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Disabilità e sport: andare oltre si può. Le 39 medaglie degli atleti paralimpici italiani.

Edizione dei Giochi Estivi Paralimpici, si è svolta a Rio De Janeiro. Oltre 4.000 atleti, di 161 Paesi del mondo, 23 discipline sportive (quest'anno, per la prima volta, sono entrate la canoa ed il triatlon). I nostri atleti hanno conquistato in totale 39 medaglie.

19 settembre 2016

Disabilità e sport: andare oltre si può. Lo dimostrano gli undici giorni di gare delle Paralimpiadi di Rio De Janeiro.

Lo sport è provare ad "andare oltre", per misurare i propri limiti. A dimostrarlo ancora una vota stanno le Paralimpiadi che, ogni quattro anni, seguono i Giochi Olimpici. Quest'anno la XV Edizione dei Giochi Estivi Paralimpici, si è svolta a Rio De Janeiro. Oltre 4.000 atleti, di 161 Paesi del mondo si sono affrontati, dal 7 al 18 Settembre scorsi, nelle 23 discipline sportive previste (quest'anno, per la prima volta, sono entrate la canoa ed il triatlon). I nostri atleti hanno conquistato in totale 39 medaglie, regalando agli spettatori di Rio e a quelli televisivi italiani, che in decine di milioni li hanno seguiti, una performance eccezionale. I giochi hanno concretizzato i valori fondanti dello sport paralimpico: coraggio, determinazione, ispirazione ed eguaglianza, ma ancora di più hanno dimostrato che lo sport può abbattere le barriere, superare le differenze e mostrarsi per quello che effettivamente è: non solo un'attività salutare per il corpo, la mente e lo spirito, ma anche il mezzo attraverso il quale atleti e atlete disabili possono dimostrare che tutto è possibile, tutto è superabile e soprattutto che non bisogna vergognarsi della propria disabilità.

Le Paralimpiadi di Rio De Janeiro sono appena terminate è la bandiera dell'Italia, nella cerimonia di chiusura di Domenica 18 Settembre, è passata di mano: da quelle di Martina Caironi (una medaglia d'argento nel salto in lungo e una d'oro nei 100 metri piani) a quelle di Beatrice (Bebe) Vio (una medaglia d'oro nel fioretto individuale e una di bronzo nel fioretto a squadre). In questi Giochi i nostri atleti paralimpici hanno mostrato di essere un gruppo coeso, di saper mettere le proprie performance personali al servizio della squadra portando così a casa, in totale, 39 medaglie: 10 d'oro, 14 d'argento e 15 di bronzo.

E' stato entusiasmante e questa XV Edizione delle Paralimpiadi ha dimostrato quanto proprio lo sport sia importante non solo dal punto di vista della salute fisica, ma anche da quelli della salute mentale e spirituale di chi lo pratica, normodotato o disabile che sia. La bandiera paralimpica - con i tre agitos colorati in campo bianco  - ha sventolato per undici giorni nel cielo di Rio ed è entrata nelle nostre case portando vigore agonistico e voglia di vincere, ma anche forza morale e di riscatto sociale. "Dove non arriva il corpo, arriva la mente, dove non arriva la mente, arriva lo spirito", recita il motto paralimpico, e tutti gli atleti e le atlete in gara lo hanno dimostrato concretamente. Ma c'è stato di più, a partire dalla cerimonia di apertura.

Quando i bambini cerebrolesi del Progetto brasiliano "Bota No Mundo" ("Stivale nel Mondo") sono entrati nel Maracanà, il tempio mondiale del calcio, portando la bandiera paralimpica, con le tre gocce coreane (corpo, mente e spirito, appunto) e camminando nelle scarpe speciali indossate dai loro padri e nonni, inventate per permettere anche a loro di giocare al calcio, lo Stadio è esploso in un applauso scrosciante ("vietato stupirsi, necessario appassionarsi", ha detto Lorenzo Roata, durante la telecronaca della cerimonia, con la voce rotta dall'emozione). Poi sono iniziate le gare e abbiamo visto i calciatori ciechi che lanciavano assist precisi e inquadravano lo specchio della porta, come se la vedessero davvero; gli atleti del salto in alto e del salto in lungo che arrivavano a misure olimpiche, con disarmante semplicità e senza apparente sforzo psico-fisico, e quelli delle altre discipline atletiche; dai ciclisti su strada; ai nuotatori e a tutti gli altri e le altre.

Ma c'è stato di più. C'è stato il cuore del mondo. Un cuore pulsante che batteva forte e diceva, in tutte le lingue della terra, che non bisogna vergognarsi della propria disabilità, ma, al contrario, farne un punto di partenza, di forza, un puntello per cominciare una nuova vita, piena di possibili soddisfazioni.

L'abbiamo detto, la squadra paralimpica italiana è stata grande. Ma non solo nelle gare. Ogni atleta, infatti, nelle interviste a fine gara, non ha parlato solo di sé, della sua fatica e della gioia di avere vissuto quell'esperienza, ma ha incitato i tanti disabili del nostro Paese, soprattutto i giovani, a non stare chiusi in casa, ad uscire, a fare sport, perché molte sono, oggi, le possibilità e molti i lati positivi di una scelta simile. Perché con lo sport tutti noi possiamo rendere visibile - e soprattutto possibile - quello che spesso si dice: niente è impossibile, tutto è superabile.

Martina Caironi, campionessa mondiale, italiana, europea, e paralimpica di atletica leggera, e Monica Contrafatto - militare italiana ferita in Afganistan e decorata, amputata di arto inferiore - che ha iniziato a correre proprio per avere visto, in televisione. la Caironi vincere l'oro nei 100 metri piani a Londra 2012 -  oro e bronzo nella finale paralimpica dei 100 metri piani, hanno detto insieme, a fine gara, rivolgendosi ai molti disabili italiani che le seguivano: "Lo sport ti libera, uscite dalla tana, andate oltre". E le 39 medaglie conquistate dall'Italia hanno dimostrato che "andare oltre" si può, che non esistono barriere di nessun tipo, perché lo sport le può abbattere, che non ci si deve vergognare della propria disabilità e che forse, presto, anche il suffisso "para" ora ancora davanti alla parola Olimpiadi sparirà, facendo si che anche le barriere linguistiche cadano perché lo sport è uno, chiunque lo pratichi.

Paralimpiadi di Rio 2016: due curiosità.

Uno dei simboli Olimpici e Paralimpici più importanti è rappresentato dalla fiaccola, che arriva nella città ospitante i Giochi per accendere il fuoco paralimpico che arderà per tutta la durata della Manifestazione. La fiaccola olimpica e quella paralimpica sono apparentemente uguali, ma così non è. Sono, infatti, state costruite insieme e quando sono chiuse sono simili. Una volta aperte, però, si rivelano differenti: la fiaccola dei Giochi Paralimpici di Rio 2016 ha linee sinuose e profili curvi, simbolo degli alti e bassi della vita dell'atleta paralimpico. Ha forma quadrangolare perché si riferisce ai quattro valori paralimpici: coraggio, determinazione, ispirazione ed eguaglianza, valori che sono scritti, in caratteri Braille, sul manico della fiaccola (Fonte: www.disabili.com).

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Le medaglie paralimpiche di Rio 2016 non sono diverse tra loro solo per il colore ed il valore del metallo di cui sono fatte, ma anche per il loro suono. Si perché ogni medaglia ha un suono diverso che dipende dal numero delle palline d'acciaio con le quali sono riempite: 28 per l'oro, 20 per l'argento e 16 per il bronzo. Si tratta di una novità di questa Edizione dei Giochi che ha permesso anche agli atleti non vedenti saliti sul podio, che evidentemente non possono vederle, almeno di ascoltarne il tintinnio.  

19 Settembre 2016

 

di a.vitale

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