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“Noi speriamo che ce la caviamo da soli”: disabilità e autonomia “durante di noi”

A Pesaro il convegno conclusivo del progetto nazionale: interventi di esperti e testimoni. “Progetto innovativo, perché realizzato col diretto coinvolgimenti di familiari ed operatori”

17 gennaio 2020

PESARO –  L'autonomia si apprende, si esercita, si conquista: è quello che ha fatto – con “risultati straordinari”, pare – il progetto “Noi speriamo che ce la caviamo da soli”, a Pesaro, di cui oggi 17 gennaio si fa un bilancio, durante l'incontro conclusivo “L’autonomia nel ‘durante noi’, nuovi percorsi” (Palazzo della Prefettura, piazza del Popolo). Obiettivo dell'iniziativa era creare forme di autonomia e aggregazione per le persone con disabilità, così da stimolare nuove possibilità cognitive verso il raggiungimento di un maggiore distacco dalla famiglia. E farlo unendo in una rete di collaborazioni e ascolto reciproco associazioni, operatori e parenti. Capofila della mobilitazione è la sezione provinciale di Aias (Associazione italiana assistenza spastici), che negli ultimi due anni ha coordinato il progetto, esteso su 12 regioni italiane, col coinvolgimento di 13 associazioni e il finanziamento del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per un valore complessivo di 900 mila euro.
 
Racconta il presidente, Franco Tonucci: “Grazie al progetto, quattro dei nostri ragazzi hanno avuto la possibilità di condividere spazi e momenti conviviali infrasettimanali, trascorrere week end ‘lontano da casa’ tra visite a musei, partite di bowling, gite, eventi sportivi. Il beneficio per le famiglie e per i figli è pienamente positivo –  spiega Tonucci – Avanti tutta, l’autonomia è un diritto universale e un valore prezioso”.
 
I risultati del progetto sono raccolti nel fascicolo delle Linee guida: a curarlo, il comitato scientifico coordinato da Angela Genova, ricercatrice dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, che spiega: “Avviare progetti d’autonomia innesca cambiamenti anche inaspettati nelle persone con disabilità. Di fronte agli stimoli per l’indipendenza, abbiamo visto sviluppi sorprendenti. Nuove possibilità si sono aperte anche per familiari e operatori. È emersa la necessità di lavorare molto nella propria comunità territoriale, che non è sempre pronta ad includere le persone disabili coinvolte in percorsi d’indipendenza – continua Genova –  I genitori hanno bisogno di continuità. Sono pronti a delegare l’assistenza dei propri figli, purché in azioni continuative e strutturate”.
 
 Oltre alla capofila Aias di Pesaro hanno preso parte al progetto le associazioni Insieme a Pesaro, Abitare Insieme a L’Aquila, Aladino a Terni, Anffas Cagliari, Csa a Messina, Conca d’Oro a Vicenza, Cpd a Torino, Ecopark a Udine, Fuorigioco a Mantova, Gad a Forlì, Insieme per i disabili a Lecce, Semi di Pace a Tarquinia, mentre CSV Marche ha fornito assistenza tecnica al percorso.
 
52 i beneficiari diretti del progetto esteso in tutta Italia, altri 208 quelli che hanno partecipato al processo di indagine, 158 volontari e 26 gli operatori coinvolti.  Piccoli gruppi hanno vissuto nel biennio forme d’indipendenza già nel “durante noi” dell’assistenza familiare, in prospettiva quindi del “dopo di noi”, quando quell’assistenza viene meno. Hanno beneficiato così di miglioramenti graduali sul versante delle capacità di  “cavarsela da soli”, grazie a esperienze abitative, laboratori, uscite e momenti socializzanti capaci di portare nuovi stimoli neurali. Non solo, i familiari sono stati coinvolti in focus group, per formarsi assieme agli operatori alla dimensione del distacco e dell’autonomia nel modo più umano e consapevole possibile.

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