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Coronavirus, a Padova oltre 450 volontari attivati da Comune, diocesi e Csv

Centinaia le telefonate e le email ricevute per chiedere un aiuto, oltre 140 esercenti coinvolti e anche un albergo per 60 senza dimora. La Capitale europea del volontariato risponde così all’emergenza. Alecci, presidente del Csv di Padova: “Sono prove di comunità e il lavoro culturale avviato va avanti”

25 marzo 2020

ROMA - “Sono solo prove di comunità, quelle che stiamo vivendo e provando a reinterpretare in questa fase”. E i numeri di Padova Capitale europea del volontariato 2020, in questa drammatica e inedita emergenza sanitaria nazionale e mondiale, lo dimostrano. A parlare è Emanuele Alecci, presidente del Csv di Padova che commenta i primi dati del progetto “Per Padova noi ci siamo” voluto e concretizzato dal Comune con il Centro servizio volontariato provinciale (Csv) e la diocesi di Padova. Avviato sabato 14 marzo, il progetto ha come obiettivo quello di attivare una rete tra realtà associative, servizi pubblici, Caritas e realtà produttive del territorio; coordinare i volontari e attivare o potenziare servizi come la telefonata amica, le consegne a domicilio di beni di prima necessità e la risposta abitativa per i senza dimora. 

I numeri del progetto confermano ancora una volta la vocazione al volontariato che ha portato Padova a diventarne la Capitale europea: 450 volontari hanno dato la loro disponibilità insieme a 140 esercenti; 229 email sono arrivate all'indirizzo cisono@padovacapitale.it; oltre cento le telefonate arrivate al numero del Comune e più di settanta al Csv. Più di 120 le consegne che per l’80% hanno riguardato beni alimentari e il 20% i farmaci. Oltre tremila, infine, le mascherine distribuite a volontari e associazioni. Tanti volontari, quindi, coordinati dal Csv che ha provveduto a geolocalizzare le presenze sul territorio per limitare gli spostamenti necessari in città. “Li dobbiamo anche un po’ fermare, i volontari - afferma Alecci -, ma credo che accada anche altrove. Sono in tanti quelli che chiamano perché vogliono impegnarsi in attività di solidarietà. La cosa interessante, di questo progetto, è che ci siamo messi tutti insieme e al servizio: comune, diocesi e Csv come elemento di incontro del volontariato”.

In fase di implementazione, in questi giorni e per via delle richieste emerse, l’attivazione di azioni dedicate al sostegno educativo dei più giovani in condizione di disagio. “Le nuove modalità di istruzione a distanza stanno infatti già creando delle disparità sociali e alcuni bambini e ragazzi - spiegano dal Csv di Padova - rischiano di rimanere indietro rispetto ai compagni per problemi economico/sociali (mancanza di pc e connessione adeguati), per disabilità che impediscono una piena fruizione di una didattica da remoto, o per situazioni di povertà educativa in famiglia e nel contesto di vita”. L’impegno di Padova Capitale del volontariato riguarda anche i senza dimora. “Abbiamo fatto una scelta di attenzione alle fragilità - spiega Alecci -. Le persone senza dimora che per noi sono una questione importante, perché la città non ha strutture per poter ospitare tutti. In questo mese, insieme alla Caritas, abbiamo preso un albergo, gestito da una cooperativa, e ospitato circa 60 persone che non avevano un luogo dove stare. In questo albergo ci sono operatori volontari che forniscono assistenza e poi abbiamo gli operatori della Croce rossa che mantengono anche un presidio di carattere sanitario dentro l’albergo. Per noi è una cosa inedita e anche per i senza dimora, credo. Allo stesso tempo, il Comune ha scelto di tenere aperto l’asilo notturno non solo di notte”.

Sebbene l’emergenza sanitaria dovuta al Covid19 abbia imposto una brusca frenata alle iniziative previste dal fitto calendario di Padova Capitale europea del volontariato, non si è mai fermato il percorso culturale avviato. “Siamo un po’ tutti disorientati - continua Alecci -, ma questa situazione non ha bloccato il lavoro culturale che abbiamo avviato. I sette tavoli tematici, infatti, stanno lavorando lo stesso in modalità ridotta e sul web. Ora dovrebbe ripartire anche il lavoro sulla Carta dei valori del volontariato, seguito dalla Fondazione Zancan”. Mentre i confini nazionali restano ben chiusi per evitare l’espandersi del contagio, dalle capitali europee del volontariato degli scorsi anni arriva la solidarietà verso Padova. “Gli amici della capitale dello scorso anno, inoltre, ci hanno chiesto se avevamo bisogno di mascherine, perché le stavano costruendo - racconta Alecci -. Ogni giorno la nostra responsabile con l’Europa continua ad avere incontri sul web con gli amici del Cev, il Centro europeo del volontariato, con la comunità delle capitali europee e con gli amici di Berlino (la capitale europea del 2021, ndr). Tutti ci sono davvero tanto vicini”.

Il Csv di Padova, intanto, continua a tenersi in contatto con tutte le associazioni di volontariato del territorio. “Le stiamo chiamando tutte e le stiamo ascoltando per capire quali sono i loro problemi - spiega Alecci -. Credo che sia uno dei compiti dei Csv in questo momento. E poi - scherza il presidente del Csv di Padova - è l’occasione per mettere in ordine anche la nostra banca dati”. Sul web, infine, è ancora attiva la raccolta fondiper sostenere il progetto lanciato da Comune, diocesi e Csv: al momento sono oltre 50 i sostenitori e più di 3 mila euro le risorse raccolte. Per contattare il Comune di Padova c’è un numero dedicato 0492323009, mentre le disponibilità dei volontari sono raccolte e vagliate dal Csv di Padova attraverso il numero 0498686849 (interno 1) o attraverso la mail cisono@padovacapitale.it.(ga)

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