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Stefania, la ragazza che fa disegnare chi sta per morire

Negli hospice fiorentini fa disegnare i pazienti che sentono l’esigenza di disegnare, per lasciare una traccia, per lasciare un ricordo della loro vita, per lasciare un messaggio ai propri figli e ai propri nipoti, affinché la loro anima possa continuare a vivere nel tempo

10 giugno 2019

FIRENZE - Alcune persone, prima di morire, sentono l’esigenza di disegnare, per lasciare una traccia, per lasciare un ricordo della loro vita, per lasciare un messaggio ai propri figli e ai propri nipoti, affinché la loro anima possa continuare a vivere nel tempo. E così, a Firenze, i pazienti a fine vita degli hospice San Felice a Ema e Oblate, strutture gestite dalla Asl in collaborazione con File (Fondazione italiana di leniterapia), imprimono su carta i disegni e i collage di quello che per loro è stato importante nella vita. Lo fanno grazie a Stefania Romano, arte-terapeuta dell’associazione La Finestra Onlus e per anni volontaria a File, che passa di stanza in stanza col suo carrellino pieno di matite, pennarelli, forbici, riviste con immagini, carta e cartoncini, tempere e pennelli. Comincia a parlare coi pazienti, cerca di capire le loro ultime volontà e le emozioni che conservano nel profondo per poi aiutarli a plasmarle sotto forma di disegno.
 
Molti pazienti compongono piccoli collage attraverso immagini ricavate dalle riviste, immagini che rappresentano i momenti di svolta della loro vita, gli affetti più importanti, i momenti più belli ma anche l’arrivo della malattia. E poi tantissimi disegni di natura, rose, alberi, prati, vallate, luoghi di rifugio dell’anima. E ancora albe e tramonti. E ancora schizzi dei loro familiari, di famiglie unite. E poi animali, gatti, pinguini, cuccioli di cane, che simboleggiano il bisogno di essere coccolati per andarsene più dolcemente. In tantissimi disegni ricorrono le parole “vita” e “vivere”, a simboleggiare la difficoltà di staccarsi dalla vita e per far realizzare a chi verrà l’importanza di vivere appieno la propria esistenza.
 
“Cerco di utilizzare il potenziale buono delle immagini – spiega Stefania Romano – per creare momenti di rilassamento e benessere, per ripercorrere e condividere ricordi, pensieri, esplorare dimensioni meno conosciute. Utilizzo le immagini interiori dei pazienti per creare in loro un rifugio sereno prima della loro scomparsa, che vogliamo contribuire a rendere più serena, più pacifica. Il disegno è importante perché permette ai pazienti di lasciare una traccia, li fa sentire soggetti attivi e non passivi”.
 
Centinaia i disegni realizzati dai suoi pazienti in questi nove anni di lavoro dentro gli hospice grazie alla sinergia tra la Fondazione File (che collabora alla gestione degli hospice e ha come obiettivo quello di lenire e addolcire le sofferenze dei pazienti giunti alla fine della vita) e l’associazione La Finestra. Tra quelli che Stefania ricorda con più commozione ci sono il collage di una montagna con accanto l’immagine di Padre Pio; la foto di un piatto di pesce a simboleggiare l’estasi delle piccole gioie della vita; un albero tagliato dalla malattia che però torna a fiorire, simboleggiando la continuità dell’esistenza.

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