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“Il mio assistente è un richiedente asilo. E mi trovo molto bene”

Piergiorgio Cattani (Futura) risponde al governatore Fugatti, contrario alla presenza di richiedenti asilo come assistenti nelle case di risposo. E racconta la sua esperienza positiva in una lettera aperta

6 settembre 2019

TRENTO - Piergiorgio Cattani ha la distrofia muscolare di Duchenne: dopo anni ricerca da due è assistito da un ragazzo '”arrivato con il barcone'”. E in una lettera indirizzata al presidente della provincia di Trento Fugatti difende la propria scelta e racconta la propria esperienza. Lo fa per replicare alle dure parole con cui il governatore, alcuni giorni fa, ha aerto un comizio a Pinzolo: “Prima una signora entrando mi ha detto 'Presidente la ringrazio perché nella casa di riposo del mio comune, fino a sette otto mesi fa c'erano nel ruolo di assistente anche alcuni richiedenti asilo. Dopo siete arrivati voi e questi non ci sono più. La ringrazio''”.

Pronta arriva la replica del presidente di Futura, Cattani, che al governatore indirizza una lettera aperta, condividendo la propria storia.

“Gentile presidente Fugatti, gentile capogruppo Dalzocchio, vi scrivo dopo aver letto un articolo sul giornale riportante delle dichiarazioni del presidente della provincia autonoma di Trento per cui i richiedenti asilo non avrebbero più il permesso di andare nelle case di riposo per tenere compagnia agli anziani. La notizia mi sembra alquanto sconcertante - commenta Cattani anche se abbastanza coerente con la vostra impostazione culturale e politica - Vorrei però raccontarvi della mia esperienza. Un’esperienza ormai di più di 25 anni (prima si occupavano completamente i miei genitori della mia assistenza), l’esperienza di un disabile grave come sono io. Spero ardentemente che voi non abbiate parenti con questo tipo di problemi, vi auguro di non averne mai personalmente. Non sono auto sufficiente e per fare qualsiasi cosa ho bisogno di aiuto. Ma non voglio dilungarmi sulle mie esigenze. Dico solo che non è semplice trovare un assistente adeguato. Ne ho cambiati tantissimi in questi anni: italiani, stranieri, uomini, donne, persone formate, persone senza alcuna preparazione specifica ma che avevano le virtù della pazienza e della abnegazione”.

E proprio sulle difficoltà di trovare un assistente capace di rispondere alle tante esigenze di una persona gravemente disabile si sofferma Cattani: “Ho fatto sempre contratti regolari. Una sola cosa mi interessava e mi interessa: che soddisfacessero le mie necessità. Quando sono costretto a cambiare assistente (quasi sempre sono loro che mi lasciano per i più svariati motivi) la ricerca mi costa tempo e fatica. Cerco ovunque”.

Da due anni, Cattani sembra aver risolto il suo problema : “Un mio collaboratore è uno di quelli arrivati con il barcone – riferisce - Cercando ovunque un collaboratore con una buona prestanza fisica, alcuni amici mi hanno suggerito di rivolgermi a qualche richiedente asilo. Mi guidava soltanto il pragmatismo: trovare chi rispondesse meglio alle mie esigenze. Naturalmente ho incontrato anche tanti italiani e trentini, bianchi, istruiti… Ho trovato però un richiedente asilo. Vi assicuro che avrei preso anche un militante leghista se fosse stato adatto. Ve lo assicuro proprio. Perché in certe situazioni non si può essere ideologici come voi. Il razzismo non me lo posso permettere. Mi trovo molto bene con quest’uomo. Perché ho scelto lui? Perché si è integrato meglio di altri anche grazie ai progetti che voi adesso avete cancellato. Questo mio collaboratore non toglie il posto a un giovane trentino. State tranquilli. Io chiedo assistenza, non solidarietà. È un lavoro ben retribuito, ma sicuramente complicato. Forse secondo voi un africano non è capace di compiere questi lavori. Ma vi sbagliate di grosso”.


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