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Atletica paralimpica: il racconto umano e sportivo di Diego Gastaldi

“Molti vedono in noi che pratichiamo uno sport a livello paralimpico una forza superiore ma non è così, noi siamo persone che si sono trovate in difficoltà e che hanno dovuto costruirsi per superarle”. Gastaldi è anche ingegnere aeronautico: “La tecnologia applicata allo sport permette di migliorare le performance”.

6 luglio 2020

ROMA - Da anni Diego Gastaldi è uno dei pilastri della Nazionale Italiana di atletica paralimpica. Specialista nei 100, 200, 400 e 800 metri, il corridore di Velletri, in provincia di Roma, ha vinto due medaglie di bronzo agli Europei di Berlino del 2018, negli 800 e nella staffetta universale. Prima dell’incidente dell’agosto del 2011, Gastaldi praticava vari sport, dalla pallavolo alle arti marziali. Poi la seconda vita, sportiva e non, e l’approdo all’atletica paralimpica dopo essersi cimentato nel tiro a segno e nel canottaggio. “Molte persone vedono in noi che pratichiamo uno sport a livello paralimpico una forza superiore – racconta – ma non è così, noi siamo persone che si sono trovate in difficoltà e che hanno dovuto costruirsi per superare queste difficoltà. Più che la volontà è fondamentale darsi degli obiettivi – assicura – prima dell’incidente avevo dei traguardi da raggiungere ma subito dopo ho rischiato di diventare pigro, per questo mi sono detto che volevo e dovevo assolutamente ricominciare a fare sport”.
 
“Ho fatto dei tentativi con altre discipline che non mi sono piaciute fino a quando non ho trovato l’atletica, di cui mi sono innamorato perdutamente e che mi ha dato degli obiettivi. La cosa più importante che ho conquistato non sono i titoli ma tutte le cose che ho costruito in questi anni, perché per arrivare a vincere le medaglie ho fatto tantissimo. E’ stato tutto il lavoro che c’è dietro a quelle medaglie la cosa più importante”.
 
Diego Gastaldi è laureato in ingegneria aeronautica: “La tecnologia applicata allo sport e all’attrezzo in particolare permette di migliorare molto le performances di noi atleti – spiega –, tutte le cose di meccanica che ho messo nel mio mezzo sono venute da me e senza i miei studi non sarebbero arrivate. Ho creato un design di guanti che realizzo da me e ho ideato una carrozzina in carbonio”.
 
A proposito del periodo di lockdown, l’azzurro osserva: “Già prima dello stop imposto dalla quarantena mi ero organizzato per potermi allenare da casa. Tutti gli appuntamenti più importanti dell’anno, ovvero Europei e Paralimpiadi, sono stati rimandati all’anno prossimo – prosegue – io mi sto organizzando per disputare gare in giro per l’Italia soprattutto su piste veloci. Purtroppo non posso fare altro. La Paralimpiade la stiamo preparando da quattro anni, anche cinque – aggiunge – dire che sono pronto sarebbe mentire: io ci metto il massimo, non posso metterci più di quello che sto mettendo, di questo sono sicuro. Ai Giochi di Tokyo penso sempre, dalla mattina alla sera”. Un ultimo pensiero per l’amico Alex Zanardi: “E’ una persona straordinaria, sono molto legato  lui – confessa – tutti vogliono bene ad Alessandro, anche solo vedendolo in televisione. Poi, quando hai la fortuna di passare un po’ di tempo con lui, ti senti veramente una persona migliore”. (a cura del Cip)
 
 

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