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Cura Italia, “delusione e preoccupazione” delle famiglie con disabilità

Il Coordinamento nazionale denuncia che, ancora una volta, i caregiver familiari non trovano, nelle misure straordinarie adottate ad affrontare l'emergenza, risposte adeguate e proporzionate atte a far fronte alle loro gravi necessità vitali”

20 marzo 2020

ROMA – Nessuna attenzione ai caregiver familiari da parte del governo, i un momento di difficoltà e di emergenza che investe con maggiore drammaticità le famiglie delle persone con disabilità: è quanto rileva il Coordinamento nazionale Famiglie con disabilità, Confad, leggendo e analizzando il decreto Cura Italia e manifestando in una nota la propria “delusione e preoccupazione”. In particolare, “i caregiver familiari vivono in condizione di convivenza con la persona non autosufficiente che accudiscono e ne rappresentano la stessa sopravvivenza – osserva il Confad - Avrebbero meritato pertanto, se non solo per un basilare criterio di equità dopo che di necessità, di vedere riconosciuta questa condizione con una misura più specifica, ad esempio con l’estensione del congedo parentale dei 2 anni (legge 388/2000 articolo 80) per tutto il periodo in cui i caregiver familiari e la persona con disabilità accudita saranno costretti in casa per le disposizioni di legge vigenti”.
 
Poi c'è la questione della chiusura straordinaria dei centri diurni e delle scuole, che “ha fatto sì che tutto il carico assistenziale si sia riversato interamente sulle famiglie, a favore delle quali invece non è stato preso alcun provvedimento più specifico, neppure laddove la monoparentalità sia l'evidenza estrema dell'impossibilità di conciliare l'attività prioritaria dell'accudimento con l’attività lavorativa della sussistenza, complicata ulteriormente dal blocco dei servizi integrativi domiciliari”.
 
Inoltre, il decreto contiene “indicazioni la cui applicazione operativa appare estremamente incerta, condizionata da una effettività dubbia se non addirittura controversa. Ne sia esempio acclarato l’articolo 48 che, vincolando ad una serie di distinguo e all'azione personale delle diverse amministrazioni, non affronta né in efficacia né in uguaglianza di diritto nazionale le situazioni derivanti dalla sospensione dei servizi educativi e scolastici e delle attività sociosanitarie e socioassistenziali dei centri diurni per anziani e per persone con disabilità”.
 
Alla luce di tutto questo, “è indispensabile che le Regioni tutte attivino tempestivamente servizi alternativi, con particolare riferimento ai servizi domiciliari, a copertura della inattività di scuole e centri diurni e a garanzia della tutela delle fragilità, con priorità per le famiglie a più intenso carico assistenziale, le cui urgenze, evidenti e costantemente ribadite, oggi diventano allarme di intervento”.
 
IL Confad considera invece “buona prassi l’attivazione dei COC (Centri operativi comunali), di concerto con le Protezioni Civili territoriali, per la fornitura dei servizi di utilità (ad es. spesa e farmaci a domicilio). Ma demandare alla singola iniziativa dei Comuni l’attivazione di tali servizi – osserva il comitato - ha significato di fatto il replicarsi non solo delle buone prassi, in alcuni casi, quanto delle difformità fra territori virtuosi e territori inadempienti, penalizzata oltretutto da carente campagna di comunicazione e informazione in merito all' iniziativa, con le conseguenti insufficienti risposte ai bisogni primari imprescindibili”.
 
In conclusione, Confad rimarca “la necessità immediata di una volontà di intervento a favore dei caregiver familiari, in attesa da troppi anni di una legge nazionale che definisca tutele e misure a sostegno. Questa grave e incivile disattenzione impedisce ai caregiver familiari una vita di dignità e di prevenzione della salute, ammorbata da privazioni, sacrifici, sforzi e derivanti stress psicofisici, pur rappresentando essi la spina dorsale che sostiene centinaia di migliaia di persone fragili, evidente agli occhi di tutti ma non dello Stato e delle sue istituzioni”.

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