SuperAbile







Boccia paralimpica: il CT della Nazionale Italiana Giada Zoli ci parla di una disciplina in costante crescita

“La boccia è uno sport inclusivo e integrante delle disabilità più gravi. Collaborare con la FIB presieduta da Marco Giunio De Sanctis,è un motivo di grande orgoglio, ma anche di responsabilità”.

1 giugno 2020

ROMA - Dal 2018 è entrata a far parte della Federazione Italiana Bocce. Da quel momento, la disciplina della boccia paralimpica non ha smesso di crescere e oggi può contare 168 tesserati e 38 società affiliate. A spiegare come si svolge questo sport, le disabilità interessate e come sta vivendo questo difficile periodo è il Commissario Tecnico della Nazionale Giada Zoli: “La boccia è uno sport inclusivo e integrante delle disabilità più gravi, che per diverse ragioni apportano disfunzionalità a tutti e quattro gli arti: si parla quindi di tetraplegia. Nella boccia esistono quattro tipi di categorie miste fra uomini e donne, in cui i giocatori vengono suddivisi in base alla natura della loro disabilità e anche in base a livello della loro funzionalità residua”.
 
“Iniziamo dalla categoria BC1, ovvero giocatori con paralisi cerebrale che hanno una limitata mobilità motoria – spiega – sono in grado di usare mani o piedi per effettuare il lancio della boccia nel campo di gioco. Giocano con l’ausilio di un assistente, che può passare la boccia o aiutarlo negli spostamenti della carrozzina. I BC2 sono giocatori con paralisi cerebrale e con maggiori capacità motorie rispetto ai BC1. Sono in grado di tirare una boccia in campo con maggiore forza e padronanza e competono senza assistente. I BC3 sono giocatori con paralisi cerebrale o disabilità fisiche di origine non cerebrale, come distrofie muscolari a stadi molto avanzati. Presentano disfunzioni locomotorie molto gravi, per cui non riescono a effettuare il lancio della boccia su campo da gioco con nessun arto e si avvalgono dell’utilizzo di una rampa e di un assistente che la muove e la direziona per loro .La BC4 è l’unica categoria che non prevede casi di paralisi cerebrale – osserva - include una serie di disabilità fisiche che provocano disfunzioni locomotorie, come amputazioni multiple o malattie come distrofia muscolare o SLA. Gli atleti possono giocare senza l’aiuto di un assistente”.
 
Per quanto riguarda le attività di questo ultimo periodo, la pandemia di Covid-19 ha costretto il CT Zoli e il suo assistente Mauro Perrone ad allenamenti alternativi: “Ci siamo organizzati con video incontri della durata di un’ora e mezzo. Seppur a distanza, i ragazzi continuano a fare gruppo. Collaborare con la FIB presieduta da Marco Giunio De Sanctis, che tutti sappiamo cosa rappresenti per lo sport paralimpico italiano, è un motivo di grande orgoglio, ma anche di responsabilità”. (a cura del Cip)

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati