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Ponte Morandi un anno dopo: on line il reportage della Croce Rossa

Il lavoro punta a ricordare il grande lavoro di centinaia di volontari impegnati nei soccorsi. L’organizzazione: “Lo speciale si concentra su due straordinarie storie che dalla tragedia conducono alla speranza”

14 agosto 2019

ROMA - Il 14 agosto dello scorso anno, alle 11.36, la pila 9 del Ponte Morandi di Genova crolla: una frattura materiale e simbolica per la città, per un’intera regione, per il Paese tutto. Le vittime sono 43, gli sfollati dei caseggiati sottostati la pila 10, saranno 566. Immediata la risposta della Croce Rossa Italiana con: 39 operatori SMTS (Soccorso con Mezzi e Tecniche Speciali) impegnati senza sosta nella ricerca dei dispersi, 15 SEP (Supporto Psico-Sociale) per il sostegno ai parenti delle vittime, ai soccorritori e a chiunque ne avesse bisogno; attivato anche il servizio RFL (Restoring Family Links) per cercare di ristabilire i contatti tra familiari. La CRI è stata vicina agli sfollati dal 15 agosto a fine operazioni, per un totale di 35 giorni circa. E’ stato allestito un campo nell’area immediatamente adiacente al ponte, nel quale sono stati erogati 1346 pasti ai soccorritori, con 412 volontari impegnati. Il lavoro della Croce Rossa è continuato sul territorio anche quando i riflettori si sono spenti, per questo abbiamo deciso di raccontare questi 365 giorni attraverso un reportage scritto e video con le voci, le storie e le emozioni di chi ha beneficiato del supporto della CRI. Sarà visibile a questo link www.cri.it/14-08-2019-ponte-morandi-un-anno-dopo, da domani mattina alle 11.36 (orario del crollo del Ponte Morandi), e che inaugura la sezione “Gli Speciali” del sito istituzionale della Croce Rossa Italiana.
 
“Siamo intervenuti - ricorda Francesco Rocca, Presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa - a distanza di pochi minuti dal crollo con le nostre squadre SMTS (Soccorso con mezzi e tecniche speciali). Il contesto era estremamente impegnativo e difficile: è stato un lavoro faticoso e, devo dire, i nostri soccorritori hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo, accompagnati da una volontà disperata di fare il loro dovere fino in fondo, per 26 ore tra le macerie. E non ci siamo fermati lì. Si è attivata - prosegue il Presidente CRI-IFRC - tutta la macchina dei soccorsi della CRI. Sono intervenute le squadre per il supporto psicologico (SEP), volontarie e volontari che si sono fatti le ossa nelle varie emergenze del nostro Paese. Molto attivi anche i nostri Corpi Ausiliari. Poi c’è stato tutto il lavoro dietro le quinte: abbiamo allestito un campo base noto come ‘Campo Ikea’ che, in quei giorni, ha servito migliaia di pasti ed è stato un punto di decompressione per tutti i soccorritori, non soltanto quelli della Croce Rossa, ma anche delle altre organizzazioni e strutture dello Stato, come i Vigili del Fuoco, la Polizia, i Carabinieri. Abbiamo anche lavorato in favore degli sfollati: anche per loro c’è stato un ‘accompagnamento’ non semplice, perché non c’era soltanto il dolore delle radici strappate, ma anche tanta rabbia. Ogni volta che interveniamo, alla fine vediamo ritornare indietro quello che abbiamo dato. In questi anni lo abbiamo toccato con mano più volte, da L’Aquila ad Amatrice. E il Ponte Morandi non ha fatto eccezione”.
 
Lo speciale si concentra su due straordinarie storie che dalla tragedia conducono alla speranza. Paola Vicini è la madre di Mirko, l’ultima vittima estratta sotto le macerie del Ponte il giorno dei funerali di Stato. “Ho voluto ridare alla Croce Rossa un poco di quello che ha dato a me: abbiamo fatto una raccolta fondi per acquistare qualcosa per il gruppo dei soccorritori. Ho voluto in questo modo ringraziarli, anche se non è niente, per quello che hanno fatto per noi e che continuano a fare”.
 
Antonio Cecala sente al telegiornale del crollo e sa che il fratello era partito con la famiglia (moglie e una bambina) per prendere un traghetto per l’Elba. Non hanno notizie per giorni (i familiari non figuravano nemmeno tra le liste dei dispersi). “Dopo aver ricevuto tanto, ho voluto dare anch’io: oggi sono un volontario della Croce Rossa Italiana”. Presenti anche le testimonianze della Protezione Civile, che ha sottolineato l’efficacia del lavoro di squadra, e il racconto di due sfollati che hanno ricordato come siano stati aiutati nelle fasi di evacuazione. I volontari della Croce Rossa Italiana non hanno mai smesso di essere accanto ai familiari delle vittime, agli sfollati, alla cittadinanza tutta: il reportage oltre a raccontare quanto fatto è un doveroso ringraziamento per il loro operato, un impegno tenace che continua tutt’oggi.

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