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Al Policlinico "San Matteo", di Pavia, sperimentata una cura per la Leucemia Promielocitica Acuta

La "Leucemia Promielocitica Acuta" può colpire bambini ed adulti di tutte le fasce di età e rappresenta il 10% delle Leucemie Mieloidi Acute. E' una forma di neoplasia del sangue a rapida progressione che, in Italia, colpisce - ogni anno - dai 5 ai 10 bambini ed in passato era causa di un alto tasso di mortalità, ma dalla quale, oggi, si può guarire.

27 settembre 2015

Salute: al Policlinico "San Matteo", di Pavia, sperimentata una nuova cura, a base di arsenico, per la "Leucemia Promielocitica Acuta".

La "Leucemia Promielocitica Acuta" può colpire bambini ed adulti di tutte le fasce di età e rappresenta il 10% delle Leucemie Mieloidi Acute. E' una forma di neoplasia del sangue a rapida progressione che, in Italia, colpisce - ogni anno - dai 5 ai 10 bambini ed in passato era causa di un alto tasso di mortalità, ma dalla quale, oggi, si può guarire. Normalmente combattuta con cicli di chemioterapia viene ora affrontata anche con una terapia combinata a base di Acido trans-retinoico associato ad un derivato dell'elemento chimico Arsenico, il Triossido di arsenico. Questa terapia - studiata per la prima volta nel 2013 da Ricercatori dell'Università di Roma "Tor Vergata", insieme a quelli del Policlinico "San Matteo", di Pavia - è stata recentemente sperimentata su di una bambina di 14 anni, affetta da questa rara forma di Leucemia e ricoverata presso il Reparto di Onco-Ematologia dell'Ospedale pavese. L'esperimento ha dato buoni risultati.

Ne sono colpiti ogni anno in Italia dai cinque ai dieci bambini. Si tratta di una rara forma di neoplasia del sangue nota come "Leucemia Promielocitica Acuta". Questa patologia tumorale è - come spiega il Portale "Italia Salute" in una News sull'argomento - "caratterizzata dall'accumulo nel sangue di cellule bianche (leucociti) in stato immaturo chiamate promielociti.". "Di solito i leucociti si riproducono in forma ordinata e controllata all'interno del midollo osseo; in caso di leucemia invece, queste cellule continuano a dividersi ma non maturano e pertanto non sono in grado di funzionare come leucociti normali, causando un maggior rischio d'infezione e di emorragie."."Il gran numero di cellule immature che invade il midollo osseo impedisce la formazione di cellule ematiche normali.". "La mancanza di globuli rossi e piastrine in numero e qualità normale, comporta un'aumentata incidenza di anemia ed ematomi.".

Fino a poco tempo fa questa neoplasia - che ha la caratteristica di progredire velocemente ed è causa di un'alta percentuale di decessi - era combattuta con la somministrazione di un derivato della Vitamina A, denominato Acido trans-retinoico, associato a cicli di chemioterapia. Questo aveva fatto abbassare il numero dei decessi. Nel 2013, però, il Professor Francesco Lo Coco, Ematologo dell'Università "Tor Vergata" di Roma - in collaborazione con gli Ematologi del Policlinico "San Matteo", di Pavia - aveva sperimentato, in diversi Studi clinici, la possibilità di una cura  che vedesse la  combinazione di Acido trans-retinoico e Triossido di arsenico (un derivato dell'Arsenico), evitando di ricorrere alla chemioterapia che - come è noto - è fonte di effetti collaterali anche gravi. Questi Studi erano stati pubblicati sul "New England Journal of Medicine", una delle più prestigiose Riviste mediche internazionali.

L'esperimento del Policlinico "San Matteo", di Pavia

Il lavoro dei Ricercatori guidati dal Professor Lo Coco è stato recentemente ripreso ed approfondito da uno Studio italo-tedesco, coordinato dagli Specialisti dell'Università romana di "Tor Vergata", che ha dimostrato come sugli oltre 160 volontari malati seguiti, la sopravvivenza a due anni di quelli che avevano assunto la nuova combinazione è pari al 98%, contro il 91% dei soggetti a cui era stata somministrata la chemioterapia.

Ma sul fronte della lotta a questa rara forma leucemica arriva ancora un'altra buona notizia. Per la prima volta in assoluto la terapia studiata dal Professor Lo Coco e dal suo Gruppo di Ricerca è stata sperimentata su di una bambina di 14 anni, colpita dalla malattia e ricoverata presso il Reparto di Onco-Ematologia dell'Ospedale pavese. L'esperimento ha dato buoni risultati.

Insieme agli Studi effettuati questo ulteriore risultato dimostra che - attraverso terapia mirate - è possibile colpire questa aggressiva forma di tumore del sangue riconvertendo le cellule staminali tumorali, senza dover dare luogo agli effetti collaterali causati dalla chemioterapia. Questa acquisizione teorico-pratica potrà certamente essere molto utile per una sua eventuale applicazione su altre forme tumorali, fino ad oggi ancora contrastate con la chemioterapia.

Fonti:

Le informazioni riportate sono tratte - salvo diversa indicazione - dal Sito web di "Italia Salute" (www.italiasalute.it). .

 

27 Settembre 2015

 

di a.vitale

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