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Volontariato, Amadori (Ail): è l'espressione dell’umanizzazione delle cure

Con i suoi 50 anni di storia l'Associazione Italiana contro le leucemie vuole scommettere proprio sul volontariato pensando di attivare una Scuola permanente. Il punto nell’incontro “La scelta volontaria. Riflessioni sul volontariato”

17 aprile 2019

ROMA- Settemila i volontari in Italia che donano aiuto alle persone che soffrono e che si confermano il motore di una società che va sempre troppo di fretta per guardare le esigenze delle persone anche più prossime. Con i suoi 50 anni di storia di volontariato alle spalle AIL, l'Associazione Italiana contro le leucemie, con 81 sezioni provinciali e 20mila volontari attivi su tutto il territorio nazionale guarda al futuro e vuole scommettere proprio sul volontariato pensando di attivare una Scuola permanente che possa formare e garantire un ricambio generazionale dei volontari. Proprio per fare il punto su questo percorso di crescita l'AIL oggi ha dedicato a questa tematica un incontro: 'La scelta volontaria. Riflessioni sul volontariato. Dalla vocazione del dono all'esigenza della formazione. Il modello AIL', al quale hanno preso parte vari esponenti del mondo dell'Associazione, economisti, esperti del Terzo Settore, giornalisti che hanno tentato insieme di fornire risposte concrete sul futuro dell'Associazione e dei suoi volontari.
 
Nel corso dell'incontro è stato anche presentato il volume di Alessandra Turrisi, giornalista palermitana che racconta la nascita della sezione AIL di Palermo e le storie delle persone che sono passate da lì. "L'obiettivo di oggi è celebrare la forza di Ail rappresentata dai volontari, persone eccezionali che sostengono il paziente ma anche la ricerca. La donazione gratuita di una parte della propria esistenza al prossimo, cercando di condividere anche i momenti brutti che fanno parte della malattia, è la vera missione del volontario" ha detto a margine della presentazione all'agenzia Dire è Sergio Amadori, Presidente nazionale di AIL.
 
"All'interno di questa relazione si crea un ponte tra paziente, famiglia del malato e il volontario allo scopo di non farlo sentire solo. Questo, a mio avviso, è la vera e concreta traduzione di umanizzazione delle cure dei pazienti affetti da tumore del sangue e non solo. Il vero aiuto ai malati, oltre le terapie innovative che possono essere messe in atto, è far passare il concetto che non si è soli nella malattia. Va rivaluta in pieno la figura del volontario che partecipa direttamente alle sofferenze del paziente", ha concluso Amadori.

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