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Ricerca: scoperta la Rete neuronale che ci fa provare il dolore degli altri

A permetterlo è una Rete formata dall'incontro dei neuroni della corteccia cerebrale sensoriale e di quelli della corteccia motoria, si chiama "Sinestesia a specchio" ed è un disturbo neurologico che riguarda l'1% dell'intera popolazione mondiale.

5 ottobre 2016

Ricerca: Scienziati italiani scoprono la Rete neuronale che ci fa provare il dolore degli altri.

Provare il dolore degli altri si può. A permetterlo è una Rete formata dall'incontro dei neuroni della corteccia cerebrale sensoriale e di quelli della corteccia motoria. Questa possibilità ha un nome scientifico, si chiama "Sinestesia a specchio" ed è un disturbo neurologico che riguarda l'1% dell'intera popolazione mondiale. A scoprire la causa di questa particolare condizione patologica - che ci fa "sentire" il dolore altrui, come fosse il nostro, associare colori a particolari sensazioni visive, anche se siamo ciechi, o provare stimoli sensoriali particolarmente intensi, se tocchiamo una persona - è stato, nel 2009, un Gruppo di Ricerca formato da Specialisti dell'Ospedale "Fatebenefratelli", dell'Isola Tiberina, a Roma e dell'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISTC).

Lo conosciamo come un artificio letterario, una figura retorica, spesso usata in Letteratura, che consiste nell'accostare termini che appartengono ad ambiti sensoriali diversi. Se scaviamo nella nostra memoria scolastica certo ci torna alla mente il sonetto "Il bove" di Giosuè Carducci, in particolare il suo ultimo verso nel quale il poeta romagnolo parla del "silenzio verde", del "divino pian". A tutti noi è chiaro che un "silenzio" non può essere "verde", ma tutti noi la consideriamo niente altro che una "licenza poetica", un qualcosa, cioè, permesso solo ai poeti, ma che, invece, certo inconsciamente anche noi utilizziamo nel linguaggio comune quando definiamo, ad esempio, un colore come "caldo" o "freddo". Bene questi accostamenti inverosimili, si realizzano, invece, per davvero e portano molte persone a "vedere" il colore del silenzio o a "sentire" il dolore degli altri, come fosse il proprio. Si tratta di una condizione, meglio di un disturbo neurologico, che va sotto il nome di "Sinestesia a specchio", dal greco "syn-aisthanestai", che significa "percepire insieme".

Nei sinestesici, ad esempio, la vista di un quadro fa pensare intensamente ad una musica, oppure l'ascolto di una sinfonia richiama alla mente un colore. Nella storia della Medicina questa patologia è stata studiata anche nel corso della vita di molti artisti, musicisti, poeti, scrittori. Uno dei primi riferimenti al fenomeno, in campo medico, è narrato da un Oftalmologo inglese, nel "Saggio sull'Intelletto di Locke", nel quale lo Specialista racconta la storia di un suo assistito cieco che aveva visioni colorate. Tra i diversi personaggi importanti affetti da Sinestesia a specchio ricordiamo il musicista tedesco Johann Sebastian Bach il quale, nonostante la sua quasi completa cecità, "vedeva" la musica che componeva, proprio grazie alla Sinestesia e la riportava sul pentagramma con la precisione (anche di scrittura) e la maestria compositiva che lo ha fatto - e lo fa tutt'ora - ritenere, a ragione, uno dei più grandi musicisti di ogni tempo.

La Sinestesia è nota da oltre un secolo e mezzo, ma solo molto recentemente (2005) e divenuta oggetto di studio per i Neuroscienziati, grazie alle moderne tecniche d'indagine permesse dalle nuove tecnologie in uso per studiare a fondo il funzionamento del cervello umano come, ad esempio, la PET ed il MEG. Gli Studi hanno permesso di capire che in questa condizione neurologica esiste un'aumentata connessione tra differenti aree cerebrali, deputate ad elaborare le informazioni in arrivo dai diversi organi di senso. Questo porta al mescolarsi di diverse sensazioni, fino a indurre vere e proprie "tempeste percettive". Nella Sinestesia del tocco a specchio, ad esempio, la vista di una persona che viene toccata evoca una sensazione estremamente intensa, fino al punto che vedere infliggere dolore a qualcun altro provoca dolore a sé stessi.

La causa della "Sinestesia del tocco a specchio"

Ma qual'è la causa di questo disturbo neurologico? La risposta viene da uno Studio italiano di alcuni anni fa (2009). A condurlo un Gruppo di Ricerca formato dagli Specialisti dell'Ospedale Fatebenefratelli, dell'Isola Tiberina, a Roma e da quelli dell'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISTC). Si tratterebbe di una Rete formata dai neuroni della corteccia sensoriale e di quella motoria che, entrando in sincronia tra loro, mettono alcuni soggetti nella condizione di capire, perché addirittura lo "sentono" come proprio, il dolore altrui. 

Gli Scienziati hanno usato un magneto-encefalografo (MEG) per studiare l'attività del cervello di un gruppo di volontari mentre questi osservavano la mano di una persona che veniva punta in profondità da un ago. È emerso che la reazione del loro cervello è stata l'innescarsi di un canale di comunicazione tra i neuroni della corteccia sensoriale e di quella motoria. L'osservazione del dolore altrui ha fatto aumentare, in questi soggetti. l'accoppiamento tra le due regioni cerebrali e questo - concludono gli autori del lavoro - sta ad indicare che l'attività di Reti funzionali neuronali, più che di singole aree cerebrali, permette la risonanza empatica con l'altro. Lo Studio è stato pubblicato sulla Rivista scientifica "Journal of Neuroscience".

Fonti:

Le informazioni riportate sono tratte - salvo diversa indicazione -  dal Sito web della Rivista "Focus" (www.focus.it) e dal Sito web dell'Istituto di Ricerca della Coscienza (www.coscienza.org).  

5 Ottobre 2016

 

di a.vitale

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