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Nuove tecnologie: una APP per decidere le terapie del tumore alla prostata

L'applicazione permetterà di individuare con precisione i malati che hanno realmente bisogno di un intervento e consentirà di evitare operazioni inutili a coloro che, invece, non corrono rischi immediati

12 novembre 2020

Un’APP speciale per capire come trattare il tumore alla prostata. Il Dipartimento di Urologia della Erasmus University Medical Center, di Rotterdam (Olanda), sta lavorando alla realizzazione di uno strumento tecnologico capace di produrre stime accurate sull’aggressività della malattia. La APP permetterà di individuare con precisione i malati che hanno realmente bisogno di un intervento e consentirà di evitare operazioni inutili a coloro che, invece, non corrono rischi immediati. La App è una delle novità emerse dal 93° Congresso Nazionale Siu (Società Italiana di Urologia), svoltosi di recente a Roma.

Il carcinoma prostatico è una neoplasia che colpisce, in Italia, 37 mila persone ogni anno, provocando 7 mila morti. La prostata è una ghiandola delle dimensioni di una castagna presente nell’organismo maschile, collocata anteriormente al retto. Svolge un ruolo importante per le funzioni riproduttive, produce e secerne il liquido seminale, ed è influenzata dall’azione degli ormoni. Il tumore alla prostata è una formazione di tessuto costituito da cellule che crescono in modo incontrollato e anomalo all’interno della ghiandola prostatica ed è diventato il cancro più frequente nella popolazione maschile dei Paesi occidentali.

Nel trattamento del tumore prostatico si utilizzano, oggi, divere tecniche. Una di queste è la prostatectomia, ovvero l’asportazione chirurgica radicale della prostata. Spesso però questa neoplasia si presenta in una forma non molto aggressiva, che si localizza e cresce lentamente. In questo caso – anche in considerazione dell’età del malato – si preferisce non intervenire chirurgicamente e, invece, tenere il quadro clinico sotto controllo.

In questo frangente può essere utile la tecnologia, come ha dimostrato una comunicazione scientifica - tenuta dagli scienziati del Dipartimento di Urologia della Erasmus University Medical Center, di Rotterdam (Olanda) – durante il 93° Congresso Nazionale SIU (Società Italiana di Urologia) svoltosi, di recente, a Roma. Comunicazione con la quale è stata presentata una applicazione tecnologica (App) in grado di stabilire, con precisione, chi deve, necessariamente, sottoporsi alla prostatectomia, evitando così operazioni chirurgiche inutili a coloro che, invece, non corrono rischi immediati.

La App
L’applicazione, già sperimentata su 14.380 malati, si rivela uno strumento utile a coadiuvare efficacemente la diagnosi degli specialisti. L’App tiene conto di parametri già normalmente considerati in questi casi: età, livelli di Psa, caratteristiche della malattia, dettagli della biopsia, fattori genetici. Il cancro della prostata è una delle principali cause di morte negli uomini. Ma la sopravvivenza in Italia a dieci anni è pari al 90% e circa il 70% dei malati non corre alcun pericolo immediato.

"Negli ultimi 10 anni” - ha spiegato il Professor Walter Artibani, Segretario Generale della SIU - “ad un numero crescente di questi pazienti (in Italia circa 26 mila persone) è stata data la possibilità di entrare in protocolli di sorveglianza attiva, piuttosto che essere trattati immediatamente.”. “E per sorveglianza attiva intendiamo che i pazienti continuano ad essere monitorati e sottoposti a test, con il trattamento che comincia solo se e quando la malattia dovesse dare segni di sviluppo.".

Di qui l’importanza di portare a termine in tempi rapidi il progetto GAP 3 per la realizzazione di un nomogramma, a cui stanno lavorando i ricercatori olandesi: "Si tratta di un progetto con un impatto clinico potenzialmente molto importante” – ha chiarito il Professor Francesco Porpiglia, Responsabile dell’Ufficio Scientifico della SIU e Ordinario di Urologia dell’Università degli Studi di Torino – “Inquadrare correttamente il paziente a basso rischio permetterà di evitare interventi inutili e consentirà di concentrare le risorse operatorie per i pazienti con malattia più aggressiva.".

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web del Quotidiano Repubblica

Immagine tratta da pixabay.com

di U. F.

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