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Arrampicata: Alessia Refolo scala la Falesia di Capo Noli, in Liguria

Nuova impresa per la piemontese, che in carriera è stata campionessa italiana, europea e mondiale. “Amo scalare e amo il mare, quindi una scalata a picco sul mare è sempre stato uno dei miei più grandi sogni”

8 luglio 2020

ROMA - Nuova straordinaria impresa per Alessia Refolo, la campionessa paralimpica di arrampicata sportiva, campionessa italiana, europea e mondiale nel biennio 2014/2015. Nata nel 1990 in provincia di Torino, Alessia è sopravvissuta a un neuroblastoma che l’ha colpita da piccola. Una malattia che, purtroppo, le ha danneggiato irrimediabilmente la vista ma non la grande forza di volontà che, da sempre, la contraddistingue. “Penso sia la mia grande forza di volontà a portarmi ad avere successo nella vita – ammette - tanto che grazie alle mie sfide personali affrontate a testa alta e ai miei traguardi raggiunti, sono stata scelta come testimonial dall’associazione Neuroblastoma, dall’Avis e dai Lions”. L’ultima impresa, in ordine di tempo, Alessia l’ha realizzata il 20 giugno scorso in Liguria, presso la Falesia di Capo Noli. Un traguardo studiato da mesi. “Amo scalare e amo il mare – confessa – quindi una scalata a picco sul mare è sempre stato uno dei miei più grandi sogni, un sogno che si è esaudito insieme alla mia guida alpina Davide Enrione. Ho arrampicato su fantastici mono tiri, talmente a picco sul mare, che il mio primo ironico pensiero è stato: ‘Se cado non mi faccio male perché finisco direttamente in acqua’”.
 
Insieme a un team composto da una quindicina di persone, e coadiuvata dal cameramen Gabriele Gugliuzza, Alessia ha affrontato la prima ascesa della giornata verso la vetta: “Sin da subito ho percepito il calore dei raggi del sole sulla pelle che insistenti mi colpivano la schiena, anche se, ben presto, la mia attenzione è stata catturata dalla roccia ruvida sotto le dita, mentre affidandomi al tatto, ho iniziato a ricercare e superare un appiglio dopo l’altro”.
 
“È stato semplicemente bellissimo essere circondata dal profumo della salsedine, per non parlare del costante rumore prodotto dalle onde che si infrangevano sugli scogli. Insomma, tutte sensazioni uniche che mi hanno accompagnata fino in cima, dove ho raggiunto il mio ennesimo traguardo”.
 
“La realizzazione di questa nuova impresa è stata possibile grazie al supporto della mia famiglia e dei miei amici, al sostegno dei miei allenatori e dei miei sponsor, ma soprattutto grazie alla presenza indispensabile della mia guida alpina, Davide Enrione”.
 
Una nuova bellissima avventura per l’atleta soprannominata Barbie Climber, che, non a caso, ha scritto un libro dal titolo: ‘Se vuoi, puoi. Una vita al di là del buio. “Barbie Climber è un soprannome che mi ha dato Lux, la mia prima allenatrice di scalata, e personalmente lo trovo azzeccato, dal momento che ho un fisico minuto; inoltre tale nomignolo dà un tocco di femminilità a questo sport molto duro e faticoso ma per me elegante e aggraziato, due aggettivi in cui mi riconosco”. (a cura del Cip)

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