SuperAbile






In Sportelli e Associazioni

Notizie


Disabilità e sesso, oltre i tabù. Un progetto mira a creare una nuova cultura sociale

Frutto del progetto che a Lecce coinvolge servizio di consulenza sessuologica Asl, ufficio integrazione disabili dell’Università e ragazzi con disabilità peer educator. Ancora difficile affermare il diritto all’affettività, accanto a quelli allo studio e al lavoro

10 luglio 2018

LECCE - Amore, sesso e disabilità non sono più tabù: è la realtà che da circa due anni sta cercando di rendere concreta il progetto portato avanti da ufficio integrazione disabili dell’Università del Salento e servizio di consulenza sessuologica alle persone con disabilità dell’Asl di Lecce, insieme a studenti universitari con disabilità nel ruolo di peer educator. Un lavoro di ascolto, relazione e accoglienza di tematiche – affettività e sessualità – spesso messe da parte e escluse dai percorsi educativi, soprattutto quelli che riguardano le persone con disabilità. Un lavoro ben riassunto nella pubblicazione “Amore, sesso e disabilità non sono più tabù”, presentata nelle scorse settimane a Lecce durante l’inaugurazione della nuova sede dell’ufficio integrazione disabili dell’ateneo salentino, in via di Valesio presso Studium 6.
 
La pubblicazione rappresenta il ‘cuore’ del progetto, riportando un insieme ben rappresentativo delle domande scaturite su questi temi da ragazzi con disabilità e delle risposte elaborate dai peer educator insieme al team del servizio di consulenza sessuologica Asl. “Abbiamo avviato il nostro lavoro inizialmente come sportello presso la Asl, nella logica di guardare alla globalità dei bisogni, a prescindere dalle disabilità – afferma Massimo Vergari, consulente sessuologo del team-. Abbiamo avuto poi richieste dalle scuole e dagli operatori del terzo settore, così lo sportello è diventato un servizio di consulenza, con un responsabile neuropsichiatra, uno psicologo e una sociologa”. Sulla base di un protocollo d’intesa già siglato con l’ufficio integrazione per le persone disabili dell’Università, è nata l’ipotesi della collaborazione per dare vita al progetto “AbbattiTabù”. “Non si tratta solo di rispondere ad esigenze individuali ma di creare una cultura sociale più ampia su questi temi”, sottolinea Ferruccio Pascali, psicologo del servizio di consulenza Asl, “con un’esigenza, quella di parlare anche di sesso, sentita dagli stessi studenti universitari con disabilità”, precisa Paola Martino, capo ufficio integrazione disabili dell’Università.
 
Su queste basi il progetto “AbbattiTabù” ha provveduto ad installare presso i locali dell’Università 4 cassette delle lettere, simbolicamente disponibili per chiunque volesse lasciare messaggi; è stata messa a disposizione anche una pagina facebook dedicata - gestita dai quattro ragazzi con disabilità peer educator coinvolti e formati nel progetto – per ricevere in forma anonima le domande sui temi di affettività e sessualità e dove vengono pubblicate le risposte, elaborate dal team di consulenza Asl insieme ai ragazzi peer educator. “Sono molti i tabù in realtà ancora presenti, e che emergono nelle domande che abbiamo sintetizzato nella pubblicazione – aggiunge Vergari -. In molti casi i problemi partono dalle famiglie stesse dei ragazzi, che portando con sé la ferita di un figlio disabile tendono ad annullare il genere, come se fossero persone asessuate. Ci si occupa del diritto allo studio, di quello al lavoro, ma questi temi portano con sé qualcosa di ‘strano’, nonostante si cominci a parlare di promozione di quello che è un diritto per migliorare la qualità della vita. Le problematiche poi variano a seconda della storia personale, se la disabilità è presente dalla nascita oppure no, se si tratta di traumi midollari, se si è donne, con il pensiero della propria femminilità e del desiderio di diventare genitori”.
 
La pubblicazione di AbbattiTabù è stata in distribuzione nei circa 20 istituti superiori della provincia di Lecce che hanno aderito al progetto, dove l’intero team – servizio Asl, ufficio integrazione Università e ragazzi peer educator – ha svolto incontri per parlare con gli studenti delle classi quarte e quinte. “Incontri informativi ma anche formativi più approfonditi con studenti, insegnanti e anche genitori – spiega Martino -. E’ molto importante riuscire a parlare e a confrontarsi. I pregiudizi spesso vengono da chi non ha disabilità, verso le persone disabili, ma è rilevante anche come si pone la persona disabile stessa, che può per prima tendere a tirarsi indietro”.
 
Il lavoro del progetto proseguirà, nei prossimi mesi, organizzando anche incontri con gli operatori dei centri socioeducativi e riabilitativi degli ambiti sociali del territorio, che abbiano aderito, e con i familiari interessati. E’ allo studio anche l’idea di allestire uno spettacolo teatrale sul tema. Continua a essere a disposizione su facebook la pagina AbbattiTabù per domande e risposta in forma anonima. (sm)

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati