SuperAbile







Federico Morlacchi agli studenti: “Sport maestro di vita, cercate sempre di dare il meglio”

In questi giorni il campione paralimpico, oro nel nuoto a Rio 2016 e autore del libro “Nato per l’acqua” in Umbria per incontrare gli studenti nell’ambito del progetto sostenuto dal Cepell “Città che legge”. Ai ragazzi un messaggio chiaro: “La vittoria non è tutto, importanti le esperienze che fai per arrivarci”

4 ottobre 2019

SPOLETO – “Quando sono nato avevano detto che sarei stato malformato, cieco, con ritardo mentale. Ero nato con un femore più corto dell’altro, ma i medici l’avevano messa giù brutta ai miei genitori. Non è andata così. Faccio le cose in maniera diversa, perché la disabilità è una abilità diversa. E la normalità che cos’è? Esiste? C’è sempre qualcosa di stravagante che ci rende unici”. Federico Morlacchi ha detto anche questo agli studenti dell’indirizzo sportivo dell’Istituto commerciale Giovanni Spagna di Spoleto. Li ha incontrati l’altro giorno, invitato nell’ambito del progetto “Città che legge” sostenuto dal Cepell e che ha, in Umbria, Spoleto come capofila. Il nuotatore paralimpico è arrivato dunque anche in veste di scrittore, autore del libro, uscito nel 2017 per Lastaria Edizioni, “Nato per l’acqua”.  Campione plurimedagliato e oro alle Paralimpiadi di Rio 2016, il ventiseienne è subito sceso dal podio puntando dritto a condividere con i ragazzi la bellezza e le soddisfazioni ma anche l’impegno e la forza di volontà che sono dietro a una vittoria. “Leggete 46 le medaglie internazionali ma non leggete delle mazzate che ho preso. E fanno bene le mazzate, sì, aiutano a capire. Proprio per questo mi son fatto tatuare la fenice sulla schiena: per ricordarmi sempre che si risorge, ma per farlo occorre tanto impegno”. Ha ripercorso, con le parole e con due video, i momenti più belli della sua carriera paralimpica che lo ha visto a 15 anni, l’età della maggior parte dei ragazzi presenti, conquistare due bronzi nel nuoto. “Pensavo allora di poter vivere di rendita, ma mi sbagliavo. Bisogna fare sempre del proprio meglio e sapere che c’è sempre da fare meglio, e non dimenticare mai una cosa: la vittoria non è tutto, la cosa più importante sono le esperienze che fai nel percorso per arrivarci”.

Dopo aver voluto parlare ai giovanissimi della rilevanza sociale del movimento paralimpico che “va oltre lo sport”, Morlacchi ha detto di come abbia scritto il libro sulla sua storia proprio per dare forza di rimettersi in gioco a tutti e a chi ha una disabilità. Per fare questo lo sport ha un ruolo fondamentale: “Chi ha scritto la prefazione al mio libro è Luca Pancalli, il presidente del Comitato italiano paralimpico, ed è una delle cose più belle che abbia mai letto. Luca da giovanissimo cadde da cavallo e ha perso l’uso delle gambe ma si è rimesso in gioco nel nuoto e ha conquistato 15 medaglie”. Ha aggiunto Federico Morlacchi a proposito del volume: “Se cercate l’atleta perfetto, non leggetelo il libro”. Il libro lo ha scritto anche “per riconoscenza totale” verso la sua società – la Polha Varese –: i proventi del libro vanno infatti ad essa perché possa continuare a svolgere attività sociali.  

Grande l’interesse e tante le domande degli studenti dell’indirizzo sportivo dell’istituto Spagna: quante ore ti alleni al giorno (“5-6 ore”), quando hai capito che il nuoto era lo sport che ti dava maggiori soddisfazioni, quali emozioni hai provato alla prima medaglia, hai un avversario più difficile degli altri, quali sono i tuoi punti di riferimento (“ho una mamma fantastica”), pensi che dopo farai l’allenatore (“mai”), ascolti musica prima della gara (“no, mi sconcentra”), hai qualche personale scaramanzia (“sono un buffone… mi metto l’acqua in bocca e la sputo come un drago”), è presente il doping nel mondo paralimpico (“non ce ne è tanto, ma c’è”). Ora Federico è in partenza per la vacanza che attende da dieci anni (in Egitto) e poi ricominciano gli allenamenti, con Tokyo all’orizzonte: “Mancano oltre 300 giorni, in mezzo c’è un europeo e un sacco di gare. Credo che ripetere il successo di Rio sarà difficile ma ci proveremo. Siamo forti come squadra, porteremo 4 staffette. Probabilmente sarà la mia ultima Olimpiade, me la voglio godere e voglio prepararmi bene”.

di Elisabetta Proietti

Commenti

torna su

Stai commentando come



Procedure per

Percorsi personalizzati