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Paracanoa: la storia sportiva di Esteban Farias, due volte campione del mondo

L’azzurro ha già in tasca il pass per i Giochi di Tokyo. “Il rinvio dei Giochi è stata una pillola amara da ingoiare. So bene che aspettare un altro anno, per un atleta come me che ha già trentacinque anni, è dura, ma vedremo cosa posso fare”

1 luglio 2020

ROMA - Riparte l’attività sportiva del campione azzurro di paracanoa Esteban Farias. L’italo-argentino ha ripreso ad allenarsi dopo il lungo periodo di stop imposto dalla pandemia di Covid-19. Uno stop che è arrivato quando Farias si trovava a Cagliari per una serie di allenamenti.Due volte campione del mondo in carriera, Farias aveva già in tasca il biglietto per i Giochi Paralimpici Estivi di Tokyo 2020 grazie all’argento iridato ottenuto nella categoria KL1 ai Mondiali del 2019 in Ungheria.“Dal momento che rientro nella lista di atleti di interesse nazionale, ho avuto il permesso da parte della Federcanoa e dal Governo per potermi allenare – osserva l’azzurro – durante il lockdown ho dovuto trovare nuovi modi per mantenermi in forma.Il rinvio dei Giochi è stata una pillola amara da ingoiare – ammette – in quel momento mi sono sentito triste, anche perché mi sono allenato per tre anni con molta fatica e molto lavoro.So bene che aspettare un altro anno, per un atleta come me che ha già trentacinque anni, è dura, ma vedremo cosa posso fare.Un mese senza poter andare in kayak è stato durissimo – confessa – mi mancava stare in mezzo al fiume, in quello spazio aperto. Stare in acqua mi fa sentire bene, libero in mezzo alla natura”.
 
Nel 2009, mentre si trovava in Argentina per visitare la nonna, cadde da un muro dall’altezza di quattro metri e perse l’uso delle gambe.“Nel 2009 avevo ventisei anni – racconta – fino al 2014 non ho fatto nulla, solo riabilitazione. In quel periodo ho preso molto peso, per questo, alla fine, mi son detto che dovevo fare qualcosa.Dopo aver provato vari sport, si avvicina alla canoa e alla Società Canottieri Leonida Bissolati di Crema: “Ho iniziato con l’idea di fare un po’ di sport e migliorare corpo e mente – ricorda – all’inizio è stato strano perché non riuscivo a trovare l’equilibrio.Le prime volte il kayak era molto piccolo, poi sempre un po’ più grande fino a quando, dopo tre anni, non sono salito sulla barca olimpica.All’inizio mi allenavo in piscina, poi, quando finalmente mi sono potuto esercitare sul fiume Po ho potuto compiere un ulteriore passo verso la mia autostima e la mia indipendenza”. (a cura del Cip)

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