elevato che contribuisce all’isolamento e alla mancata richiesta di auto da parte delle famiglie. Occorre pertanto una forte azione di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini e delle comunità, attraverso lo sviluppo di progetti come quelli della ‘Comunità Amica delle persone con demenza’, già avviati su scala internazionale”. Obiettivo, permettere alla persona con demenza di rimanere nella propria casa il più a lungo possibile, offrendo ai familiari maggiori risorse e opportunità per sostenere il loro lavoro di cura. Sul territorio regionale sono state avviate alcune sperimentazioni, come quella di Formigine (Modena) che ha aderito al progetto proposto da Alzheimer’s Disease International. In fase di avvio le proposte di Nonantola (Modena), Bologna (alcuni quartieri), San Pietro in Casale (Bologna), Imola (Bologna), San Prospero e Mirandola (Modena) che stanno formalizzando i tavoli promotori grazie all’impegno delle associazioni dei familiari locali.

I numeri dell’Emilia-Romagna

Al 31 dicembre 2019, i pazienti con demenza in Emilia-Romagna in carico al Servizio sanitario regionale risultano essere 67.658. Il 49,9 per cento ha una forma di grado medio-grave (pari a 33.760 persone). La prevalenza è di 24,5 per mille abitanti. La percentuale rispetto alla popolazione residente (4.474.292) è dell’1,46 per cento; quella delle persone rispetto alla popolazione ultra 65enne (1.077.026) è del 6,14 per cento. Rapportando i dati di un recente studio epidemiologico svolto in provincia di Modena alla popolazione dell’Emilia-Romagna, è ipotizzabile inoltre stimare la presenza di circa 1.600 persone con demenza ad esordio giovanile in regione, con una prevalenza nella popolazione complessiva di 36.4/100.000 abitanti. Sul totale, la percentuale di malati di Alzheimer è del 60 per cento. Le percentuali dei pazienti che fanno ricorso all’Assistenza domiciliare integrata (20 per cento, corrispondente a 13.531persone con demenza) e quelle assistite in Cra (29 per cento, ovvero 19.620 persone con demenza) e in Hospice (0,9 per cento, corrispondenti a 609 persone) rappresentano la fascia di popolazione con forme di gravità maggiore (non autosufficienti).

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