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Associazione italiana afasici. Impariamo a conoscere l’afasia

Diverse sono le associazioni che aiutano i sordociechi a superare le difficoltà quotidiane dovute alla loro condizione, grazie agli ausili che le nuove tecnologie informatiche mettono a disposizione

12 novembre 2020

In Italia i sordociechi sono 189mila, il 65% donne. Ben 108mila di loro sono confinate in casa, non essendo in grado di provvedere autonomamente a sé stesse a causa anche di altre disabilità presenti: il 51,7% ha anche una disabilità motoria, 4 su dieci evidenziano anche danni permanenti legati alla insufficienza mentale e a disturbi comportamentali. Questi alcuni dato del rapporto ISTAT intitolato: ”La popolazione italiana con problemi di vista e udito”, reso noto nel 2016 e voluta dalla Lega del Filo D’Oro, l’associazione onlus di Osimo impegnata, dal 1964, sul fronte dell’assistenza, educazione, riabilitazione e reinserimento familiare e sociale delle persone con questa doppia disabilità. Sembra impossibile restituire loro il mondo che non possono né vedere, né sentire, ma la pazienza e la tenacia possono farlo e gli ausili che le nuove tecnologie informatiche e non solo mettono a disposizione danno una grossa mano.

Non poter parlare eppure riuscire ad essere ascoltati, non poter vedere né sentire. E’ questa la vita dei quasi 200mila sordociechi italiani. Diverse sono le associazioni che aiutano i sordociechi a superare le difficoltà quotidiane dovute alla loro condizione. Tra queste c’è la Lega del Filo D’Oro di Osimo (Ancona) che dal 1964 opera in loro favore anche con operatori specializzati nella particolare riabilitazione a cui questi disabili devono essere sottoposti per riacquistare un minimo di contatto con il mondo. Tra i mutamenti importanti per la qualità della loro vita c’è la legge n. 107/2010 che riconosce la sordocecità come disabilità specifica e unica. Ciò vuol dire che il sordocieco civile effettua una sola visita per il riconoscimento della sua invalidità e percepisce, in unica soluzione, le due indennità (di comunicazione e di accompagnamento) nonché le due pensioni di cieco civile, parziale o totale, e per sordità civile.

Ma un altro mutamento importante riguarda gli ausili e qui giocano un ruolo importante le nuove tecnologie. Basta un giocattolo, un odore, un banalissimo sensore e uno smartphone. A vincere una sfida impossibile è oggi il lavoro di specialisti e di tecnologie relativamente semplici. C’è, per esempio, una APP che trasforma qualsiasi smartphone in un’efficace interfaccia tra persone sordocieche e chi li circonda, restituendo a vite segnate dal bisogno una sorprendente autonomia. A sviluppare l'applicazione è la Smarted, startup nata dal NAC - Laboratorio di Cognizione Naturale e Artificiale dell’Università Federico II, di Napoli, che in collaborazione con la Walden Technology  ha realizzato quello che in gergo si chiama uno Speech-Generating Device (SGDs), cioè un dispositivo per la produzione vocale. Di tecnologie assistive nel campo della riproduzione vocale ce ne sono decine, eppure il sistema concepito dalla Smarted promette di compiere una piccola rivoluzione. Il Walden Personal Communicator (Wpc) prende, infatti, il meglio della tecnologia esistente e lo rende più potente e più facile da usare.

Comunicazione alternativa.
I sistemi di “Comunicazione Aumentativa e Alternativa” aiutano le persone con gravi disabilità nel linguaggio orale, non solo sordociechi ma anche persone affette da particolari disturbi della sfera cognitivo-comportamentale, ad interagire con gli altri. Questi sistemi sono sostanzialmente di due tipi: o sono basati sulla produzione vocale attraverso sintetizzatori (Sgds), oppure si basano sullo scambio funzionale di immagini stampate su carte (Picture Exchange Communication System - Pecs): il disegno di un gioco per dire che si ha voglia di giocare, di una persona o di un’azione per chiedere di qualcuno o di fare qualcosa.

Ci sono poi gli schermi per parlare con mani e odori. Il software realizzato dal team di Smarted supera i limiti dei due sistemi attuali traghettandone il meglio su quanto di più familiare possa esserci in un mondo digitalizzato: gli schermi intelligenti di smartphone e tablet. Il “vocabolario” dell’APP, disponibile su piattaforma Android, non si limita alle sole immagini ma mette il telefono in comunicazione con oggetti tangibili. Un pupazzo, modellini, forme, qualsiasi cosa purché “aumentata” da una comunissima etichetta Nfc (Near Field Communication), una sorta di adesivo che tagga e trasmette informazioni ai dispositivi riceventi. Un bimbo sordocieco potrà riconoscere un pupazzo tastandolo con le mani, avvicinarlo a una tavoletta (la superficie di un tablet) e trasmettere il messaggio al telefono del caregiver sul quale apparirà quel pupazzo o anche il messaggio vocale “giochiamo insieme?”. Ma si possono sfruttare anche gli odori. Piccoli campioncini profumati diventano così altrettanti messaggi da trasmettere alle persone vicine. E così questa tecnologia trasforma anche l’oggetto più banale in un interruttore in grado di dare luce al mondo.

Possono essere utili anche i PC, attivando una App che aumenta la grandezza dei caratteri e interviene su colori e contrasto. Ci sono PC che utilizzano la sintesi vocale ed altri che trasformano in Braille i testi che appaiono sullo schermo. Ma c’è anche il disabile con residuo visivo, che può utilizzare alcune App collegate a normali device. Nel mondo di Apple il programma utile si chiama Zoom, mentre in quello Windows abbiamo Zoom text, per ingrandire e contrastare sia un documento in Word sia una pagina Internet e la visione può essere personalizzata con i comandi sulla tastiera.  

Ma la tecnologia è solo un pezzo del cammino, la parte più importante la fanno le persone. avendo di fianco operatori che sanno usare delle tecnologie e che, anzi, le costruiscono insieme alla persona disabile. Bisogna conoscere in profondità il mondo, per molti versi imperscrutabile, delle persone con deficit percettivi e cognitivi molto complessi come la sordocecità anche solo per immaginare delle possibili azioni d’intervento e, al tempo stesso, è necessario padroneggiare codici, linguaggi e potenza computazionale delle tecnologie digitali per immaginarne declinazioni in grado di restituire porzioni di mondo a chi ne sarebbe rimasto escluso.

Fonti: Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Il Mattino


Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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