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Nuove Tecnologie: al "Meyer" di Firenze, in azione il nuovo robot operatorio stereotassico.

L'Epilessia, come altre patologie anche gravi, può dare luogo a forme farmacoresistenti. Si stima che una percentuale oscillante tra il 10 ed il 20% dei 400mila epilettici italiani sia in questa condizione.

5 agosto 2016

Nuove Tecnologie: al "Meyer" di Firenze, in azione il nuovo robot operatorio stereotassico.

L'Epilessia, come altre patologie anche gravi, può dare luogo a forme farmacoresistenti. Si stima che una percentuale oscillante tra il 10 ed il 20% dei 400mila epilettici italiani sia in questa condizione. Quando la forma della malattia è molto grave e non risponde alla terapia farmacologica non resta che intervenire chirurgicamente. E' quello che è avvenuto all'Ospedale Pediatrico "Anna Meyer" di Firenze per una ragazza 17enne, affetta da una gravissima forma di Epilessia farmacoresistente. L'intervento, estremamente preciso, è stato reso possibile grazie all'utilizzo di un nuovo Robot operatorio stereotassico, denominato "Neuromate Renishaw®", entrato a far parte  delle dotazioni tecniche dell'Ospedale fiorentino grazie ad una donazione della "Fondazione Meyer", resa possibile da una Campagna di raccolta fondi lanciata nel 2015..

La farmacoresistenza è un problema serio nell'ambito della terapia medica. Ci sono malattie gravi, come ad esempio alcune forme di Epilessia, che non rispondono alla terapia farmacologica nonostante oggi l'offerta dei farmaci antiepilettici (FAE) sia estremamente larga. In questi casi non resta che l'intervento chirurgico. Si tratta di un'operazione estremamente delicata che richiede professionalità ed accuratezza. Per quest'ultimo aspetto del problema molto può la tecnologia informatica grazie alla quale è possibile realizzare strumenti operatori altamente sofisticati che consentono di unire una maggiore precisione ad una ridotta invasività.

E' questo il caso del robot operatorio stereotassico denominato "Neuromate Renishaw®", entrato a far parte  delle dotazioni tecniche dell'Ospedale Pediatrico "Anna Meyer", di Firenze, grazie ad una donazione della "Fondazione Meyer", resa possibile da una Campagna di raccolta fondi, lanciata nel 2015. Un apparato stereotassico è uno strumento  neurochirurgico "che consente di operare nell'encefalo, quando è necessario raggiungere formazioni situate in profondità, risparmiando le strutture soprastanti e riducendo al minimo la lesione cranica." (Fonte: Dizionario di Medicina Treccani). Il suo primo impiego, in un caso grave di Epilessia farmacoresistente, è stato tentato, con successo, presso l'Ospedale Pediatrico fiorentino.

A decidere di utilizzarlo, per intervenire su di una ragazza 17wenne affetta da una gravissima forma di Epilessia che non rispondeva ai FAE, è stata l'Equipe specialistica guidata dal Dottor Flavio Giordano, coadiuvato dai colleghi Regina Mura, Barbara Spacca e Massimiliano Sanzo, in collaborazione con l'Equipe del Centro di Eccellenza di Neuroscienze dell'Ospedale stesso, diretto dal Professor Renzo Guerrini, con i Neurologi Dottoressa Carmen Barba e Dottor Federico Melani.  

L'impiego del robot operatorio è stato reso possibile soprattutto dagli oltre 700mila donatori che hanno dato corpo, grazie ad un SMS solidale, alla possibilità di rinnovare le dotazioni tecnologiche del blocco operatorio del "Meyer", donando il robot neurochirurgico, un nuovo sistema di neuronavigazione ed un sistema di monitoraggio e stimolazione neurofisiopatologica.

 

L'intervento

La Stereoelettroencefalografia (SEEG), così si chiama l'intervento effettuato al "Meyer", ha permesso l'istallazione di 7 elettrodi intracerebrali in meno della metà del tempo che avrebbe richiesto un casco stereotassico tradizionale. il posizionamento degli elettrodi è avvenuto nelle aree del cervello, che presiedono al linguaggio ed al movimento e la registrazione SEEG ha consentito all'Equipe di Neurochirurghi e Neurofisiologi di definire l'esatta localizzazione dell'area epilettogena su cui intervenire; nonché di individuare, con estrema precisione, le aree cerebrali da risparmiare nell'intervento di resezione, da realizzare a breve.

"Già nella sua prima applicazione" - ha spiegato il Dottor Giordano - "il robot ha consentito di realizzare un intervento molto complesso in modo più agevole, e con maggiore precisione e accuratezza.". "Riguardo alle altre possibili applicazioni, il robot consente di effettuare un ampio spettro di procedure neurochirurgiche funzionali come ad esempio l'impianto di elettrodi per la stimolazione cerebrale profonda (DBS), ma anche procedure neuroendoscopiche, biopsie cerebrali e molte altre applicazioni cliniche e di ricerca". 

Come ha chiarito l'Osservatorio Malattie Rare, in una news sull'intervento: "Il robot stereotassico Neuromate Renishaw®  è un esempio di apparecchiatura elettromedicale avanzata, in cui la meccanica di altissima precisione e l'elettronica di ultima generazione sono state fuse insieme per realizzare un sistema di assistenza al neurochirurgo fondamentale: un braccio guidato da un sofisticato sistema permette il posizionamento e l'esecuzione di interventi neurochirurgici di altissima precisione.". 

"Grazie al software" - ha evidenziato ancora la News - "è possibile, attraverso l'esecuzione di esami TC e RM dedicati, elaborati da Claudio Defilippi, primario della Radiologia, dal Neuroradiologo prof Mario Mascalchi e dal dottor Daniele Di Feo, Coordinatore Tecnici Radiologia, realizzare ricostruzioni tridimensionali precise dell'encefalo del paziente e calcolare con la massima precisione la traiettoria che gli strumenti del neurochirurgo dovranno percorrere e poi, durante l'intervento, rispettare tutta la pianificazione con la massima precisione sub-millimetrica.". "Utilizzando il robot stereotassico in sala operatoria il neurochirurgo ha la possibilità d'intervenire in punti precisi, anche profondi, con precisione, migliorando la sicurezza degli interventi, (riducendo quindi i rischi di "danneggiare" zone non interessate dalle patologie ndr).".

Insomma uno strumento operatorio che - grazie all'utilizzo intelligente delle tecnologie informatiche - riduce di molto l'invasività dell'intervento chirurgico e ne aumenta la precisione, consentendo di raggiungere risultati importanti, in termini di accuratezza dell'intervento.

Fonti:

Le informazioni riportate sono tratte - salvo diversa indicazione - dal Sito web dell'Osservatorio Malattie Rare (www.osservatoriomalattierare.it). 

5 Agosto 2016

 

 

di a.vitale

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