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Nuoto paralimpico: la ripresa delle attività nelle parole di Arianna Talamona e Salvatore Urso

Talamona: “Bisogna capire cosa si può ricominciare a fare ed essere disponibili al cambiamento: dobbiamo vedere il cambiamento come una cosa non necessariamente negativa ma anche come una occasione per crescere e scoprire cose nuove”. Urso: “Un’emozione indescrivibile sentire l’acqua clorata che scorre lungo il corpo”

12 giugno 2020

ROMA - Riparte lo sport italiano, riparte il nuoto paralimpico, una delle discipline di punta del movimento paralimpico italiano, fucina di straordinari campioni. Una disciplina che, da anni, riesce a garantire il giusto ricambio generazionale.
 
Campioni come la varesina Arianna Talamona, due medaglie d’oro ai Mondiali di Londra del 2019 nelle specialità dei 50 farfalla e 200 misti di categoria S5: “Ripartenza vuol dire riorganizzarsi – esordisce la nuotatrice della Polha Varese – è importante capire cosa si può ricominciare a fare ed essere disponibili al cambiamento”.
 
 “Dobbiamo vedere il cambiamento come una cosa non necessariamente negativa ma anche come una occasione per crescere e scoprire cose nuove.  Ho iniziato a nuotare sin da quando ero molto piccola, anche se le mie prime gare risalgono al 2009. Mi piace pensare che sia stato il nuoto a scegliere me, perché è stato il primo sport che ho provato e da quel momento non ho più abbandonato. Stare a contatto con l’acqua mi dà una sensazione di pace – ammette – perché io sono una persona piuttosto introversa e a volte solitaria, quindi stare in un elemento che ti isola dall’esterno è qualcosa che mi permette di riflettere e di stare bene”.
 
 “La mia prima convocazione in Nazionale risale al 2011 – racconta – ricordo che in quell’occasione sono stato sopraffatta dall’emozione: è stata una bella esperienza ma, da allora, ho sicuramente dovuto imparare tanto. La gara più bella della mia vita è probabilmente quella dei 50 delfino ai Mondiali di Londra, perché si è trattato del mio primo oro iridato e per nulla facile – osserva – mi sono confrontata con atlete che avevano tempi simili ai miei e ottenere quella medaglia è stato un grande successo”.
 
Dalle piscine lombarde a quelle partenopee: “Dopo esattamente novanta giorni si ritorna in piscina – racconta il napoletano Salvatore Urso – è stata un’emozione indescrivibile sentire l’acqua clorata che scorre lungo il corpo. Questa lontananza dall’acqua è finalmente terminata – prosegue – e questo giorno così tanto atteso è finalmente giunto”.  “Ora, piano piano, dobbiamo riprendere il ritmo giusto – avverte – nonostante questa stagione sia stata completamente stravolta, dobbiamo recuperare le forze fisiche e mentali per la prossima, che si prospetta intensa e ricca di emozioni”. (a cura del Cip)

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