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Ricerca: Scienziato italiano elabora bioreattore per studiare l'Osteoporosi nello spazio

Si chiama Riccardo Gottardi, è italiano e lavora all'Università di Pittsbourgh (Pennsylvania). E' lui l'ideatore di un bioreattore che permetterà agli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) di studiare l'Osteoporosi ed altre patologie degenerative dello scheletro

13 agosto 2016

Ricerca: Scienziato italiano elabora bioreattore per studiare l'Osteoporosi nello spazio.

Si chiama Riccardo Gottardi, è italiano e lavora all'Università di Pittsbourgh (Pennsylvania). E' lui l'ideatore di un bioreattore che permetterà agli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) di studiare l'Osteoporosi ed altre patologie degenerative dello scheletro. Nello spazio i processi degenerativi ossei subiscono una forte accelerazione così da rendere possibile osservare, in pochi giorni, situazioni patologiche che, sulla terra, richiederebbero mesi o anni di osservazione e di conseguenza sarà possibile valutare, in vitro, l'effetto di alcune molecole terapeutiche. Gli esperimenti medici fanno parte del pacchetto scientifico sui cui lavoreranno gli astronauti della Stazione Spaziale orbitante, oltre a testare tecnologie per l'esplorazione spaziale, ovvero tecnologie in grado di rendere sopportabili le condizioni vitali di un equipaggio in missioni oltre l'orbita terrestre e acquisire esperienze operative per voli spaziali di lunga durata. Lo strumento scientifico ideato dal Ricercatore italiano, presentato il 14 giugno scorso alla Casa Bianca, è stato reso possibile grazie anche al sostegno della Fondazione Ri.MED.

L'Osteoartrosi (o Osteoartrite) è una patologia cronica a carico delle articolazioni ed, in particolare, delle giunture. E' causata da una degenerazione della cartilagine. Quest'ultima è una materia organica che assicura l'elasticità delle articolazioni e il loro movimento fluido. Quando si deteriora, si ha difficoltà a muovere gli arti e dolore dovuto a sfregamento tra le parti di osso. Nei casi avanzati la cartilagine si consuma del tutto, fino a sparire: questo è causa di notevoli problemi e dolori. L'Artrosi è fra le malattie croniche più comuni nella popolazione ed è la causa di disabilità, più frequente nell'anziano. Si calcola che l'artrosi sintomatica colpisca, in Italia, almeno 4.000.000 di persone, producendo costi totali per l'assistenza valutati intorno ai 6,5 miliardi di Euro. Negli Stati Uniti, il costo delle protesi totali per l'anca (50.000/anno) e per il ginocchio (100.000/anno) è valutato intorno agli 1,8 miliardi di Dollari. Inoltre, il 10-15% di tutte le visite ambulatoriali svolte dai Medici di Medicina Generale riguardano l'artrosi. I numeri citati danno l'idea dell'importanza di questa patologia e di quanto sia altrettanto importante studiare (e trovare) soluzioni terapeutiche,  se non risolutive, che siano almeno in grado di migliorare sensibilmente la qualità della vita dei malati.

Lo Studio parte, evidentemente, dall'osservazione del processo di degenerazione ossea legato al manifestarsi ed al progredire della malattia. Poiché tale processo è lento, l'osservazione va protratta per un tempo assai lungo con un grosso dispendio di risorse, anche economiche. Può allora risultare utile effettuare questa osservazione in un ambiente nel quale il processo degenerativo si sviluppi in modo più rapido, ovvero nello spazio, cioè in ambienti di microgravità. E' poi noto che gli astronauti che effettuano missioni spaziali subiscono una perdita di materia ossea e più lunga è la permanenza nello spazio, maggiore è la perita. Per questi motivi, gli astronauti impegnati nelle missioni orbitanti della International Space Station (ISS) sono stati, e saranno. occupati in tutta una serie di esperimenti scientifici per la validazione dell'efficacia di farmaci e terapie che, sulla terra, richiederebbero anni e che invece possono essere osservati nello spazio di qualche decina di giorni. Nei prossimi esperimenti che effettueranno gli astronauti avranno a loro disposizione anche un nuovo strumento, frutto dell'ingegno di uno Scienziato italiano, il Dottor Riccardo Gottardi.

Il Bioreattore

Il Progetto - che ha portato ad ideare e costruire il bireattore, reso possibile grazie anche al sostegno della Fondazione Ri.MED - è stato presentato per la prima volta negli USA a Marzo di quest'anno ed ha vinto un Bando indetto dal CASIS-Center for the Advancement of Science In Space, Ente spin-off della NASA..

Il bioreattore ideato dallo scienziato italiano permette di comprendere l'interazione tra i tessuti delle articolazioni e di sviluppare quindi nuovi trattamenti utili a bloccare, o far regredire, il decorso di patologie degenerative come l'Osteoartrosi e l'Osteoporosi. Uno dei principali ostacoli alla comprensione dei meccanismi di queste malattie e nella ricerca di farmaci che possano ripristinare la cartilagine è, infatti, dato dal fatto che quest'ultima interagisce con altri tessuti dell'articolazione - in particolare con l'osso - e non può essere analizzata separatamente. Il bioreattore ricrea un ambiente fisiologico: un insieme di ossa e tessuti vascolarizzati, in cui si osservano, non solo gli effetti sulla cartilagine e sulle ossa, ma anche gli effetti della reciproca interazione, ovvero come reagisce l'osso quando la cartilagine è danneggiata e viceversa. 

«Il nostro programma» - ha spiegato il Dottor Gottardi - «è piaciuto a CASIS perché l'osteoporosi è uno dei principali problemi connessi alla permanenza nello spazio: anche in soggetti perfettamente sani, quali sono tipicamente gli astronauti, in assenza di gravità si è osservata una rapida e significativa perdita di tessuto osseo, con gravi rischi di fratture e problemi di circolazione se gli astronauti dovessero affrontare un lungo viaggio interplanetario.». «Il bioreattore inoltre è di piccole dimensioni, caratteristica che lo rende utile all'invio nello spazio.». «Si pensi poi - soprattutto - alle ricadute per le applicazioni in ambito clinico sulla Terra: osteoporosi e osteoatrite affliggono centinaia di milioni di persone; il dolore provocato dall'osteoartite tende a cronicizzare e può risultare invalidante, con un impatto devastante sulla vita dei pazienti.».  «Se riuscissimo in un paio di mesi a validare gli effetti a lungo termine di farmaci e terapie, potremmo fare un incredibile balzo in avanti nella ricerca, aiutare moltissimi pazienti e ridurre drasticamente i costi sociali legati alla malattia». 

Fonti:

Le informazioni riportate sono tratte - salvo diversa indicazione -  dalle Pagine Salute del Sito web del Quotidiano La Stampa (www.stampa.it).       

13 Agosto 2016

di a.vitale

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