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Non ci sono mascherine per tutti? Ci pensano gli utenti del Dsm

Nella periferia nord di Napoli la produzione avviene da casa con l’aiuto del volontariato e del locale consorzio della canapa. In questo modo le persone con problemi di salute mentale rispondono all’emergenza Coronavirus

25 maggio 2020

ROMA – Guardare al passato per progettare il futuro. A Sant’Antimo, comune di 30 mila abitanti nel quadrante settentrionale dell’hinterland partenopeo, il centro diurno Sergio Piro del Dipartimento di salute mentale della Asl Napoli 2 Nord ha risposto alle misure per il contenimento della pandemia con una sperimentazione, che fa di necessità virtù, cercando di dare un contributo al superamento della crisi. Di questo si parla sul numero di maggio del mensile SuperAbile Inail. Quando i laboratori del centro diurno sono stati sospesi per via dell’emergenza, le persone che lo frequentavano hanno continuato a rimanere in contatto con gli psichiatri e gli altri operatori attraverso colloqui telefonici quotidiani, videochiamate individuali e di gruppo, attivazione di nuove linee telefoniche dedicate alla gestione dei momenti di crisi. “Ma non bastava – dice la psichiatra Carmen Cimmino, da 15 anni alla guida dei processi riabilitativi –. Volevamo conciliare la necessità di restare vicino alle persone con il desiderio di dare un contributo alla comunità. Così è nata l’idea di produrre mascherine, recuperando la tradizionale lavorazione della canapa che, alla metà del secolo scorso, ha visto nella vicina Frattamaggiore uno dei più importanti distretti produttivi d’Italia. Al progetto, oltre all’associazione di volontariato Sos Psiche, collabora il consorzio Fracta Sativa Unicanapa, che ha realizzato un’analisi di mercato e una strategia di marketing per i mesi a venire. Perché la canapa è un tessuto naturale e antibatterico, amico dell’ambiente in quanto riutilizzabile dopo un lavaggio a 60 gradi.
 
“Il progetto è solo all’inizio – commenta la psichiatra –. L’obiettivo immediato è arrivare a produrre 30 mascherine a settimana da donare alle persone più fragili della comunità. Per il futuro abbiamo in mente di ampliare la produzione, vendendo il prodotto sul territorio regionale e nazionale”. Nel frattempo sono all’opera, dalle loro abitazioni, dieci utenti del centro diurno. “Si tratta di persone tra i 25 e i 35 anni, uomini e donne, con grandi difficoltà di reinserimento sociale e lavorativo – precisa Cimmino –. Tutti hanno frequentato le scuole superiori e molti di loro hanno competenze specifiche nella sartoria o nel disegno”. Come Domenico, 30 anni e un diploma in Progettazione grafica e fotografica, che ha realizzato i disegni ornamentali per le mascherine. “Si è avvicinato al gruppo con riserva, poi piano piano si è aperto”, ricorda la psichiatra. E oggi costituisce una delle anime principali di un progetto in grado di valorizzare la storia del territorio, coniugando solidarietà e sostenibilità.

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