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Nuoto paralimpico: Francesco Bocciardo, uno dei più grandi talenti azzurri, racconta la sua storia

“Tutti pensano che uno nasca campione in uno sport ma non è così. Il mio percorso è stato lentissimo ma anno dopo anno sono diventato sempre più forte. Il rinvio delle Paralimpiadi è stato inevitabile: vorrà dire che arriverò l’anno prossimo con più grinta e ancora più motivato”

13 luglio 2020

ROMA - È uno dei grandi che contribuisce a fare grande il nuoto paralimpico. Francesco Bocciardo, genovese, classe 1994, è una delle stelle di una Nazionale che, da anni, dà lustro non solo al movimento paralimpico italiano ma, più in generale, a tutto lo sport azzurro. In carriera vanta un oro ai Mondiali di Glasgow del 2015 nei 400 stile libero, un oro agli Europei di Funchal del 2016 sempre nei 400 stile e tre ori agli Europei di Dublino del 2018 nei 200 stile libero, nei 100 rana e nei 4x50 stile libero. A questi, si aggiunge l’oro ai Giochi Paralimpici di Rio 2016 nei 400 stile. “La scelta di avvicinarmi al nuoto è stata una scelta obbligata – racconta – all’età di tre, quattro anni i miei genitori, dietro consiglio della fisioterapista che mi seguiva presso l’ASL di Genova, hanno cominciato a farmi prendere lezioni di nuoto. Il nuoto, infatti, era l’ambiente naturale in cui potessi rinforzarmi e potessi avere benefici. Poi, poco per volta, mi sono reso contro che nuotare mi piaceva e che l’acqua non era il mio secondo ambiente ma il primo. Insomma, mi trovavo molto meglio in acqua che sulla terraferma e quindi ho iniziato a nuotare prima come forma riabilitativa, poi a livello amatoriale e man mano sono diventato sempre più bravo”.
 
“Tutti pensano che uno nasca campione in uno sport ma non è così – confessa – il mio percorso è stato lentissimo. All’inizio, infatti, in acqua ero un pezzo di marmo, oltretutto, non muovendo le gambe, facevo una fatica enorme, tanto da essere, nei primi anni, in assoluto il più lento di tutto il corso. Anno dopo anno, però, sono diventato sempre più forte – prosegue – poi, quasi per caso, sono venuto a conoscenza del mondo paralimpico, in particolare dei Campionati Italiani che si sono disputati nel 2011 a Sori, in Liguria. In quel periodo facevo già gare con in normodotati ma non sapevo che ci fosse un movimento paralimpico. Ho visto i tempi, ho capito che poteva essere una sfida interessante e mi sono voluto buttare. Nel 2011 ho partecipato agli Europei di Berlino, dove ho conquistato la finale e il settimo posto – ricorda – l’anno dopo ho preso parte alle Paralimpiadi di Londra, dove purtroppo non sono riuscito a raggiungere la finale. Anno dopo anno, però, sono migliorato, fino ad arrivare al 2015 e al mio oro primo oro mondiale a Glasgow”.
 
“L’anno successivo sono riuscito a riconfermarmi – aggiunge – i risultati, prima di arrivare, richiedono tempo ed energia. Nella nostra società troppo spesso si pensa che i risultati debbano arrivare in fretta senza sforzo e senza costanza ma non è assolutamente cosi: io ho lavorato anni per arrivare dove sono arrivato. Dal 2016 a oggi non ho fatto altro che continuare a vincere e vincere sempre di più – osserva – quest’anno, poi, ci sarebbero dovute essere le Paralimpiadi di Tokyo. Questo stop, nonostante abbia rappresentato un duro colpo, è stato qualcosa di inevitabile: vorrà dire che arriverò l’anno prossimo con più grinta e ancora più motivato. Credo che nella vita non bisogna avere paura di rischiare – assicura – solo chi non fa nulla non fallirà mai .“Il mio futuro lo vedo positivo, perché alla mia età il futuro deve essere per forza positivo, anche se non deve essere una semplice accettazione del futuro: ce lo dobbiamo creare e dobbiamo creare il nostro destino, prendendo in mano la nostra vita, porci degli obiettivi sempre più grandi e provare a raggiungerli. Anche se non riusciamo a raggiungere determinati obiettivi, se diamo il 110%, dobbiamo essere soddisfatti. In questo periodo invito tutti a non mollare, perché c’è molto da fare, da studiare e da rimboccarci e maniche” (a cura del Cip)

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