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Canottaggio paralimpico: l’azzurra Anila Hoxha racconta il mondo del para rowing e come si è avvicinata a questo sport

“La sensazione di essere in acqua è in assoluto una delle più belle. Dopo l’incidente ho pensato: o me ne sto tutto il giorno a casa davanti alla televisione oppure comincio a cambiare la mia vita, mi adatto e faccio qualcos’altro magari anche più interessante di prima”

25 giugno 2020

ROMA - Da anni Anila Hoxha è una delle atlete di punta della Nazionale Italiana di para rowing. Qualche mese fa è stata uno dei volti e dei corpi di Naked, la campagna fotografica di Oliviero Toscani presentata in occasione del Festival di Cultura Paralimpica di Padova. Nata in Albania, è arrivata in Italia nel 2000 all’età di vent’anni. Portacolori del CUS Torino, gareggia nella categoria PR1. E’ lei a raccontarci le emozioni del canottaggio. “La sensazione di essere in acqua è in assoluto una delle più belle – ammette - confesso che se ancora oggi continuo a praticare il para rowing è proprio per non perdere quella sensazione fantastica. In questi mesi mi è mancata in maniera che non posso nemmeno spiegare. E’ stupendo essere in acqua, nel silenzio, a contatto con la natura ed è stupendo vivere dall’acqua tutte le stagioni che passano. Il mio primo approccio con questo sport è stato subito in barca e mi è piaciuto tantissimo – ricorda – la fatica si è sentita dopo ma ormai mi ero innamorata e non potevo più tirarmi indietro. E’ uno sport duro, di fatica, che alle volte ti mette a durissima prova – prosegue – per gli allenamenti seguiamo programmi federali che vengono leggermente adattati al mondo paralimpico. Devo dire che sono più duri gli allenamenti che la gara in sé, anche perché la gara, tra adrenalina e tutto il resto, sembra un attimo”.
 
“Prima di una gara mi do la carica ascoltando un po’ di musica, poi, quando sono lì non penso più a niente e prima della partenza sento solo il battito accelerato del mio cuore. Per il resto sono solo concentrata a partire al momento giusto e a dare il massimo e poi quello che succede succede. Essere convocata in Nazionale è stata una emozione incredibile – assicura - la prima volta è stata veramente bella e visto che mi era stata data questa occasione ho fatto di tutto per meritarmela, ho dato tutto quello che potevo perché è giusto così. Sono nata in Albania e lì ho le mie radici ma sono venuta in Italia a vent’anni e qui ho tutti i miei affetti – confessa – per questo l’Italia la sento come casa mia. Sono stati tre mesi di allenamenti molto duri, questi appena passati, perché la federazione, attraverso i programmi che ci ha mandato, ci ha fatto allenare molto bene”.
 
Nel 2010 l’incidente d’auto che le ha cambiato la vita: “Ho subito una lesione midollare al livello di L1 con danni permanenti. La mia vita è cambiata ma è stato a quel punto che ho pensato: o me ne sto tutto il giorno a casa davanti alla televisione oppure comincio a cambiare la mia vita, mi adatto e faccio qualcos’altro magari anche più interessante di prima. Insomma, ho pensato che dovevo cambiare mentalità, modo di pensare e ho cominciato a vedere la mia vita non più come la vedevo prima”.
 
“Mi sono approcciata al mondo dello sport a Torino un giorno che stavo facendo fisioterapia e per caso mi sono seduta al remo ergometro – racconta – poi, quando sono salta in barca la mia vita, per quanto riguarda la disabilità, è cambiata, perché lo sport mi ha aiutato tantissimo. Prima dello stop legato al Coronavirus c’era in programma a inizio maggio la qualificazione per le Paralimpiadi – spiega - ci stavamo preparando per sfruttare questa occasione. Ora si è fermato tutto e dobbiamo aspettare un altro anno. Devo vedere il lato positivo di questo e pensare di avere più tempo per migliorarmi e per arrivare all’appuntamento al top della forma – aggiunge – al momento l’obiettivo è quello dell’Europeo di ottobre ma nulla ancora è stato confermato”. (a cura del Cip)

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