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Rugby in carrozzina: passato e presente di questa disciplina nelle parole di Franco Tessari e di Roberto Convito

La visione del tecnico del Padova e della Nazionale Italiana e il coach dei Romanes e vice di Tessari sulla panchina azzurra. Tessari: “Il rugby in carrozzina nasce in Canada per atleti con disabilità gravi ma alla fine diventa lo sport più duro che ci sia, perché è l‘unico sport che prevede scontri pesanti con le carrozzine”. Convito: “È uno sport molto appassionante ed entusiasmante”

24 giugno 2020

ROMA - È uno degli sport paralimpici più affascinanti, in grado di fondere al meglio spettacolo, agonismo e competizione spinta ai massimi livelli. Al momento, nel Campionato Italiano, ci sono sei squadre. Ma nel futuro prossimo il gruppo potrebbe allargarsi a sette. Il rugby in carrozzina, originariamente conosciuto col nome di murderball, nasce in Canada alla fine degli anni Settanta. E’ praticato da persone con tetraplegia o problemi ad almeno tre arti. L’approdo in Italia è recente, come spiega Franco Tessari, coach del Padova campione d’Italia e della Nazionale Italiana: “Nel febbraio del 2011 si è svolta a Lignano la prima manifestazione in Italia di rugby in carrozzina – racconta il tecnico – organizzata dal Comitato Italiano Paralimpico, dall’INAIL, dal CIP Veneto e dal CIP  Friuli Venezia Giulia. Un’amica che lavora all’INAIL mi ha contattato chiedendomi se fossi stato interessato a partecipare a questa tre giorni insieme alla Nazionale Austriaca, venuta a Lignano per partecipare a uno stage. Da allora mi sono appassionato e affezionato al rugby in carrozzina e non l’ho più abbandonato”.
 
“Il gruppo di ragazzi del primo raduno ha formato subito la Nazionale prima ancora che ci fosse un campionato – ricorda – insomma, nel 2011 abbiamo iniziato e nel 2013 eravamo già qualificati per il nostro primo Europeo di Anversa. Un Europeo di grande livello – sottolinea - purtroppo non è andata benissimo ma per noi si è trattato della prima volta e di una delle prime esperienze in ambito internazionale. All’epoca, sulla panchina italiana c’era un coach austriaco. Al momento siamo scorporati dalla Federazione Italiana Rugby anche se abbiamo collaborazioni con club della FIR – osserva – registriamo comunque grande attenzione nei confronti dei nostri tornei da parte del Comitato Veneto della FIR. Il rugby in carrozzina nasce in Canada per atleti con disabilità gravi ma alla fine diventa lo sport più duro che ci sia, perché è l‘unico sport che prevede scontri pesanti con le carrozzine. Per sopportare gli impatti con la carrozzina, quindi, c’è bisogno di tanto allenamento e preparazione, oltre a essere padroni del mezzo. Alle Paralimpiadi di Atlanta del 1996 diventa sport dimostrativo, quattro anni più tardi, a Sydney 2000, entra a far parte ufficialmente del programma paralimpico”.
 
“Ogni tecnico ha il suo metodo di allenamento – sottolinea Roberto Convito, vice di Franco Tessari sulla panchina dell’Italia e tecnico dei Romanes – ogni allenamento si svolge nell’arco di due ore all’interno di un campo di pallacanestro. Dopo una parte dedicata al riscaldamento, si provano molti schemi, perché in questo sport c’è molto tecnicismo, quindi si compongono due squadre da quattro e si svolge la cosiddetta partitella. È uno sport molto appassionante ed entusiasmante. Lo staff è parte fondamentale della squadra, perché anche se i ragazzi sono completamente autonomi c’è bisogno di aiuto all’interno delle palestre. Al momento, nel campionato, ci sono sei squadre: il Padova campione d’Italia, Milano, Vicenza, Verona e due formazioni a Roma. Da poco è nata una settima squadra a Catania. Ci stiamo allargando e stiamo cercando di coinvolgere più persone possibili, anche perché chi si avvicina a questo sport difficilmente poi si allontana”.
 
“È uno sport che prende da varie discipline – spiega Tessari – dal rugby prende le accelerazioni ripetute, dal basket, invece, prende alcuni movimenti come il pick & roll. Ogni squadra deve avere un equilibrio. Ruoli veri e propri ci sono ma devono inserirsi nella logica del gioco. Come rugby Padova dovremo essere a Barcellona per un torneo a settembre ma dubito che si possa fare – aggiunge Tessari – come Nazionale stiamo pensando a un torneo in Polonia ma anche per quello non abbiamo certezza. Non so se potremo prender parte all’Europeo. Al momento non c’è definizione sul luogo. La cosa certa è che è tutto spostato e che bisognerà fare tutta una serie di programmazioni. In questo periodo abbiamo svolto una serie di corsi online con i tecnici e cercato di capire anche le esigenze dei club”. (a cura del Cip)

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