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Il campione del wheelchair basket: “Il mio sogno è già realtà”

Ascolta musica hip hop, ama il buon cibo e va matto per i film di Quentin Tarantino. Ma soprattutto è uno dei migliori giocatori di basket in carrozzina della storia. Oggi gioca a Porto Torres, in Sardegna, nella squadra finora imbattuta che guida la classifica della serie A

1 marzo 2017

ROMA - Con la nazionale statunitense ha vinto il torneo di basket in carrozzina alle Paralimpiadi di Rio 2016. Medaglia d’oro al quarto tentativo, dopo le delusioni di Atene, Pechino e Londra. Lui è uno dei punti fermi della squadra e uno dei più forti atleti del pianeta. Nato con spina bifida 31 anni fa a Detroit, Matt Scott inizia a giocare da adolescente, continuando al liceo e all’università del Wisconsin. Sale alla ribalta nazionale, il suo volto diventa conosciuto, nel 2007 la Nike lo sceglie per uno dei suoi spot. Si trasferisce a Istanbul, dove passa sette stagioni da giocatore professionista nel Galatasaray prima di scegliere, nell’agosto 2015, la Sardegna. Quella in corso è la sua seconda stagione nella GDS Porto Torres. Lo abbiamo intervistato per il nostro mensile SuperAbile Inail che a gennaio 2017 ha dedicato un'inchiesta proprio al basket in carrozzina.
 
Matt, hai vissuto per anni in metropoli come Detroit o Istanbul. Com’è la vita a Porto Torres?
Il senso di comunità è molto forte in piccole città come Porto Torres: tutti sembrano conoscere tutti e il clima è molto cordiale. Mi trovo molto bene in posti come questo: per me non è il primo, perché già quando ero all’università giocavo in una piccola cittadina nel Wisconsin. Città più grandi sono più caotiche e anche più pericolose, ma credo che la differenza più grande con Detroit o Istanbul stia nella pace della mente che si riesce ad avere in un luogo come questo.
 
Cosa ti piace di più della tua vita in Sardegna?
Io sono una persona semplice e non ho bisogno di molto di diverso da una palestra, un campo da basket e brava gente intorno per vivere bene. Qui sono circondato da tutto questo, sono felice di stare qui. La Sardegna è un posto incredibile, uno dei più belli che abbia mai visto, ma la parte migliore sono le persone che ci vivono: molto ospitali e calde. Adoro svegliarmi ogni mattina e poter godere del sole, del mare, del paesaggio. E poi qui anche il cibo è molto buono, e chi mi conosce sa quanto io ami mangiare bene!
 
Fuori dal campo cosa ti piace fare?
Oltre alla palestra, mi piacciono la lettura, la scrittura creativa e i viaggi. Oltre al mangiare piatti particolari!
 
Ancora il cibo! Bene, cosa ti piace mangiare?
(ride) Beh, qualunque cosa! Ma soprattutto pesce, frutti di mare, anche il sushi. E poi mi piacciono le bistecche e la pizza.
 
Ti piace la musica?
Molto. Ascolto per lo più hip-hop, sono un grande fan del rapper canadese Drake. Ma amo tutta la musica e ascolto una grande varietà di generi.
 
Al cinema?
Vado matto per i film di Quentin Tarantino. “Pulp Fiction” è in assoluto il mio preferito di sempre.
 
La Sardegna è per molti anzitutto terra di vacanza. Tu che ci vivi, dove vai in vacanza quando non ci sono partite? E con chi?
Amo molto viaggiare, vedere posti nuovi, provare cose nuove. Viaggio da solo, con gli amici, con la famiglia, dipende dal tipo di vacanza che sto per fare. A volte cerco l’avventura o l’eccitazione, altre volte mi attrae il valore storico di un luogo, altre ancora ho solo l’obiettivo di rilassarmi.
 
C'è un posto dove non sei ancora andato e che ti piacerebbe visitare?
Sono stato in quasi tutti i continenti tranne che in Africa: ecco, mi piacerebbe molto andarci, prima o poi. In Italia invece vorrei visitare Firenze e la Costiera Amalfitana.
 
Quale è il tuo obiettivo sportivo dopo aver vinto le Paralimpiadi?
Oh, vincere la medaglia d’oro è stato fantastico. Era il mio più grande traguardo e sono molto contento di averlo raggiunto. Ora il mio scopo è andare avanti, continuare a lavorare duro, migliorare come giocatore, aiutare i miei compagni e portare al successo la mia squadra qui in Italia.
 
E il tuo sogno nella vita?
Vivo in una bella isola, pratico lo sport che amo con tutto il mio cuore, gioco nella nazionale più forte del mondo, sono il miglior marcatore del campionato italiano, la mia squadra è in vetta alla classifica, e più importante ancora sono circondato da amici e parenti che mi amano e da sostenitori che mi incoraggiano sempre... Oh davvero, io il sogno lo sto vivendo già.
 
Se dico “famiglia” a cosa pensi?
Non ho una mia famiglia a Porto Torres ma tutti mi trattano come fossimo una grande famiglia. Negli Usa invece vivono i miei genitori, mio fratello e mia sorella.
 
In passato hai definito tua madre “un eroe”.
Un eroe è qualcuno che ammiri per il suo coraggio, i suoi successi, le sue nobili qualità. Mia madre è stata da sempre la mia più grande sostenitrice: l’ammiro molto, è una donna davvero coraggiosa. Tutto quello che faccio è anche per renderla orgogliosa di me.
 
Cosa ti manca degli Stati Uniti?
Oltre alla famiglia, gli amici. Poi alcuni luoghi, alcuni alimenti, le cose legate alla mia storia.
 
Cosa ha portato agli Usa la vittoria a Rio 2016?
Non ho trascorso molto tempo negli States questa estate e subito dopo le Paralimpiadi sono tornato in Italia per iniziare la stagione. Mi auguro però che il successo a Rio abbia cambiato la percezione degli atleti con disabilità in America. Finora nel mio paese siamo stati visti principalmente come persone con disabilità, mentre in altre nazioni, e qui in Italia, io percepisco di essere visto in primo luogo come un giocatore di basket. Ecco, spero che l’oro paralimpico contribuisca a far maturare in tutti i miei connazionali questo sguardo.
 
Cosa può dare la pallacanestro alle persone con disabilità?
Praticare uno sport fa bene al corpo, alla mente e allo spirito, e questo indipendentemente dal fatto che si abbia o meno una disabilità. Per le persone disabili però esso è in particolare una fonte di fiducia: ci regala un obiettivo, ci offre l’occasione di sentirci importanti e di trovare gratificazione.
 
E a te che cosa ha dato la pallacanestro?
Da quando gioco a basket in carrozzina ho viaggiato per il mondo, mi sono fatto molti amici e ho vissuto esperienze che la gente normalmente può solo sognare di vivere. Il basket mi ha dato viaggi, amici, successo, soprattutto mi ha dato fiducia e indipendenza. Si, il basket mi ha dato tutto.
 

di Stefano Caredda

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