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Nuove mani per Miriam, il dono di 4 amici in viaggio in Mongolia

Un'esperienza che racchiude tutto: avventura, conoscenza, natura, amicizia ma, soprattutto, solidarietà. È il viaggio-racconto di 4 amici, Marco, Manlio, Luca e Lorenzo partiti nel 2015 in macchina da Roma con pochi soldi e tanto entusiasmo

12 ottobre 2017

ROMA – Un’esperienza che racchiude tutto: avventura, conoscenza, natura, amicizia ma soprattutto, solidarietà. È il viaggio-racconto di 4 amici, Marco, Manlio, Luca e Lorenzo partiti nel 2015 in macchina da Roma con pochi soldi e tanto entusiasmo. Dodicimila chilometri per attraversare due continenti e arrivare in Mongolia. L'obiettivo è doppio. Da una parte, trasferire nel Paese veicoli quali pick-up, van, bus, ambulanze, utili alla popolazione locale per varie attività sociali e professionali; dall'altra raccogliere fondi per dar vita a iniziative in ambito educativo e sanitario in favore delle fasce di popolazione più svantaggiate. L'iniziativa - promossa dalla onlus inglese GoHelp - è chiamata 'Mongolia Charity Rally' e coinvolge partecipanti provenienti da tutto il mondo.
 
Per poter dar vita al loro sogno, i 4 si sono rimboccati le maniche per ben 12 mesi prima della partenza, raccogliendo fondi con campagne nei social network e organizzando serate benefiche a Roma dove venivano distribuite magliette e gadget riportanti il marchio “GengisVan Team”. E la percezione di quella che era diventata la portata del progetto si è avuta da subito: "Ciò che ci ha maggiormente colpito- hanno spiegato i ragazzi- è stato l'interesse che siamo riusciti a suscitare, inizialmente tra i nostri amici, poi tra i conoscenti, fino a coinvolgere un numero sempre maggiore di persone. E quelle che erano inizialmente delle feste tra amici sono diventati eventi partecipatissimi con musica dal vivo, dj-set e performance teatrali".
 
Arriva quindi il giorno della partenza per il GengisVan team. Una lunga traversata, "estenuante, ma gratificante". "I luoghi visitati e le esperienze raccolte rappresentano un vero tesoro nei nostri cuori, oltre ad averci legato ulteriormente come amici". Ma la vera emozione si impossesserà del team una volta giunti a destinazione. La persona che cambierà per sempre la vita dei 4 ragazzi ha un nome: Miriam. L'incontro con questa bambina di appena un anno e mezzo capita per caso: "Mentre parlavamo con i genitori che si erano offerti di ospitarci, Miriam, incuriosita, vene verso di noi per giocare". Quindi la scoperta: "Notammo che la piccola aveva entrambe le mani ustionate. Il padre ci spiegò che la bambina si era procurata quelle ustioni cadendo in una delle stufe che comunemente riscaldano le abitazioni". A tutto ciò si aggiunse che l'ospedale più vicino dove poter ricevere delle cure almeno basiche si trovava nella capitale, Ulan Bator, a 4 ore di distanza da dove i 4 si trovavano.
 
In quel momento che i ragazzi presero una decisione: quello stupido incidente non doveva compromettere per sempre la vita di Miriam. "La prima cosa che decidemmo di fare, una volta tornati in patria, fu di iniziare una raccolta fondi per far operare la bambina in Italia. Organizzammo quindi una mostra delle foto del viaggio scattate da Lorenzo Monacelli, fotografo di professione. La mostra ebbe grandissimo successo in termini di partecipazione e di fondi raccolti, e questo ci permise di avere una buona base di partenza".
 
Il passaggio successivo, fu quello di interessare l'opinione pubblica al progetto, coinvolgendo network, testate e il coinvolgimento di associazioni e onlus. Proprio da una di queste, la “Flying Angels”, - che si occupa provvedere ai viaggi aerei necessari per portare bambini con particolari necessità mediche dai loro paesi, dove non potrebbero ricevere una adeguata assistenza - arriva l'aiuto più consistente.
 
Dopo mesi di trattative e di difficili comunicazioni con la Mongolia, "finalmente nel mese di giugno di quest'anno siamo riusciti a far arrivare la bambina in Italia e a farla operare all'ospedale 'Santa Maria della Misericordia' di Udine", raccontano ancora i ragazzi. Due lunghe operazioni e una nuova vita per la piccola Miriam: "la bambina ora sta bene, si è ristabilita in tempo record e, alla fine di luglio, è tornata a casa insieme al padre".

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