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Giorgio Digrandi, la SM e il kitesurf da seduto: “Il mare e lo sport sono la mia terapia”

Personal trainer e appassionato di surf e sci, nel 2001 ha ricevuto la diagnosi di sclerosi multipla. Oggi è in sedia a ruote e ha ricominciato a praticare sci e kitesurf: “Mi alleno tre ore al giorno per tornare a camminare. Le nuove tecnologie mi aiuteranno: sono molto costose, ma per me sono vita”

10 gennaio 2021

NAPOLI – “Ho due malattie: una è la sclerosi multipla e l’altra è lo sport”, dice sorridendo Giorgio Digrandi, siciliano d’origine e napoletano per amore. Nel 2001 ha ricevuto la diagnosi di sclerosi multipla. All’esordio della malattia la patologia era sotto controllo, ma nel 2011 un peggioramento grave lo ha portato a usare la sedia a ruote. Di colpo il suo mondo, le sue sicurezze e anche il suo lavoro sono sembrate crollare: “All’inizio non ho avuto grossi problemi. Una decina d’anni dopo, però, ha cominciato ad addormentarsi un piede, poi la gamba, fino a quando non sono più riuscito a stare in piedi. Ero disperato, faccio il personal trainer da tutta la vita. Come avrei potuto allenare?”.
La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale, è complessa e ha un decorso piuttosto imprevedibile. “Non ero disposto ad accettare che la SM mi impedisse di fare quello che amavo. E così, con grandissima fatica – perché uno dei sintomi della patologia è proprio quello di avere moltissima stanchezza – ho voluto ricominciare con gli sport che, anche prima della malattia, erano la mia passione: sciare, ma soprattutto il kitesurf, una variante del surf e che consiste nel farsi trascinare da un grande aquilone, il kite appunto. Ovviamente ora uso degli attrezzi adattati, tra l’altro molto costosi perché le attrezzature per persone disabili costano molto, ma molto di più, delle altre”.
Così, grazie all’aiuto di sua moglie e dei suoi amici, si può vedere una vela al largo della costa campana con Digrandi seduto che le dà l’inclinazione. È l’unico in Italia a praticare il kitesurf da seduto e in tutto il mondo sono solo otto. E lui li conosce tutti: si tengono in contatto condividendo la passione del mare. “Sono l’unico con la sclerosi multipla, gli altri sono vittime di incidenti. All’inizio resistevo in acqua solo un quarto d’ora perché mi stancavo subito. Ora che sono allenato posso stare in mare delle ore”. Digrandi si è aggrappato con tutto se stesso alla possibilità di potere, un giorno, camminare di nuovo. E lo sport, l’allenamento, non solo è il suo lavoro – che continua a svolgere anche in sedia a ruote e anche in epoca Covid-19 con lezioni online – ma è anche l’arma principale con cui combatte il senso di fatica, di impotenza e d’immobilità che talvolta prova. Utilizza il movimento come una terapia: come valvola di sfogo, come possibilità di fare esperienza delle capacità che ancora ci sono e del benessere che il mare azzurro e la costa che si apre davanti al suo sguardo gli danno. Mare, ma non solo. Sulle piste trentine, surfa con il suo monosci: “Purtroppo quest’anno a causa del coronavirus non mi sposterò, altrimenti avrei anche surfato su quel mare bianco che in questa stagione offre la montagna”.
Digrandi ogni giorno si allena per circa tre ore con un programma che ha ideato prendendo spunto dagli esercizi imparati dal fisioterapista e dalle sue conoscenze di personal trainer. Ora, però, una nuova possibilità gli si è aperta grazie a uno strumento, ideato da un’azienda tedesca, che aiuta a stimolare i muscoli con degli elettrostimolatori e che gli permette di fare dei passi in autonomia. “Per me questa è una conquista importantissima, quando il mio fisioterapista me l’ha fatto provare non credevo ai miei occhi: ero di nuovo in grado di muovere le gambe. Spero di riuscire ad ottenere questo supporto. Purtroppo come molti altri dispositivi di nuova generazione per persone con disabilità, non è coperto dall’Asl e il costo arriva ai diecimila euro. Ma per me è vita!”.
In attesa che il sogno di stare di nuovo in piedi si avveri, Digrandi continua a lavorare, senza mai mollare e senza alibi: “Conosco moltissimi che quando si ammalano poi si abbandonano al senso di fatica che la sclerosi multipla porta con sé, in un circolo vizioso che li porta ad avere ancora meno energia. Io ho voluto reagire, continuando anche a lavorare. Non nascondo di avere avuto paura: come avrebbero reagito i miei clienti nei confronti di un personal trainer in sedia a ruote? Certo alcuni mi hanno abbandonato, ma molti altri si sono iscritti in palestra e mi sono meravigliato di come il mio insegnamento sia ora più efficace. Probabilmente per due motivi: il primo è che le persone sono molto più attente alle mie spiegazioni perché non posso fare l’esercizio, quindi devono seguire la voce. Il secondo è che, vedendo me seduto, sono spronati a dare il meglio, ricordandosi che la salute è un dono da non dare per scontato”.

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