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Anziani. Rosina (Assistenti sociali Piemonte): “Invecchiamento attivo non si realizza in contesti svalutanti”

Secondo la presidente dell’ordine piemontese, “occorre innovare con progettualità condivise con le comunità”. Tra i caregiver, uno su cinque è anziano

22 agosto 2018

ROMA –  In Piemonte gli anziani, così definiti per età anagrafica (dai 65 anni in su), sono il 25,1% della popolazione (dati Istat 2017). Ora, con l’aumentare dell’aspettativa di vita, si distinguono due fasce d’età: gli anziani giovani (quelli fino ai 75 anni d’età) e gli anziani veri e propri. Il 48,7% delle famiglie composte da persone sole sono anziani di 65 anni e più, di cui il 17% delle persone ha un'età compresa fra i 65 e i 74 anni; il 20,7% delle persone fra i 75 e gli 84 anni; l'11,1% persone con più di 85 anni (dati Istat 2015). “L’esperienza di solitudine - afferma Barbara Rosina (presidente Ordine assistenti sociali del Piemonte) -, connotata da profonda sofferenza, non può lasciare indifferenti le istituzioni, i servizi sociali, come neanche i comitati di quartieri, l’associazionismo, i vicini di casa. Diversi però sono i fattori che concorrono, accanto alla solitudine, verso una riduzione del benessere e della qualità di vita delle persone anziane: la crisi economica e lavorativa che ha comportato in diversi casi la fuoriuscita dal mercato del lavoro prima dell’età pensionabile; la configurazione della famiglia come mononucleare (composta cioè da una sola persona); il perpetuarsi di un welfare familistico in cui “i nonni” sono ancora gli unici ad essere da un lato deputati alla cura dei nipoti, dall’altro detentori di un bacino economico di cui ai giovani è negato il raggiungimento”. Per Rosina “occorre agire per individuare progetti volti alla socializzazione, incrementare ruolo attivo dell’anziano nella società tutta (contesti intergenerazionali), incoraggiare protagonismi, non solo legati all’associazionismo, e aumentare le opportunità formative (Life Long Learning)”.
 
“I dati - aggiunge Rosina - offrono una panoramica in grado di orientare le politiche del welfare. Circa un anziano su due soffre di almeno una malattia cronica grave o è multicronico, con quote tra gli ultraottantenni rispettivamente di 59% e 64%. Molti anziani con grave riduzione di autonomia vorrebbero ricevere più aiuti (si parla di ulteriori ausili, attività di cura e domestiche). A supporto di questa particolare fascia d’età, le strutture e i servizi non mancano. Tutti i professionisti nell’ambito socio-sanitario, però, riconoscono la necessità di orientare le persone nel sistema dei servizi perché i loro diritti non vengano lesi”.
 
Rosina sottolinea ancora: “Dobbiamo, inoltre, considerare che tra i caregiver uno su cinque è anziano. Se da un lato gli anziani sono destinatari di aiuto e sostegno, dall’altro ne sono anche fornitori. Sempre di più sarà opportuno valutare non adeguato il welfare familistico, in cui si attribuisce la responsabilità di cura alla famiglia stessa. Soprattutto in situazioni di solitudine presente o potenziale, è necessario che si operi in un’ottica preventiva in cui la collettività tutta diviene il generatore di risposte. Mi riferisco, ad esempio, a soluzioni come gli affidamenti degli anziani soli presso famiglie e adulti. Questo, come altri, è un modo per far diventare la persona anziana membro di una comunità e la comunità stessa in grado di riconoscere, sostenere, accompagnare le persone in difficoltà”.
 
In Piemonte hanno preso corpo progetti interessanti ed innovativi, ne è un esempio “La cura è di casa. La comunità per il benessere delle persone anziane”. Un progetto che si rivolge agli anziani vulnerabili o vicini alla perdita dell’autonomia del Verbano - Cusio - Ossola e di sette Comuni del Novarese.  Il progetto si propone di aiutare le persone anziane ad invecchiare bene a casa propria, migliorando la qualità di vita, offrendo un supporto alle famiglie e alla comunità. L’obiettivo è quello di favorire la permanenza dell’anziano vulnerabile nella propria casa sollevando le famiglie dalla gestione quotidiana della persona attraverso l'erogazione di servizi di socializzazione e accompagnamento, attività motorie, assistenza fisioterapica e infermieristica, supporto psicologico e aiuto nella vita domestica. Interessante la scelta su come sostenere il progetto: i costi infatti sono sostenuti in parte dai partner, per il 46% da Fondazione Cariplo e per un 18% deriverà da raccolte fondi sul territorio destinate ai servizi per gli anziani, da finanziamenti aggiuntivi da bandi pubblici e/o privati. “Si tratta - conclude Rosina - di un esempio di proficua collaborazione tra pubblico, privato, fondazioni, enti, associazioni, società civile che ben rappresenta la necessità di individuare strade innovative che coinvolgano direttamente fin nella definizione delle difficoltà e nell’individuazione delle risorse (personali, economiche, relazionali, tecniche) i diversi stakeholders”.
 

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