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Borgo amico delle demenze. L’appello del sindaco: "Non facciamolo morire"

L'esperienza nata in Calabria grazie al modello comunitario di cura messo in piedi dalla RaGi Onlus nel comune di Cicala, in provincia di Catanzaro. Un'attività conosciuta e apprezzata non solo nella regione. Il sindaco, Alessandro Falvo: "I fondi ci sono, troviamoli"

8 aprile 2019

CATANZARO – Paese dopo paese, città dopo città, il “modello Cicala” per la cura delle persone con demenza diventa sempre più conosciuto e apprezzato in Calabria e non solo. Il borgo della presila catanzarese, Cicala appunto, dimostra che le persone con demenza possono vivere a contatto con le comunità locali e sentirsi protagoniste, vive, riconosciute, nonostante la malattia: ne è convinta Elena Sodano, la presidente di Ra.Gi. Onlus che gestisce il centro “Antonio Doria” in quel comune facente parte della rete Dementia friendly community, le comunità amiche delle demenze caratterizzate da una concezione del “prendersi cura” basata sulle relazioni sociali, sull’inclusione, oltre la rassegnazione e la solitudine, oltre la logica dei ghetti.
 
Con Sodano si dice d’accordo anche Rodolfo Iozzo, sindaco di Settingiano, piccolo centro vicino alla città di Catanzaro. Anche a Settingiano, infatti, si ragiona sulla possibilità concreta di fare propria l’esperienza messa in piedi a Cicala: “Mi sono buttato a capofitto in questo progetto che mira alla realizzazione di una rete tra comuni per un sistema di assistenza e di cure sostenibile”, dice Iozzo intervenendo il 30 marzo nel corso di un incontro a Settingiano promosso dall’amministrazione comunale e dalla Ra.Gi. alla presenza di parlamentari, politici regionali e famigliari di persone con demenza. Di più: il sindaco dice di essere già all’opera per l’individuazione di una struttura idonea e per il coinvolgimento di altri Comuni del comprensorio. 
 
Dal sindaco di Cicala, Alessandro Falvo, arriva però l’appello affinché il “borgo amico delle demenze” possa continuare a esistere. Il progetto, spiega Falvo, è partito grazie ai fondi Pac. Quindi, a maggio 2018, la nascita del centro “Antonio Doria”. Il progetto originario, spiega il sindaco, si è ormai concluso, “ma non abbiamo chiuso - precisa Falvo -. Da parte del Comune c’è la gratuità della struttura, mentre da parte della Ra.Gi. c’è la gratuità delle attività, grazie anche ai volontari del servizio civile”. Si cerca di andare avanti, quindi, “nonostante le piccole difficoltà”, mentre con l’assessora regionale alle Politiche sociali, Angela Robbe, prosegue il sindaco, “c’è un continuo scambio di idee per far proseguire il progetto”. “I fondi ci sono, troviamoli. Non facciamo morire una cosa che potrebbe davvero dare lustro alla Calabria”, è l’invito di Falvo. “Io - aggiunge il sindaco di Cicala - ce la metterò tutta. E ringrazio il sindaco di Settingiano che è venuto da noi e ha capito cos’è successo a Cicala”.
 
In effetti, a Cicala qualcosa di nuovo è accaduto. Qui le persone con demenza passeggiano per le vie del borgo in compagnia degli operatori e delle operatrici della Ra.Gi, fanno la spesa, sentono il profumo del pane, ricevono un fiore in dono. E poi l’appuntamento dall’estetista, dal barbiere, la piazza, i giochi. Al centro diurno “Antonio Doria”, le attività sono basate sul metodo “Teci” (Terapia espressiva, corporea, integrata), un metodo sperimentale messo a punto da Elena Sodano e già apprezzato negli ambienti scientifici. Un approccio che dà centralità al contatto corporeo, al valore dell’emozioni, al benessere. “Dobbiamo costruire processi ambientali di inclusione sociale. Perché includere è una nostra responsabilità”, dice Sodano aprendo i lavori del convegno. “Probabilmente - continua Sodano - in Calabria abbiamo sbagliato bersaglio, perché si è dato maggiore peso all’aspetto assistenziale e non all’aspetto esistenziale della malattia. Si è data molta importanza a un modello biomedico che non tiene conto dell’aspetto sociale delle demenze”.
 
“Siamo diventati una voce fuori dal coro”, sostiene ancora Sodano descrivendo l’esperienza di Cicala e ricordando la nascita del centro diurno di Catanzaro, messo in piedi “senza alcun tipo di finanziamento pubblico” e “con tante porte sbattute in faccia”. Infine la richiesta: “Pretendiamo che la componente sociale entri a far parte del tavolo regionale per le demenze”. Un invito condiviso in diretta, dal tavolo dei lavori, da Giuseppe Apostoliti, portavoce del Forum del terzo settore per l’area di Catanzaro-Soverato. Ad ascoltare ci sono parlamentari e politici regionali. Che poi prendono la parola. “Non ci tireremo indietro”, dice Wanda Ferro, deputata in quota Fratelli d’Italia, rimarcando la necessità di individuare risorse da mettere in bilancio in relazione al nuovo patto per la salute, per la presa in carico delle persone con demenze, per sostenere “attività importanti come quella di Cicala”. “Il problema non sono le risorse. Se non abbiamo il coraggio dell’innovazione, non andiamo da nessuna parte”, afferma il deputato del Pd, Antonio Viscomi.  “Siamo di fronte a un’eccellenza calabrese che la politica deve riconoscere”, dichiara a proposito della Ra.Gi. il deputato Francesco Sapia, dei Cinquestelle. “La politica nazionale - aggiunge - deve impegnarsi anche rispetto al piano nazionale delle demenze. Ma pure la politica regionale deve dare il suo aiuto”.
 
Rispetto al tema delle demenze, e più in generale della disabilità in Calabria, “dobbiamo lavorare insieme, ascoltando le persone, e lavorare di recupero, sapendo che l’ultimo piano per il sociale risale al 2007-2009”, dice l’assessora regionale alle politiche sociali Angela Robbe. Che poi definisce l’esperienza di Cicala “un’eccellenza che non può essere messa sotto coperchio”. Rispetto alle risorse per la non autosufficienza, “abbiamo dato una spinta - aggiunge Robbe - e stiamo lavorando per censire i bisogni”. Mentre più in generale, in merito alla grande partita delle politiche sociali, “dobbiamo portare l’asticella più avanti e dobbiamo spingere verso l’attuazione della riforma del welfare, che ci consentirà di guardare con maggiore attenzione ai bisogni”. Il riferimento è alla riforma sulle politiche sociali arrivata in ritardo e ora, dopo la frenata del tar e del consiglio di Stato, è oggetto di discussione in seno alla commissione “sanità e attività sociali” del consiglio regionale. Sulla riforma interviene anche l’opposizione di centrodestra, con il consigliere regionale Baldo Esposito, vicepresidente della commissione sanità, definendola “una lacuna da colmare nell’interesse dei calabresi” e annuncia di avere “pronta una proposta di legge per l’assistenza domiciliare”.
 
Tanta carne sul fuoco, dunque. E tanti propositi. Mentre in sala ad ascoltare ci sono tre donne che vivono sulla loro pelle il dramma concreto e il significato profondo del prendersi cura. C’è Anna, moglie di Elio, che racconta “una malattia che ci attanaglia” e “la lotta continua contro la burocrazia e per risposte che non arrivano”. E c’è Maria, moglie di Luigi, che ricorda in lacrime la rabbia per una diagnosi arrivata tardi, dopo un ricovero di sette mesi in psichiatria. E c’è Gina, che continua a scambiare messaggi nel gruppo whatsapp della Ra.Gi. anche oggi che sua madre non c’è più, immaginando che lei, sua madre, sia ancora lì al centro diurno di Catanzaro. “Mi chiedo perché questo centro debba essere solo alla portata di chi può permetterselo”, continua Gina richiamando il problema di una regione dove i centri diurni per le demenze sono quasi un miraggio e dove da più parti si chiede un sostegno pubblico per consentire alle famiglie di avvalersi di questi servizi. “Dicono che non ci sono soldi, ma se si individuano gli obiettivi sin dall’inizio le cose possono partire”.

di Francesco Ciampa

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